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Proraso prende in giro gli italiani (specie maschi)

Lo spot «Il barbiere degli italiani», realizzato da White, Red and Green per Proraso, ci dà un’altra dimostrazione – dopo Sisal – di quanto sia difficile per la pubblicità italiana fare leva sui concetti di nazione, patria e bandiera.

Gli italiani riescono a pensarsi come nazione solo ridendo di sé, – devono essersi detti quelli di White, Red and Green – e noi gli diamo l’ironia che vogliono. È così che si prende in giro il «capofamiglia», perché «tutte le decisioni importanti» che prende riguardano al massimo dove appendere un quadro, e manco lo fa da solo; si ironizza sull’amore della «bellezza in tutte le sue forme», con un marito/fidanzato che, passeggiando con la compagna, si volta a guardare un’altra e viene preso a borsettate; si sbeffeggia la moda come «nostra bandiera», perché si riduce a una sfilata di panni appesi; si sorride sull’«idea tutta nostra dell’economia di mercato», che coincide col mercato delle erbe, e sul fatto che «restiamo giovani a lungo», mostrando un adulto viziato da mamma; si conclude infine con un tizio dal barbiere, che ha la faccia un po’ beota ma oh come si sente bello, perché ogni scarrafone è bello al barbiere suo.

Lo spot è impeccabile, nel senso che è adatto al target maschile, generalista e un po’ agé a cui si rivolge. Ma l’ironia è amara, perché tocca tutti i temi più gravi della crisi attuale: dai bamboccioni alla questione femminile, dalla crisi del made in Italy all’economia stracciona. Un altro specchio triste – come quello di Sisal – dell’Italia che siamo.

L’ironia abusata

Gli esempi di pessima comunicazione politica che abbiamo visto ieri confermano, per l’ennesima volta, l’abuso che sui media oggi si fa della parola «ironia».

L’ironia è una figura retorica complessa, raffinata. Ma tutti vi si aggrappano senza sapere davvero cosa sia, e lo fanno quasi a casaccio, spesso per scusarsi di una gaffe o fingere che ci fosse chissà quale proposito intelligente e irrisorio dietro a comportamenti in realtà grossolani e volgari.

Per sapere tutto sull’ironia, ti consiglio il libro di Marina Mizzau, L’ironia. La contraddizione consentita, Feltrinelli, Milano, 1984. Purtroppo non è più acquistabile, ma lo trovi nelle migliori biblioteche civiche e universitarie.

Nel frattempo puoi collegare il post di ieri a ciò che avevo detto sull’abuso della parola «ironia» nella puntata del 2 dicembre 2009 della trasmissione Fahrenheit condotta da Loredana Lipperini. Sono solo 3’25”.