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SpotPolitik: la prima recensione non si scorda mai

È uscita oggi sul Corriere della sera, firmata da Maria Antonietta Calabrò, che ringrazio, la prima recensione di SpotPolitik. Perché la «casta» non sa comunicare, da ieri in libreria.

SpotPolitik cover

Tranquilli: non ammorberò il blog con tutte le recensioni che riceverà il libro e le presentazioni che ne farò in giro. Ma la prima recensione è pur sempre… la prima. Perciò arrossisco mentre la linko, ma insomma eccola: 😀 (clic per ingrandire)

Maria Antoniettà Calabrò, “McLuhan aveva torto: nei discorsi dei politici serve più sostanza”

Hillary e San Suu Kyi in prima pagina: solo vestiti e zuppe?

Abbiamo già discusso qualche giorno fa di un certo provincialismo dei media e della rete italiana. In questo periodo – va detto – è più giustificato che in altri, data la crisi economico-finanziaria e la centralità dell’Italia per la tenuta dell’euro.

Però mi disturba e deprime ugualmente il fatto che soltanto il Corriere, la Stampa e il Messaggero diano rilievo in prima pagina alla notizia dell’incontro storico a Rangoon, in Birmania, fra il segretario di Stato americano Hillary Clinton e il Nobel per la pace Aung San Suu Kyi: era dal 1955 che un segretario di Stato americano non andava in Birmania, la Clinton ha annunciato le condizioni per cancellare le sanzioni economiche occidentali al governo birmano e l’incontro dà il via a un riassestamento importante in area orientale, specie rispetto alla Cina. Mica poco.

E mi disturba e deprime due volte il fatto che l’incipit del pezzo di Marco Del Corona sul Corriere della sera (ciò che appare in prima pagina, appunto), parli dei vestiti e delle acconciature delle due signore: «Entrambe in blusa chiara, entrambe con i capelli raccolti», mentre il titolo della Stampa parli di «zuppa storica». Più adeguato è solo il Messaggero, che parla di «storico colloquio».

Lo so che poi negli articoli interni le cose vengono spiegate per benino, ma la prima pagina mostra le scelte valoriali di fondo, ciò che una testata seleziona «per vendere di più».

Perciò non mi resta che chiedermi: quando la finiranno, i principali quotidiani italiani, di trattare i lettori come mentecatti provinciali e pettegoli, che pensano le donne solo come apparenza estetica e cucina?

Il Corriere 2 dicembre 2011

La stampa 2 dicembre 2011

Il Messaggero 2 dicembre 2011

Vasco: un bicchiere di verità in un mare di comunicazione

A febbraio pubblica il video della canzone «Eh… già», il giorno del suo 59esimo compleanno: appare grasso, invecchiato, coi capelli radi arruffati, dimostrando un coraggio estetico che avevo apprezzato (vedi Il corpo di Vasco).

In giugno, dopo il concerto a San Siro in cui non pareva in forma smagliante per un dolore alla spalla, annuncia: «Mi dimetto da rockstar… Questa è l’ultima tournée. Magari farò dei concerti all’improvviso, ma uno a 60 anni non può più fare la rockstar…» (vedi «Vasco Rossi: mi dimetto da rockstar»).

Dopo il ricovero a Bologna, a fine luglio comincia a usare i social media come un pazzo: non passa giorno senza che le sue dichiarazioni su Facebook finiscano in prima pagina sui maggiori quotidiani.

Prima ritratta le «dimissioni», dicendo che sono i media ad aver frainteso; poi dice che ha il «mal di vivere», soffre da anni di depressione e tira avanti a furia di psicofarmaci; poi minimizza; poi arriva l’attacco a Ligabue, sempre su Facebook, dove anticipa un’intervista a Red Ronnie – anche lui chiacchieratissimo dopo la collaborazione con Letizia Moratti – in cui definisce Ligabue «Un bicchiere di talento in un mare di presunzione».

Infine, ieri pubblica l’elenco dettagliato degli psicofarmaci che prende. In contemporanea, esce un’intervista sul Corriere a Mario Luzzato Fegiz, in cui parla della macchia nera nel polmone – che non è un tumore, ma «non sanno cos’è» – e dice di non sopportare il silenzio di Ligabue, che non reagisce alle sue provocazioni. Sempre ieri, esce anche un’intervista a Ernesto Assante su Repubblica, in cui dice che non c’è nessun piano dietro tutte queste esternazioni – ma va? – perché lui ha solo deciso di sfogarsi ed è persino imbarazzato da tutto il clamore.

Piaccia o non piaccia Vasco, non importa. A lui e al suo staff va senza dubbio riconosciuta la professionalità con cui stanno gestendo un piano di comunicazione multimediale (stampa, televisione, radio, sito internet, YouTube, Facebook), per rilanciare l’immagine di Vasco, rinforzare la comunità dei fan, promuovere un bel numero di nuove attività:

  1. a fine agosto uscirà il suo nuovo singolo, I soliti;
  2. al Festival di Venezia sarà presentato un docufilm su di lui, Questa storia qua;
  3. ieri sera è andata in onda su RaiUno alle 23.30 L’Ape Regina, una video poesia scritta dal figlio Luca e recitata da lui;
  4. c’è in programma una nuova canzone scritta da lui per Fiorella Mannoia, La luna, uno spettacolo di danza, L’altra metà del cielo, con tredici sue canzoni, che andrà in scena alla Scala di Milano l’anno prossimo;
  5. altro che leggi QUI.

Fra l’altro, il nostro quasi sessantenne sta dimostrando di usare Facebook in modo fantastico. Perché gli viene bene? Perché è l’ambiente giusto per esprimere il fragile ma persistente equilibrio fra autenticità personale (che c’è, i suoi fan la sentono bene) e abilità comunicativo-mediatica che ha sempre contraddistinto Vasco.

L’Ape Regina