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Non serve a niente se un Ministero fa la predica

«Quando bevi spegni il motore, perché la vita è sempre UNA. Anche se hai bevuto», dice il Ministero della salute in un annuncio apparso sulla stampa quotidiana in questi mesi estivi (io l’ho visto su Repubblica) (clic per ingrandire):

Ora, a parte la banalità del mostrare uno stereotipo dei presunti effetti dell’alcol (la visione doppia) per ricordare che la vita è UNA anche se si vede doppio, vale la pena sottolineare che la formula «predicozzo» è il modo più inutile di rivolgersi a coloro che, statisticamente, sono più a rischio di incidenti stradali per aver bevuto alcol. Chi sono questi?

Secondo il rapporto ACI-Istat 2010, in generale sono i giovani tra i 20 e 24 anni, che per entrambi i sessi registrano i valori assoluti più alti di decessi per incidente stradale. Per gli uomini sono fasce colpite anche quelle tra i 25 e i 29 e quella tra i 30 e i 34. La fascia 20-24 è anche quella in cui si registra un picco nel numero di feriti.

Inoltre, secondo l’ultima indagine «Gli italiani e l’alcol. Consumi, tendenze e atteggiamenti in Italia» dell’Istituto Doxa, Osservatorio permanente sui giovani e l’alcol, i ragazzi tra i 13 e i 24 anni che consumano bevande alcoliche sono circa il 70%. Bevono di più i maschi (76% contro un 63,6% delle femmine); a partire dai 16 anni fino ai 19, poi, i consumatori di alcol salgono sensibilmente (per la ricerca dei dati, ringrazio Lisa Malagò, che sul tema ha fatto una tesi di laurea).

Detto questo, mi chiedo: che senso ha che un Ministero faccia una predica sul non bere a ragazzi fra i 20 e 24 anni, soprattutto maschi? Quando mai si è visto che qualcuno (specie giovane) smetta di bere solo perché un Ministero (autorità percepita come lontanissima o inesistente) gli dice di non farlo? E che senso ha fare la predica su pagine di giornali che i giovani tendenzialmente non leggono? Nessuno. È semplicemente un modo di mostrare ai lettori dei maggiori quotidiani nazionali (adulti e anziani, statisticamente meno a rischio di incidenti) che il Ministero della salute è bravo e buono, perché si preoccupa almeno di nominare il problema.

Non scrivere messaggi quando guidi!

Gli incidenti stradali sono determinati da tre fattori principali: l’infrastruttura stradale, il veicolo e l’errore umano (ne avevamo già parlato QUI).

Negli ultimi anni diverse ricerche americane, europee, e ora finalmente anche italiane, hanno identificato in particolare nella distrazione la causa fondamentale di errori per chi guida un veicolo.

La distrazione è definita dal National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) «una deviazione di attenzione dal compito primario, che è quello di guidare, a causa di altre attività visive, cognitive, uditive, o biometriche».

Secondo la «Ricerca demoscopica sui comportamenti alla guida» pubblicata quest’anno dalla Fondazione Ania, la distrazione alla guida porta a queste conseguenze:

  1. I tempi di reazione di chi guida e nello stesso tempo usa un dispositivo elettronico si riducono del 50%.
  2. A una velocità di 110 km orari chi parla al cellulare fa 14 metri in più prima di fermarsi.
  3. La distanza di arresto diventa di 39 metri se si guida col cellulare (8 metri se si usa l’auricolare o il kit vivavoce).
  4. Usare un dispositivo elettronico abbassa la soglia di attenzione rendendola simile a quella di chi guida con un tasso alcolemico di 0,8 g/l.
  5. Per chi parla al cellulare il rischio di fare incidenti aumenta di 4 volte.

Dunque non c’è cosa peggiore, per il rischio di incidenti gravi, che mandare sms mentre stai guidando.

A questo proposito la compagnia telefonica statunitense AT&T ha avviato da alcun mesi una campagna di sensibilizzazione e prevenzione dal titolo «Don’t text while driving», che comprende un documentario di 10 minuti e diversi spot.

Il documentario


Gli spot

Lo spot con gli attori di Melrose Place

Pronto? No che non mi disturbi, sto guidan…

Gli incidenti stradali sono determinati da tre fattori principali: l’infrastruttura stradale, il veicolo e l’errore umano.

Negli ultimi anni diverse ricerche americane, europee, e ora finalmente anche italiane, hanno identificato in particolare nella distrazione la causa fondamentale di errori per chi guida un veicolo.

La distrazione è definita dal National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) «una deviazione di attenzione dal compito primario, che è quello di guidare, a causa di altre attività visive, cognitive, uditive, o biometriche».

Secondo la «Ricerca demoscopica sui comportamenti alla guida» pubblicata quest’anno dalla Fondazione Ania, la distrazione alla guida porta a queste conseguenze:

  1. I tempi di reazione di chi guida e nello stesso tempo usa un dispositivo elettronico si riducono del 50%.
  2. A una volocità di 110 km orari chi parla al cellulare fa 14 metri in più prima di fermarsi.
  3. La distanza di arresto diventa di 39 metri se si guida col cellulare (8 metri se si usa l’auricolare o il kit vivavoce).
  4. Usare un dispositivo elettronico abbassa la soglia di attenzione rendendola simile a quella di chi guida con un tasso alcolemico di 0,8 g/l.
  5. Per chi parla al cellulare il rischio di fare incidenti aumenta di 4 volte.

In concomitanza con l’uscita della ricerca, la Fondazione Ania ha lanciato la campagna «Pensa a guidare» (agenzia McCann Erickson Italia), che ci accompagna da alcuni mesi.

È la prima campagna italiana per la sicurezza stradale che cerchi (lontanamente, molto lontanamente) di allinearsi con quanto fanno da anni i governi e le istituzioni di molti paesi nel mondo (dagli USA alla Francia, dall’Austrialia al Regno Unito), per mettere in guardia le persone dai disastri di morte e gravi menomazioni che può produrre una minima distrazione alla guida di un veicolo.

All’estero le campagne mostrano immagini molto esplicite delle conseguenze di incidenti stradali (sangue, funerali, disperazione): abbiamo visto l’anno scorso un video inglese che fu girato assieme ai ragazzi delle scuole superiori del south Wales e che da noi non passerebbe mai (vedi Comunicazione sociale e realismo inglese).

La campagna «Pensa a guidare» si ferma cinque passi in qua. Ma è sempre meglio di niente.

Questi gli annunci stampa/affissioni (clic per ingrandire):

«Pensa a guidare» annunci stampa e affissioni

Questi gli spot: (Per inciso: nota le differenze. Quello sul telefonino, che riguarda tutti, è il meno esplicito. Quello sul rossetto non solo è il più esplicito, ma finisce su una carrozzina… A te le considerazioni).