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L’influenza suina un anno dopo

Il 22 luglio 2009 scrissi «A chi giova l’influenza A (o suina, o H1N1)», in cui riprendevo un paio di articoli dal blog di Marcello Foa, uno del 25 aprile 2009 (il giorno dopo i primi casi in Messico), l’altro del 19 luglio 2009.

In entrambi gli articoli Foa individuava un allarmismo mediatico analogo a quelli a cui avevamo già assistito, negli anni scorsi, per la mucca pazza, la sars e l’aviaria. Inoltre si chiedeva – e io con lui – a chi potesse giovare tale allarmismo. A questo proposito lo stesso 22 luglio Maurizio Ricci scriveva su Repubblica: «Virus A, affari d’oro per Big Pharma. Il vaccino vale 10 miliardi di dollari».

Pur non essendomi mai piaciuto il cospirazionismo – in cui però Foa non cadeva – mi sembrava già chiaro ciò che poi si è verificato. Ma era altrettanto chiaro che, poiché anche l’OMS aveva garantito per la serietà dell’allarme, non ci si poteva fare più nulla: con la salute delle persone non si scherza e dunque il principio di precauzione imponeva ai governi di fare quel che hanno fatto, e cioè acquistare e distribuire i vaccini.

Allora pensavo pure che ci saremmo vaccinati tutti. Invece né io né molti altri l’abbiamo fatto, e milioni di vaccini sono finiti al macero o chissà dove.

Infine diedi qualche spunto per una tesi di laurea triennale e una magistrale, da preparare una volta che la questione fosse chiusa. Ebbene, la tesi triennale è arrivata, ed è talmente buona che ho deciso di pubblicarla.

La settimana scorsa Daniela Moroni ha discusso una tesi triennale dal titolo «L’influenza suina nella stampa italiana. Studio semiotico di un allarme visivo». Così la presenta nell’introduzione:

«Questo elaborato non ha la pretesa di stabilire se i giornali abbiano rappresentato obiettivamente il fenomeno dell’influenza suina, o se abbiano contribuito a creare una sorta di isteria collettiva da H1N1: non possiamo né legittimare né smentire la lettura corrente di questo accadimento del mondo. Con gli strumenti semiotici infatti non abbiamo modo di verificare direttamente la corrispondenza fra ciò che viene affermato e gli stati del mondo: la semiotica si occupa non della verità come corrispondenza fra discorso e realtà descritta, bensì di come il discorso possa produrre un effetto di verità, o di realtà (Barthes 1968), in virtù della sua costruzione.

Il quotidiano quasi sempre veicola un sapere presentandolo come un sapere oggettivo, ‘vero’, adeguato alla realtà. L’oggettività però (Greimas 1983, trad.it.: 108) è solo un effetto di senso: le componenti soggettive fanno parte integrante di qualsiasi discorso.

Indagheremo dunque i meccanismi alla base della costruzione della notizia, per mostrare come questo evento è stato percepito, selezionato, strutturato e riferito all’interno dei giornali.

Nella prima parte di questa tesina viene esposto il tema dell’influenza suina da un punto di vista scientifico: vengono brevemente passate in rassegna le origini della malattia, i veicoli di trasmissione, i sintomi, il pericolo di pandemia e i metodi di sorveglianza dell’influenza in Italia.

La seconda parte è centrata sulla vicenda dell’influenza suina vista come macronarrazione, la cui struttura discorsiva si compone di attori, tempi e luoghi. Vengono perciò presentati i protagonisti della narrazione giornalistica, ripercorse le tappe della diffusione del virus H1N1, e si espongono i criteri che hanno orientato la trasformazione della “suina” da accadimento del mondo a notizia.

Viene infine mostrato il trattamento subito dall’evento mediatico suina nei due quotidiani italiani presi in considerazione: il Corriere della Sera e La Repubblica.»

Puoi scaricare qui il pdf della tesi di Daniela Moroni: «L’influenza suina nella stampa italiana. Studio semiotico di un allarme visivo».

Questo è l’Indice della tesi.

Questa è l’Appendice 1, che contiene le immagini degli articoli cui Daniela ha fatto riferimento (attenzione: pesa 54,5 MB).

Questa è l’Appendice 2, che con un grafico mostra le diverse quantità di articoli apparsi sulle due testate da aprile 2009 a gennaio 2010.

La comunicazione sull’influenza H1N1

Fra i peggiori esempi di comunicazione pubblica istituzionale degli ultimi anni, c’è quella sull’influenza H1N1 gestita dal Ministero della Salute.

Confusione e continue contraddizioni hanno caratterizzato le dichiarazioni del viceministro Ferruccio Fazio fin da quando, a fine aprile, si è cominciato a parlare della pandemia (ne abbiamo discusso QUI).

Per ricordare solo le ultime: il 29 ottobre Fazio ha annunciato che «L’Italia con la Spagna è il Paese col maggior numero di casi di influenza A: 380 ogni 100mila abitanti», ma solo il giorno dopo ha ricordato «il carattere leggero di questa influenza, dieci volte meno aggressiva di quella stagionale» (QUI i comunicati stampa del ministero).

È chiaro che, sulla base dei numeri, puoi dire tutto (o quasi) e il contrario di tutto. Ma se lo fai, ottieni due risultati, in alternanza o combinazione: allarmismo (proprio quello che si vorrebbe evitare) e/o sfiducia nelle istituzioni sanitarie (dal viceministro ai medici di base). Non a caso, ora l’Italia oscilla fra il panico ingiustificato (pronto soccorso intasato, telefonate al medico per un nonnulla), e lo scetticismo («io non mi vaccino», «è la solita bufala mediatica» e così via).

Sull’inattendibilità delle dichiarazioni di Fazio ormai proliferano le battute, come testimonia la vignetta di Vauro (clic per ingrandire):

vauro influenza A

A peggiorare la situazione, il ministero ha messo il camice bianco a Topo Gigio e gli ha affidato l’incarico di dare agli italiani le istruzioni su come prevenire il contagio: lavarsi spesso le mani, starnutire in un fazzoletto di carta da gettare subito via, eccetera.

Come dire: il vostro medico è un pupazzo animato. Oppure: il ministero vi tratta, grandi e piccini, come foste bimbi piccoli. O ancora: vi ricordate quant’era bello lo Zecchino d’oro? Pensate a quello e scordate la pandemia.

Ho confrontato lo spot italiano con quello di altri paesi (europei e non): siamo gli unici ad aver fatto una sciocchezza del genere, per giunta sommata alla confusione di Fazio.

Ma prima di mostrare l’esito dell’impietoso confronto, annuncio che cerco tesi di laurea (triennale e/o magistrale) su tre possibili filoni: (1) un’analisi linguistico-semiotica delle dichiarazioni di Ferruccio Fazio; (2) un’analisi comparata di alcuni spot, europei e non; (3) un’analisi comparata di diverse campagne governative per la prevenzione dell’influenza H1N1. Corpus e metodologia saranno definiti a ricevimento.

Lo spot italiano (questo il sito www.fermailvirus.it):

Lo spot francese (dal sito: www.pandemie-grippale.gouv.fr):

Lo spot irlandese (dal sito: www.swineflu.ie):

Infine, per uscire dall’Europa, lo spot canadese (dal sito www.fightflu.ca):