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Mentre Obama vince, Greenpeace risuscita JFK

Le tecniche digitali nella produzione video permettono di simulare che personaggi del passato parlino e si muovano come fossero vivi oggi. In pubblicità è stato fatto con Fred Astaire e Steve McQueen, tanto per fare due esempi.

Qualche giorno prima delle elezioni americane, Greenpeace, scommettendo sulla vittoria di Obama (spesso associato a JFK), ha distribuito un video per promuovere la seconda edizione del rapporto Energy [R]evolution, dopo la prima pubblicata nel 2007. Il rapporto (che puoi scaricare, anche in italiano, qui) mostra che fronteggiare i cambiamenti climatici investendo in efficienza energetica e fonti rinnovabili aiuterà anche a stabilizzare l’economia globale.

Il video si apre con la simulazione di un discorso del presidente John Fitzgerald Kennedy (le immagini sono di repertorio, anche se ritoccate, l’audio è artefatto), che pronuncia queste parole:

When man first walked, upon the moon
It defined a generation

As this new millennium dawns, we face a greater challenge
Climate change threatens our very existence

What further disasters will convince world leaders
That the existing technology
In renewable energy
Offers the last remaining hope, for a sustainable future?

Hollow words and spineless resolution have failed us
Now is the time for an energy revolution

Will we look into the eyes of our children and tell them
That we had the opportunity, but lacked the courage?
Will we look into the eyes of our children and tell them
That we had the technology, but lacked the vision?

Or will we look into the eyes of our children and tell them
That we faced our challenge

Like our fathers, before us

And fought,

For the Energy [R]evolution!

Le polemiche sulla verosimiglianza storica di questa simulazione sono già scoppiate, con considerazioni di vario tipo e livello sulla reale attenzione che JFK aveva per le questioni ecologiche (leggi questo articolo, per esempio).

Ma lo spot, pur non particolarmente innovativo, è molto azzeccato in questi giorni e fa centro nell’attuale immaginario di massa.


Madonna sostiene Obama, ma è un boomerang

Nel Get Stupid Interlude dello Sticky and Sweet Tour (sabato scorso all’Olimpico di Roma), Madonna – come sempre da diversi anni – ha invitato il pubblico ad «alzarsi e fare qualcosa» per combattere le catastrofi globali (guerre, carestie, inquinamento, riscaldamento del pianeta e così via). Nel farlo, ha colto l’occasione per prendere posizione sulle elezioni presidenziali, accostando, da un lato, John McCain a Adolf Hitler (e altri totalitarismi contemporanei), dall’altro, Barack Obama a Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, John F. Kennedy.

Seguo da sempre con ammirazione questa grandissima comunicatrice, ma questa mossa non mi convince: mettere assieme McCain a Hitler è sciocco dal punto di vista storico e fastidioso anche per chi non abbia simpatie per il candidato repubblicano.

La solita provocazione per attirare l’attenzione dei media?

Non c’è dubbio.

Il problema, tuttavia, è che in questo caso la non credibilità della similitudine fra McCain e Hitler si ripercuote sugli accostamenti successivi, che dovrebbero favorire Obama, e finisce per trasformare l’endorsement di Madonna in un’adesione da invasata, e il brano del concerto in una cerimonia di beatificazione profana.

Insomma, stavolta lo scopo autopromozionale prevale al punto da cancellare quello politico-sociale (a cui altre volte Madonna, pur sempre fra polemiche, ha mirato meglio).

Ecco l’Interlude:

Ed ecco come lo staff di McCain ha commentato. Come dargli torto?