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Lakoff applicato a Veltroni

Qualche mese fa ho letto il libro di George Lakoff Non pensare all’elefante!, tradotto in italiano da Fusi Orari (Internazionale, 2006). Vi si analizzano i valori e l’ideologia di base dei conservatori e progressisti statunitensi, ma soprattutto il linguaggio e le metafore con cui li esprimono. È un lavoro brillante, senza pesantezze né tecnicismi, che ti consiglio di leggere (o rileggere) proprio ora, perché ti aiuta a inquadrare i recenti risultati elettorali.

In particolare, è illuminante per capire le ragioni della sconfitta di Veltroni e della cosiddetta sinistra radicale. E per cercare nuove soluzioni imparando dall’esperienza. Ecco ad esempio cosa Lakoff suggeriva ai progressisti americani dopo le ultime presidenziali.

«I conservatori non devono necessariamente averla vinta su tutto. Ci sono molte cose che i progressisti possono fare. Per esempio, queste undici:

Primo, riconoscere che i conservatori sono stati bravi e i progressisti hanno perso il treno. Non mi riferisco solo al controllo dei media, anche se è tutt’altro che irrilevante. Sono stati bravi a creare dei frame che riflettono la loro visione del mondo. Dobbiamo ammettere il loro successo e il nostro fallimento. [Per capire l’importanza del frame in una contesa elettorale, leggi il libro, Nota di Giò]

Secondo, ricordarsi di “non pensare all’elefante”. Se accettate il loro linguaggio e i loro frame e vi limitate a controbattere, sarete sempre perdenti perché rafforzerete il loro punto di vista.

Terzo, ricordare che la verità da sola non basta a rendere liberi. Dire la verità sul potere non basta. Bisogna presentare la verità in modo incisivo dal proprio punto di vista.

Quarto, parlare sempre dalla propria prospettiva morale. Le politiche progressiste discendono da valori progressisti. Cercate di chiarire quali sono i vostri valori e usate il linguaggio dei valori. Abbandonate il linguaggio dei politicanti.

Quinto, capire da dove vengono i conservatori. Avere chiara in mente l’etica del padre severo e le sue conseguenze [cfr. il libro, nota di Giò]. Sapere contro che cosa si sta combattendo. Essere in grado di spiegare perché credono in quello in cui credono. Cercare di prevedere quello che diranno.

Sesto, ragionare in modo strategico e trasversale sui problemi. Pensare in termini di grandi obiettivi morali, non di programmi fini a se stessi.

Settimo, pensare alle conseguenze delle proposte. Avviare iniziative che provochino effetti domino progressisti.

Ottavo, ricordare che gli elettori votano per la loro identità e per i loro valori, che non coincidono necessariamente con i loro interessi.

Nono, unirsi! E collaborare! […] Cercate di mettervi al di sopra della vostra modalità di pensiero e di esprimere i valori condivisi da tutti i progressisti.

Decimo, essere attivi, non reattivi. Giocare all’attacco, non in difesa. Cercate di modificare i frame, ogni giorno, su tutti i problemi. Non limitatevi a dire quello che pensate. Usate i vostri frame, non i loro, perché corrispondono ai valori in cui credete.

Undicesimo, parlare alla base progressista in modo tale da attivare il modello del “genitore premuroso” [cfr. il libro] negli elettori indecisi. Non spostarsi a destra. Lo spostamento a destra è pericoloso per due motivi: allontana la base progressista e aiuta i conservatori attivando il loro modello negli elettori indecisi» (G. Lakoff, Non pensare all’elefante!, Fusi Orari, 2006, pp. 56-58).

Mentra la sinistra radicale si è mossa trascurando quasi tutti questi suggerimenti, mi pare che Veltroni abbia cercato di seguirne molti, ma ha scordato il secondo, il quinto e l’ultimo. Dimenticanza che gli è stata fatale.

La sfera di cristallo

Gli spot televisivi del PD sembrano aver risolto perfettamente i problemi che abbiamo discusso nei giorni scorsi, confrontando lo spot de La Sinistra l’Arcobaleno con quelli di Hillary Clinton. Anche il PD mette in scena le persone comuni, ma evita di farle recitare (non ne sarebbero capaci) e usa il montaggio e la musica per costruire un messaggio adeguato al formato e agli spazi cui è destinato. Per di più, il trucco di alternare testi e foto riduce i costi al minimo, data l’assenza di riprese video.

Anche i testi sembrano intercettare i desideri e le aspirazioni degli elettori ideali del PD: tutti coloro che, scontenti della situazione italiana attuale, sperano in un futuro migliore. E lo sperano con un’intensità tale da sognarlo a occhi aperti, da vederlo come fosse già reale. Ecco le parole dello spot che vedrai fra poco:

“Vedo un paese che smette di sentirsi povero di petrolio/ e si scopre ricchissimo di sole./ Vedo la delinquenza diventare l’unico lavoro precario,/sempre più precario./ Vedo milioni di lavoratori/ uscire la mattina/ e tornare a casa la sera./ Sani e salvi./ Non è così./ Ma può cambiare./ Tutto/ può/ cambiare./ Oggi con il Partito Democratico/ Si può fare.”

L’idea è azzeccata, i testi non troppo generici, il commento musicale rassicurante.

Dal mio punto di vista, queste atmosfere sognanti avrebbero dovuto essere controbilanciate da altri spot che mettessero in evidenza la competenza pratica del leader, la sua concreta capacità di fare, il sapere tecnico. Perché la propensione di Veltroni a far sognare è ormai riconosciuta da tutti, ma la sua credibilità in termini di fare concreto è molto meno forte di quella di Berlusconi.

Peccato poi che lo spot si chiuda con la solita foto di Veltroni con lo sguardo fisso e il sorriso finto. Che certamente non aiuta a costruirlo come leader credibile.

Il tram dei desideri

Ho trovato su YouTube lo spot tv de La Sinistra l’Arcobaleno (non l’ho mai visto in televisione, tu sì?).

Le persone coinvolte non sono attori professionisti e, a parte un paio di talenti naturali, il risultato è artificioso. Anche Bertinotti è forzatello, il che è più grave visto che lui è il leader. Peccato, l’idea non era male.

(Inter nos: dilettanti per dilettanti, almeno qui si evita l’effetto “Corrida” che abbiamo visto nei giorni scorsi).

Che te ne pare?