Archivi tag: laurea magistrale in Semiotica

Gli uomini italiani visti dall’Olanda

Mi segnala Francesca – che si è laureata con me alla magistrale di Semiotica qualche anno fa e ora vive a lavora in Olanda – lo spot di McDonald che è on air da loro in questo periodo.

Come vedrai, gli uomini italiani ci fanno la solita figura. Che non è una gran figura. E oggi, dopo gli scandali sessuali che hanno afflitto la politica italiana, sembra anche peggiore.

Però Francesca osserva:

A mio parere nell’ottica olandese lo stereotipo non è così dispregiativo come appare ai nostri occhi. Innanzi tutto la frase che il fidanzato dice alla fine, “Lekker weer thuis”, vuol dire “È bello essere tornati a casa”. E credo che il significato complessivo dello spot sia per loro qualcosa come: “Se vuoi mangiare italiano, meglio mangiarti l’Italian burger da McDonald che andare in vacanza in Italia, sennò rischi di farti fregare la fidanzata”. Ma è solo il mio feeling.

Gli uomini olandesi sono incredibilmente incapaci di flirtare, lo sanno e di solito ci fanno autoironia: l’uomo olandese privo di sex appeal è uno stereotipo per loro stessi. Sono molto affascinati dalla capacità di socializzare degli italiani.

Potrei continuare dicendo che la battuta tipica delle ragazze che vanno in Italia per le vacanze è “Speriamo di trovare un fidanzato italiano”. In tutte le pubblicità e nelle fiction il figo/figa di turno è sempre un latino. E se da noi la donna bella è alta, bionda e con gli occhi azzurri, qui è mora, formosetta e alta solo coi tacchi.

Il che mi ha portato a formulare una personalissima teoria: forse il famoso “fascino dello straniero” altro non è che una spinta biologica a viariare il DNA. 🙂

Certo, in una situazione di maggiore parità fra i generi, come in Olanda rispetto all’Italia, sul maschio italiano si può ancora sorridere. Ma da noi?

La delusione di una Giovane Democratica

Francesca è laureanda magistrale in Semiotica. Ma è anche delegata all’Assemblea Nazionale dei Giovani Democratici (è stata eletta durante le primarie del 2008). Voleva fare una certa tesi, che combinasse due delle sue attuali passioni: per gli studi e la politica.

Ha dovuto cambiare idea. Sul Pd, non sugli studi.

Per «togliersi un peso» – come ha detto – Francesca mi ha scritto la sua esperienza. Per condividere la rabbia e la tristezza che provo assieme a lei, le ho chiesto l’autorizzazione a pubblicarla.

Fra l’altro, il backstage che emerge dalle sue parole spiega molto bene da dove vengono i continui errori di comunicazione del Pd, che su questo blog abbiamo spesso rilevato:

«Era il gennaio 2010. Uscita dal ricevimento della prof.ssa Cosenza, ero raggiante perché avevo un argomento per la mia tesi magistrale: “La comunicazione del Pd dalla sua nascita a oggi. Un’analisi retorico-semiotica dei dispositivi visivi, verbali e audiovisivi”.

Non vedevo l’ora di mettermi al lavoro. Mi precipitai in biblioteca a prendere quanti più libri della bibliografia indicatami potevo e, tornando a casa, fantasticavo sull’occasione di cimentarmi in un lavoro che fondeva le mie due grandi passioni: la comunicazione e la politica.

Mi restava ancora qualche esame da dare, ma mi sarei messa subito al lavoro per trovare il materiale. Avevo bisogno di un archivio, cartaceo o multimediale, che raccogliesse tutte le produzioni del Pd.

Lavorai su due fronti: trascorsi giornate intere al pc scandagliando tutti i siti del Pd (non voglio entrare nel merito della loro usabilità…), i canali YouTube di tutti i circoli territoriali, le pagine del partito sui social network, ecc.; e nell stesso tempo contattai i circoli del mio territorio, due segretari provinciali, il responsabile regionale della comunicazione della sezione giovani, il responsabile nazionale della comunicazione della medesima sezione, vari “responsabili” nazionali della comunicazione della sezione senior, e molti molti altri ancora.

Purtroppo tutto si rivelò un buco nell’acqua. In un gioco di rimbalzi del tipo “prova a chiedere a Tizio”, “magari è meglio se senti Caio”, “ti conviene mandare una mail a Sempronio”, mi sono ritrovata a settembre senza niente in mano.

La triste verità è quello che cercavo non esiste.

Per capire la gravità della situazione comunicativa del Pd basti pensare che, alla mia richiesta di un archivio che raccogliesse tutte le produzioni del partito, uno dei responsabili nazionali (!) della comunicazione ha risposto, disarmandomi: “Be’, ci stiamo lavorando, ma un archivio simile non esiste… prova a guardare sulla mia pagina Facebook: tra le foto in cui sono taggato sicuramente c’è anche qualche manifesto del Pd”.

Parole che si commentano da sole.

Cosa ancor più grave è che non solo non esiste un archivio, ma non esiste nemmeno un’unica struttura che si occupi stabilmente di tutta la comunicazione del Pd, sia su scala locale che nazionale. La tendenza generale è quella di affidare la stesura di documenti informativi e il concepimento delle campagne ai militanti che sappiano usare un programmino di grafica. Molto raramente ci si affida a professionisti e, anche quando si fa, si incarica l’agenzia x per una campagna e l’agenzia y per quella successiva.

Il tentativo è forse democraticamente apprezzabile, ma con evidenti scarsi risultati sul piano della coerenza e, di conseguenza, dell’efficacia della comunicazione stessa.

Mi chiedo: possibile che l’attenzione del Pd alla comunicazione sia questa? Possibile che nessun suo esponente si (pre)occupi della gravità della situazione?

Infinitamente delusa dal partito a cui mi ero iscritta credendolo portatore di nuove logiche e grandi ideali, a settembre ho deciso di dare un taglio netto: cambio tesi. A volte si deve avere il coraggio di dichiarare il fallimento. Forse dovrebbe farlo anche il Pd.»

La crisi dei giornali

C’è qualcosa di cui in Italia i media non parlano abbastanza: il terribile calo di vendite dei giornali italiani negli ultimi anni. Nuovo e utile la scorsa settimana riprendeva, fra l’altro, la riflessione fatta qui sulla campagna Fieg «Chi legge, si vede», corredandola con questi dati:

Secondo i dati presentati a fine giugno dall’Osservatorio tecnico Carlo Lombardi, nel 2009 la diffusione dei quotidiani è scesa sotto i 5 milioni di copie giornaliere, cioè ai livelli del 1939. I periodici non vanno meglio. Gli editori hanno un sacco di problemi (non ultimo quello dei resi, oltre il 30% per i quotidiani e oltre il 45% per i periodici) ed è ovvio che siano preoccupati: tanto da varare una campagna per reclutare nuovi lettori [i link sono nel testo originale, i grassetti miei].

È da tempo che volevo cercare dati. Allora ho fatto qualche giro in rete e ho trovato innanzi tutto il Rapporto 2010 sull’industria italiana dei quotidiani dell’Osservatorio Carlo Lombardi). Da cui questa immagine del calo:

Il calo delle vendite dei giornali in Italia

Poi la Relazione del Presidente della Fieg Carlo Malinconico al WAN IFRA ITALIA 2010.

Poi ancora questo articolo su Step 1 «Diffusione “in rosso” per tutti i maggiori quotidiani nazionali. Cala anche la free press» del 27 giugno 2010:

Sono stati diffusi giovedì 24 giugno i dati “Accertamenti diffusione stampa” sull’andamento delle vendite dei quotidiani italiani. Se ne ricava che, tra il marzo 2000 e il marzo 2009 il Corriere della Sera ha perduto il 15% delle copie diffuse (e il 14% in edicola): da 603.000 a 512.000 al giorno. Nello stesso periodo La Repubblica ha subìto una flessione di oltre 53mila copie (-10%,): da 523.000 a meno di 470.000. Il calo in edicola del quotidiano diretto da Ezio Mauro è del 9,5% e la somma dei due principali quotidiani concorrenti è scesa al di sotto di un milione di copie.

Una diminuzione consistente ha fatto registrate anche Il Sole 24 Ore (diffusione -15%): da circa 330.000 a 278.000 copie (edicola -10%). Si è arrestata l’espansione della free press: E Polis è in calo da qualche mese e a marzo ha visto la propria diffusione calare di oltre quarantamila copie: da 482.000 a 438.000. Il Giornale si mantiene a 186mila copie, edicola +1%), l’Unità recupera leggermente (diffusione +8%, edicola +6%): 52.000 copie.

Insomma, c’è lavoro per diverse tesi di laurea.

Per esempio una tesi magistrale che faccia una ricognizione completa sui dati delle vendite, analizzi con taglio semiotico il modo in cui (non) vengono trattati dalla stampa cartacea (mentre sono discussi sul web), e prosegua analizzando le strategie di azione e comunicazione del governo e della Fieg per reagire (si fa per dire) a questa situazione.

Per concordare e impostare il lavoro vieni a ricevimento (ma leggi, prima, i documenti che ho linkato e riguardati almeno: Nuovo e utile: Le persone parlano di cose?, Lipperatura: Parole parole parole, Dis.amb.ig.uando: Chi legge, si vede).

Uno stage a Parigi (pagato) 2

Ricevo da Bernardo – che si è laureato con me alla magistrale in Semiotica un anno fa – un’offerta di stage presso WinComparator, azienda dove lui stesso oggi lavora grazie a un annuncio che avevo pubblicato in ottobre, su segnalazione di un altro studente.

Sono felice che la rete dei miei studenti (passati e presenti) possa servire concretamente a qualcuno per trovare lavoro. 😀

Ecco l’offerta di oggi:

Nato 2 anni fa, WinComparator è uno start-up che cura un sito web innovativo per l’informazione sportiva e le scommesse sportive in Europa. Multilingue (francese, inglese, spagnolo, tedesco, polacco, italiano, greco, danese, portoghese), il sito prevede uno sviluppo in diversi paesi europei.

WinComparator

WinComparator cerca – con una certa urgenza – collaboratori che in prospettiva possano svolgere il ruolo di SEO Traffic Manager, con questi compiti:

– Approfondimento del mercato locale, e del suo ambiente web.

– Redazione di contenuti sullo sport, pronostici, agenda, ecc.

– Ricerca di partner web (Netlinking) con siti locali.

– Controllo e analisi di campagne d’affiliazione, acquisto di traffico e e-mailing.

– Determinazione del pubblico target, definizione delle sue attese e delle risposte.

– Creazione di report, benchmark, performance di visibilità, audience, ROI.

In concreto, lo/la stagista assisterà un country manager e participerà allo sviluppo del sito a livello internazionale, incrementando la sua notorietà in Italia, in lingua italiana.

Data di inizio dello stage: al più presto possibile.

Sede: Parigi

Durata: minimo 6 mesi.

Remunerazione: convenzione di stage, 443 euro al mese.

Lo stage è particolarmente indicato se te la cavi con la lingua francese, sei appassionato/a di calcio e sport in generale, hai buona familiarità con la rete e in particolare con i social network, i blog e tutto il cosiddetto web 2.0, hai voglia di entrare a far parte di un’équipe giovane e internazionale.

Se pensi che la cosa possa interessarti, manda la tua candidatura (cv + lettera di motivazione) con subject «RH – SEO, Italy» a questo indirizzo:

job chiocciola wincomparator.com

Last but not least: di’ che hai trovato l’annuncio su questo blog! 🙂

Anziani su Facebook

«Facendo una ricerca su Facebook, sono oltre 500 le pagine contenenti la parola “anziani”, 121 la parola “anziane”, mentre solo 25 contengono la parola “anziano” e 4 la parola “anziana”. […] Dato l’eccezionale numero di pagine dedicate alle anziane e agli anziani, prenderò in considerazione solo quelle che hanno più di 500 fan, che contano cioè più di 500 “mi piace”».

Comincia così la tesina che Armando Mercuri, studente al primo anno della magistrale in Semiotica, ha preparato per l’esame di Semiotica di consumi.

Ma come sono rappresentati gli anziani in queste pagine?

«Gli anziani su Facebook sono incompetenti, ignoranti, arroganti, non sanno parlare, sentire, vedere. Insultano, sbraitano e sono maniaci sessuali. Le anziane hanno gli stessi difetti dei loro colleghi, e anche di più. […] Un dato preoccupante che emerge dalla ricerca è che esistono pochissime pagine sugli anziani a carattere non offensivo.»

Alcuni esempi: «Anziani che camminano con le mani dietro la schiena» (piace a oltre 46.000), «Anziani che guardano i lavori in corso» (piace a quasi 190.000 persone), «Anziani che spiano dietro la finestra e si nascondono dietro le tende» (piace a circa 13.000 persone), «Anziani che fingono di attraversare e inducono gli automobilisti in errore» (piace a 24.300), «Anziani che seminano dubbi e litigi chiedendo chi è l’ultimo dal dottore» (piace a circa 17.800), «Anziani che quando compiono un notevole sforzo fisico dicono OPPALA» (piace a quasi 26.000), «Anziani che scoreggiano e fanno finta di niente» (quasi 13.000 fan), «Anziani che si innamorano delle badanti polacche/russe/rumene/moldave» (oltre 13.000), «Anziani che scopano più dei nipoti dopo aver assunto vagonate di viagra» (1.417 fan). E così via.

Armando ha tentato una classificazione:

«Le pagine si dividono in categorie riguardanti problemi di salute e di morte, e comportamenti (1) da osservatori passivi, (2) pericolosi per sé e per gli altri, (3) strambi, (4) a sfondo sessuale, (5) che non si addicono alla loro età.»

E per spiegare il fenomeno fa due ipotesi:

«La prima è che dietro la maschera degli “anziani” si nascondano in realtà altre categorie come i geek o i nerd […]. In pratica, si usa la metafora dell’anziano per descrivere in realtà comportamenti che appartengnono a persone che effettivamente è più probabile che stiano dall’altra parte del monitor.

«La seconda ipotesi e che, se questa metafora non esiste, le pagine non contengono battute del tutto innocue. Dietro a una presunta ironia, potrebbe celarsi un tentativo di allontanare la persona anziana da Facebook e in qualche modo “marcare il territorio”».

In realtà, grazie al prolungamento della vita media nei paesi ricchi, le persone anziane sono in costante aumento su Facebook, come fuori. Capire cosa stia dietro al bisogno di denigrare e deridere «gli anziani» è dunque interessante non solo per Facebook e Internet, ma per tutta la società occidentale.

Il che comporta anzitutto capire cosa vuol dire oggi «anziano»: over 55? over 65? over 70? Per poi scoprire che nessun «over qualcosa» che goda di buona salute e abbia il portafoglio pieno, né su Facebook né fuori, è ormai disposto a autodefinirsi «anziano».

Perciò azzardo: non potremmo forse dire che coloro che disprezzano gli «anziani» se la prendono con un generico «altro» imbranato, puzzone, pericoloso per sé e per gli altri, sessualmente allupato ma frustrato, che in realtà sta dentro di loro?

Puo scaricare da qui (Anziani tra le pagine di Facebook) la tesina di Armando Mercuri.

Abbiamo parlato di anziani e Facebook anche qui:

Anziani felici in rete, 10 dicembre 2009

Vita da Facebook 10 – Adulti e donne alla riscossa, 31 agosto 2009.

Studenti&Reporter 5 – I ventenni e il Viagra

Oggi l’inchiesta di Studenti&Reporter su Repubblica Bologna parla dell’uso di Viagra e analoghi da parte dei ventenni.

Qui sotto c’è il mio pezzo introduttivo, affiancato da due interviste:

«Nel sexy shop almeno 20 ragazzi la settimana me lo chiedono», di Marco Salimbeni.

«In palestra lo usano in tanti: serve in gara e in discoteca», di Valentina Scattolari.

——————

Da quando nel 1998 nacque il Viagra, l’Emilia-Romagna è stata spesso indicata, assieme al Lazio e alla Toscana, fra le regioni italiane con più alto consumo di farmaci contro l’impotenza maschile (non solo Viagra, ma anche Cialis e Levitra), mentre Bologna, con Rimini e Modena, è sempre stata fra le prime dieci città della classifica nazionale.

I dati del 2009 diffusi a febbraio dall’Ordine dei farmacisti hanno mostrato un ulteriore aumento nella provincia di Bologna: nel 2009 le vendite di Viagra sono passate da 73.500 a 79.500 confezioni, mentre sono state vendute 70.200 scatole di Cialis, circa il 19 per cento in più rispetto al 2008.

Mentre molti si illudono ancora che questi farmaci siano usati solo da uomini anziani con disfunzioni erettili, in realtà da almeno tre anni si parla di un uso crescente fra i più giovani. Di solito il significato di “giovane” varia a seconda dei commentatori e delle indagini: più spesso si parla di 30 e 40enni, ma ultimamente anche di 20enni.

Controllare quantitativamente la diffusione del Viagra fra i 20enni è più difficile che in altre fasce d’età, per un motivo fondamentale. In farmacia questi prodotti costano troppo per un ragazzo: circa 50 euro una confezione di quattro compresse di Viagra, attorno a 80 euro una di Cialis. Su internet, invece, i prezzi sono molto più bassi. È chiaro allora che un 20enne, magari studente e comunque con scarsa disponibilità economica, tende ad acquistare questi farmaci a un prezzo inferiore su internet, che è meno controllabile della vendita in farmacia. Anche per questo, dunque, un 20enne sarà poco disponibile a rispondere in modo sincero alla domanda «usi il Viagra?». È più facile che finga di parlare per sentito dire, e cioè di amici e conoscenti che lo fanno, mentre lui no.

Il che rende difficile anche l’indagine qualitativa, oltre che quantitativa.

Eppure, facendo una ricerca su Google, si trovano decine e decine di forum, blog, siti in cui, coperti dall’anonimato, uomini di tutte le età, anche giovanissimi, dicono di usare abitualmente questi prodotti, discutendo con perizia pregi e difetti di Viagra, Cialis e Levitra.

E a Bologna basta tendere l’orecchio in una palestra qualsiasi per ascoltare conversazioni maschili che associano il Viagra agli anabolizzanti.

Per saperne di più ci siamo mossi in due direzioni: le farmacie e le palestre. Speravamo che, prima o poi, qualcuno parlasse. E in effetti è stato così. Inaspettatamente, siamo pure finiti in un sexy shop, perché spesso – abbiamo scoperto – i ventenni suppongono, sbagliando, che vi si possa acquistare Viagra a buon prezzo e senza ricetta.

——————

Qui le puntate precedenti di Studenti&Reporter:

Studenti&Reporter 4 – Il femminismo, che roba è? 3 marzo 2010

Studenti&Reporter 3 – Insicurezza reale e precepita, 17 febbraio 2010

Studenti&Reporter 2 – La movida Made in Bo, 3 febbraio 2010

Studenti&Reporter 1 – Presentazione, 20 gennaio 2010

Fumer, c’est être l’esclave du tabac

In febbraio era uscita in Francia una campagna affissioni contro il fumo promossa dalla DNF, l’associazione per i diritti dei non fumatori, e realizzata dall’agenzia BDDP et Fils. La campagna ha scatenato subito molte polemiche e il 23 febbraio la Segretaria di Stato per la Famiglia Nadine Morano ha chiesto che fosse ritirata.

Queste erano le affissioni, che rappresentavano alcuni teenager intenti a fumare una sigaretta, come fossero costretti da un adulto dominante a un atto di fellatio/sottomissione (clic per ingrandire):

Fumer, c'est etre l'esclave du tabac

Curiosamente – e incoerentemente – la stessa campagna ha messo in onda uno spot di tutt’altro tenore e livello, che invece è stato in generale apprezzato.

Ho ricevuto via mail da Claudio – che ha studiato Semiotica a Bologna e ora vive a Parigi – una sintesi delle polemiche francesi e una microanalisi che trovo stringente e condivido appieno:

«Sulla campagna affissioni. Non c’è polemica sul messaggio sessuale in quanto tale, ma sull’inutilità di quest’uso. È stata interpretata al massimo come un insulto poco efficace, soprattutto perché in teoria il target sono i giovani, mentre la pubblicità sembra fatta per scandalizzare gli adulti/anziani o attirare i perversi (allude un po’ all’uomo che non deve chiedere mai). Il gesto mimato sorpassa il messaggio, sembra più una campagna anti-pedofilia (ragazzini in ginocchio davanti a un adulto) che anti-fumo.

Sul video. Lo spot ha ricevuto commenti positivi. E sono abbastanza d’accordo. Il messaggio è: ti fai manipolare, non solo fa male a te, ma servi anche come deposito di rifiuti nocivi. Per la sensibilità green che sta facendo molto presa ora in Francia mi pare  funzionare. In più, sempre per il target giovane, ribaltare il messaggio anticonformista del fumo=ribellione mi sembra funzionare bene.»