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Se Laura Boldrini è incompetente, lo sono anche Onu, Cedaw e Parlamento Europeo

La mamma un poco affaticata sorride con dolcezza

Leggo, volentieri riprendo e sottoscrivo l’intervento di Massimo Guastini sul blog dell’Adci: «Mi ero ripromesso di restare fuori dalla gazzarra generata dalla chiacchierata tra Giuseppe Cruciani e Guido Barilla. L’indegna deriva denigratoria, ai danni della Presidente della Camera, mi crea però un profondo disagio. Civico e umano. Impossibile assistere in silenzio. L’intervista di Cruciani a Guido Barilla è stata chiaramente concepita per Continua a leggere

Il governo Monti sta perdendo sobrietà comunicativa?

È una domanda che si fanno in molti, da una settimana a questa parte. Ha cominciato Monti con la monotonia del posto fisso: «I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso tutta la vita. E del resto, diciamo la verità, che monotonia un posto fisso tutta la vita». Ha soffiato sul fuoco la ministra Fornero: «Il posto fisso per tutti è un’illusione». Ha ulteriormente rincarato la dose la ministra Cancellieri: «Noi italiani siamo fermi al posto fisso nella stessa città, di fianco a mamma e papà».

Monti a Matrix

Certo, sono frasi estrapolate, che fuori dal contesto assumono significati in parte diversi da quello originario: se le riascoltiamo nel contesto, né Monti né Fornero né Cancellieri sono stati così drastici come le frasi isolate li fanno apparire. Né così irrispettosi nei confronti dei precari, dei disoccupati, delle migliaia di giovani che ogni anno si spostano o addirittura se ne vanno dall’Italia per lavorare altrove.

Ma i media fanno così: ritagliano le frasi per farle diventare titoli, sottotitoli, occhielli. Pretesti per domande incalzanti. È sempre stato così e non c’è testata giornalistica che non lo faccia. O meglio: tutte dicono di non farlo, ma poi lo fanno, eccome. In Italia e in tutto il mondo.

Chi fa politica deve saperlo, non ci sono scusanti. Altrimenti rischia di trasformarsi nel Berlusconi degli ultimi tempi: «I media travisano tutto, mentono, sono contro di me».

Dunque? Dunque la risposta è sì: il governo Monti sta perdendo un po’ della sobrietà con cui aveva cominciato e sarebbe opportuno, invece, che la recuperasse.

Non fate dichiarazioni frettolose, vi prego, signori ministri. Non sparate.

Dice: lo fanno strategicamente, per distrarre l’opinione pubblica da altro. Bah. Dice: lo fanno perché non sono bravi comunicatori. Ri-bah. Credo piuttosto si siano fatti prendere la mano dal piacere di andare in tv, essere intervistati, assediati.

La girandola mediatica prima seduce, poi ipnotizza, infine stordisce. D’altra parte, le uscite infelici di Monti non riguardano solo il posto fisso. Ascolta la collezione che ha mandato in onda Giuseppe Cruciani a «La Zanzara» su Radio 24, lunedì 6 febbraio. Frasi maliziosamente estrapolate dalla redazione. Però fanno impressione, fanno.

Le perle di Monti, «La Zanzara», 6 febbraio 2012 (dura 1’24”):

PS: questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

Il linguaggio di Vendola (4)

Lunedì sera ho sentito su Radio 24 un’intervista a Vendola condotta in tandem da Giuseppe Cruciani e Luca Telese durante la trasmissione «La zanzara», che includeva un botta e risposta con le Iene.

Devo dire che la forma breve a Vendola giova, lo aiuta cioè a eliminare un po’ delle circonlocuzioni e espressioni dotte a cui è abituato. Il che è un bene, se lo immaginiamo come un possibile candidato per il centrosinistra nazionale, visto che dovrà scontrarsi con l’estrema semplificazione linguistica a cui da anni ci ha abituati il centrodestra (ne avevamo parlato in Il linguaggio di Vendola (1) e Il linguaggio di Vendola (2)).

Ciò nonostante, bisogna fare ancora pulizia. Pesco qua e là nei circa 15 minuti di conversazione.

Definisce il machismo come «l’elaborazione dell’angoscia dell’impotenza che il genere maschile si porta dalla notte dei tempi». Io capisco cosa vuol dire (e ci sorrido pure). Molti lettori di questo blog sicuramente fanno lo stesso, ma quanti altri? Poi parla di «famiglia sacralizzata con tutti gli ingredienti necessari e ostaggio di dinamiche di violenza», di necessità di «stigmatizzare la violenza» e di «strumentalizzazione consumistica»: parole ricercate (sacralizzata, stigmatizzare) o troppo astratte (strumentalizzazione consumistica).

A un certo punto entra in questioni tecniche sull’ambiente, gli viene concesso qualche minuto in più e allora si scatena: «mi pareva che il sole e il vento fossero ingredienti centrali della letteratura ambientalista» (= il sole e il vento sono fondamentali per l’ambiente); «abbiamo determinato un incremento occupazionale notevole in questo settore» (= abbiamo aumentato i posti di lavoro); «quella che io chiamo autoproduzione per l’autoconsumo di energia» (no comment).

È vero che, come dice lui, le «questioni di grande complessità richiedono conoscenza, attenzione e non un dibattito sterotipato e a volte violento», ma la quadratura del cerchio che spetta a un politico colto e intelligente – che per giunta si vuole di sinistra – è proprio spiegare la complessità in parole elementari, che anche le persone meno alfabetizzate possano capire al volo e ricordare facilmente.

Bene invece il suo continuo appello alle emozioni, a ciò che lui sente in prima persona, anche con riferimenti all’infanzia («quand’ero bambino»). Ne avevo già parlato in «Il linguaggio di Vendola (3)».

Perché qualcuno non lo aiuta a ripulire la lingua che usa, pur conservandone l’indubbio potere evocativo?

Perché nessuno gli spiega che, se non lo fa, rischia di prendere solo i voti di una manciata di intellettuali delusi dal Pd?

Ecco la mia registrazione dell’intervista (dura 14′ e qualcosa):

Per il podcast dell’intera puntata de «La zanzara» del 20 settembre 2010, clicca QUI.