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Poliziotti amici o nemici?

Qualche giorno fa mi scrive Giulia, mia ex studentessa di disegno industriale, chiedendomi di dire qualcosa sul calendario 2011 della Polizia di Stato, perché lo trova «scandaloso» e «agghiacciante».

Vado a studiarmi il calendario e scopro che è curato dall’Ufficio Relazioni Esterne e Cerimoniale della Polizia di Stato, ma è realizzato dagli studenti di fotografia della quarta e quinta classe dell’Istituto professionale di Stato per la Cinematografia e la Televisione “Roberto Rossellini” di Roma, con il coordinamento didattico e tecnico dei professori Maria Teresa Marano, Riccardo Pieroni, Antonio Fiorenza e Stefania Paniccia.

Osservo le immagini: l’intenzione è chiaramente quella di umanizzare la Polizia, mostrandola in situazioni di aiuto, conforto, solidarietà coi cittadini, oltre che di scontro e intervento. Gli uomini e donne della Polizia sono fotografati sorridenti accanto a giovani, bambini, donne, a loro volta sorridenti e amichevoli nei loro confronti.

Anche le parole confermano questa lettura: il payoff del calendario è «Insieme è meglio», a febbraio un poliziotto con la bambina è commentato da «Fuori in divisa, dentro papà», a marzo il salvataggio di una ragazza aggredita si conclude con «Grazie: avevo bisogno di te», a novembre un poliziotto prende il caffè insieme a un gruppo di giovani all’insegna di «Un break in amicizia». E così via.

Allora chiedo a Giulia di spiegarmi meglio cosa la disturba. La sua risposta è interessante, perché sintomatica della tensione che stiamo vivendo. Ma anche della capacità di superarla in modo intelligente e civile. Giulia parla per sé, ma esprime i pensieri e le emozioni di molti. Giovani e meno giovani, studenti e non, perché il precariato e il malessere – lo ricordo una volta di più – non riguarda solo i ventenni, ma i trenta, quaranta e cinquantenni. Che oggi siano a casa a studiare, al lavoro (precario), o a Roma a manifestare, credo che in molti si ritrovino nelle parole di Giulia:

«Probabilmente la rabbia del momento mi ha suggerito un atteggiamento duro ed eccessivo, forse l’intento con cui sono stati fatti quegli scatti era davvero buono, ma il mio atteggiamento disilluso e ipercritico è frutto di mesi di disagi e frustranti compromessi sia nell’ambito universitario che rispetto alla condizione stessa di cittadina. Mi spiego.

A distanza di qualche settimana dagli scontri tra studenti e Ministro Gelmini, e contestualmente al voto alla “s”fiducia del Governo, il calendario mi è sembrata l’ennesima mossa politica tesa a ghettizzare i giovani ed etichettarli, offrendo giudizi di valore approssimativi a coloro i quali non hanno mezzi culturali né critici per giudicare obiettivamente la realtà.

La foto di gennaio (la scelta del primo mese non è casuale) oltre a essere violenta, non lascia spazio all’interpretazione: i giovani sono una minaccia per la sicurezza pubblica. Non credo sia solo una mia impressione, ma ricorda tanto le propagande fasciste che oggi non sembrano poi così lontane!

Credevo che le forze dell’ordine servissero a garantirci sicurezza e rispetto delle “leggi”, ma nella foto non fanno altro che condannare un ragazzo solo perchè è tale.

Parlo da studentessa che NON è scesa in strada a protestare (per una legge che non è nemmeno riuscita a leggere integralmente), né ha fermato i treni sui binari o le macchine al casello; parlo da cittadina che sarebbe voluta andare a votare; da figlia di poliziotto… parlo da persona che crede che l’unica verità che esiste è quella che ci fanno vedere.

Piuttosto che continuare ad accettare l’atrofia intellettuale che dilaga, inizio dalle piccole cose, da ciò che mi circonda, dalle persone che conosco. Non posso fare altro, perché non voglio andare via senza aver prima messo in discussione tutto ciò che mi violenta come studentessa, cittadina, donna, e in primis persona pensante.

Volevo solo avere un confronto con lei perché mi interessa il suo parere, non volevo essere aggressiva né pretestuosa. Spero comunque ci saranno altre occasioni di discussione, su questi e altri temi. Grazie a presto. Buone feste!»

Non sei stata né aggressiva né pretestuosa, cara Giulia, ma anzi hai offerto un’occasione a tutti per riflettere. Grazie. Le immagini violente ci sono, ma si poteva evitarle senza essere accusati di ipocrisia? E le altre?

Ecco l’immagine di gennaio (clic per ingrandire):

Calendario Polizia 2011 Gennaio

Ecco una sinossi del calendario (clic per ingrandire):

Calendario Polizia 2011 Sinossi

Da QUI puoi scaricare l’intero calendario (occhio, che è un po’ pesante!).