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Studenti&Reporter 9 – Il futuro degli studenti

Oggi l’inchiesta di Studenti&Reporter, uscita su Repubblica Bologna, riguarda le difficoltà di inserimento dei neolaureati nel mercato del lavoro italiano, le cui condizioni di depressione cronica si sono ulteriormente aggravate con la crisi economica.

E infatti, un buon numero degli studenti che abbiamo intervistato già immaginano di fuggire all’estero.

Qui c’è l’inchiesta, condotta da Daniele Dodaro, Laura Mazzanti, Gloria Neri, Marco Salimbeni, Aura Tiralongo:

Lasciare l’Italia è il modo migliore

E questo è il mio pezzo introduttivo (Laureati e lavoro al tempo della crisi), che per comodità riporto anche qui:

Negli ultimi mesi a Bologna e in Emilia-Romagna si sono moltiplicate le iniziative di riflessione e dibattito sul rapporto fra la formazione universitaria e il mondo del lavoro, in svariate direzioni.

C’è il problema dell’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro: quanti sono i laureati che trovano subito lavoro? E che tipo di lavoro trovano? Quanto pagato?

C’è il problema della meritocrazia: per lavorare contano più il merito e la preparazione o le raccomandazioni?

C’è infine il problema della ricerca: Bologna è fra i primi 200 atenei finanziati dall’Unione Europea e nel 2008 era al secondo posto, in Italia, nell’ottenimento di finanziamenti nazionali PRIN, uno solo in meno della Sapienza di Roma, al primo posto.

Ma la situazione della ricerca italiana è allarmante: l’Italia spende solo l’1,1% del Pil in ricerca (dati OCSE), la metà dei paesi del G7 (2,2%) e ben al di sotto della media di investimenti dell’Europa allargata a 27 paesi (1,76%).

Nel contesto italiano l’Università di Bologna sta meglio di altre: i dati 2009 dell’osservatorio Alma Laurea dicono che il 50% dei nostri neolaureati, a distanza di un anno dalla laurea, ha già trovato lavoro, mentre una percentuale rilevante di quelli che non lavorano (il 28,6%) sono impegnati in ulteriori corsi di formazione o periodi di praticantato, e solo il 16,7% cercano e non trovano.

Ma a ben guardare i giovani trovano più contratti atipici (49,9%) e meno lavori stabili (32,1%), con un guadagno medio netto di 1.138 euro al mese per gli uomini e 913 per le donne, che non è molto.  Non sono tutte rose e fiori nemmeno a Bologna, insomma.

Non stupisce allora che il dibattito prenda sempre più spesso in considerazione il problema dei “cervelli in fuga”: giovani che decidono di abbandonare il paese per trovare lavoro o fare ricerca all’estero, dove si aspettano – e spesso trovano – stipendi d’ingresso più alti e carriere più rapide e meritocratiche. Data la situazione, abbiamo deciso allora di chiedere agli studenti come immaginano il loro futuro: pensano di lavorare in Italia o sono già pronti a fuggire all’estero?

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Qui le puntate precedenti di Studenti&Reporter:

Studenti&Reporter 8 – Bologna e i suoi giovani, fra graffiti e hip hop, 13 maggio 2010

Studenti&Reporter 7 – Il tramonto di Bologna visto dagli studenti, 21 aprile 2010

Studenti&Reporter 6 – La fabbrica delle ragazze immagine, 31 marzo 2010

Studenti&Reporter 5 – I ventenni e il viagra, 17 marzo 2010

Studenti&Reporter 4 – Il femminismo, che roba è? 3 marzo 2010

Studenti&Reporter 3 – Insicurezza reale e precepita, 17 febbraio 2010

Studenti&Reporter 2 – La movida Made in Bo, 3 febbraio 2010

Studenti&Reporter 1 – Presentazione, 20 gennaio 2010

Studenti&Reporter 3 – Insicurezza reale e percepita

Oggi su Repubblica Bologna è uscita la terza puntata di Studenti&Reporter, la rubrica quindicinale di giornalismo d’inchiesta che ho avviato con gli studenti della Magistrale in Semiotica.

Questo è il mio pezzo introduttivo, tratto dalla rassegna stampa di UniboMagazine.

Questo il racconto di Daniele Dodaro, studente al secondo anno della magistrale.

Qui il box informativo di Laura Mazzanti, studentessa del primo anno.

Per tua comodità e mia brevità, riporto solo il mio pezzo:

Che le strade di Bologna «non siano più sicure come una volta» è lamentazione ricorrente. Non da oggi però, perché già negli anni Settanta e Ottanta si favoleggiava dei bei tempi andati (dieci o vent’anni prima), in cui i bolognesi uscivano di casa addirittura senza chiudere l’uscio. Che da allora le cose siano cambiate è vero a Bologna come in qualunque città italiana.

Ma un conto sono i problemi di sicurezza reali, che dipendono dal numero di furti, scippi, violenze che di fatto accadono ogni anno; un altro è la cosiddetta «percezione di insicurezza», vale a dire il disagio, la tensione o addirittura la paura che i cittadini provano quando camminano in certe strade e quartieri. L’insicurezza reale si misura con i dati del Ministero dell’Interno, che cambiano di anno in anno e sono diversi per ogni città. La percezione di insicurezza si coglie parlando con le persone, ascoltando le conversazioni nei negozi, in autobus, al bar.

I due piani non sono sempre allineati: l’insicurezza reale può essere maggiore di quella percepita, o viceversa. In mezzo stanno i media, che amplificano o attenuano, a seconda del periodo, non tanto i dati, che non sono modificabili ma solo interpretabili, quanto la vox populi. E così anche i media contribuiscono a far salire o scendere l’allarme, complicando ulteriormente la già delicata relazione fra percezione e realtà.

Per quanto riguarda la sicurezza reale, gli ultimi dati sono incoraggianti. I numeri relativi alla provincia di Bologna nel periodo fra gennaio e novembre 2009, diffusi dal prefetto in dicembre, parlano infatti di un calo complessivo di reati del 13,2%, rispetto al 2008. Fanno eccezione le violenze sessuali, che sono purtroppo quasi stabili (129 nel 2008 e 127 nel 2009), e gli omicidi colposi e volontari, legati soprattutto allo spaccio di droga, che invece sono cresciuti; come pure sono cresciute le rapine in banca e negli uffici postali, ma solo in città perché in provincia sono diminuite.

In questo quadro, il tormentone su Bologna «che non è più come una volta» pare immutato. Ci siamo chiesti allora come vedono la sicurezza alcune categorie «speciali» di bolognesi: quelli che, per ragioni professionali, vivono soprattutto di notte. E abbiamo cominciato dalle associazioni di volontari che prestano soccorso in strada. Per vedere se la pensano come il bolognese medio o se ci sono differenze.

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Queste le puntate precedenti di Studenti&Reporter:

Studenti&Reporter, 20 gennaio 2010

Studenti&Reporter 2 – La movida Made in Bo, 3 febbraio 2010