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Contro lo «hate speech» in rete: il caso Honey Maid

Honey Maid - This is wholesome

Il 10 marzo l’azienda americana Honey Maid, che produce cracker e biscotti di farina integrale e miele, ha lanciato lo spot e la campagna in rete «This is wholesome», con lo hashtag #thisiswholesome (agenzia Droga5). «Questo è sano, salutare» – dice l’azienda – riferendosi ai suoi prodotti, ma anche a una varietà di famiglie contemporanee che non ricadono nello standard della coppia bianca eterosessuale: lo spot mostra infatti un padre single, due padri gay, una famiglia multietnica, una punk-rock. Continua a leggere

Lui si gira, la guarda e le grida in faccia: «Uh, ma che cessa!»

Ragazzo manga cattivo

Da mesi le chiacchiere mediatiche sul turpiloquio, l’aggressività verbale e il cosiddetto hate speech si sprecano. Di solito lo sciocchezzaio più frequentato addossa le colpe a Internet, al Web, a Facebook. Come se la rete favorisse il “linguaggio dell’odio”, lo rendesse più facile (perché l’aggressore si nasconde dietro l’anonimato) e lo rendesse più pesante (perché se non guardi in faccia la tua vittima, è più facile colpirla). Casca a fagiolo l’episodio che mi ha raccontato Lucia (nome inventato), 22 anni, terzo anno di Scienze della comunicazione. Continua a leggere