Archivi tag: Lauree

Quanto conta il voto di laurea nel trovare lavoro? Meno della fiducia in sé e del coraggio di mettersi alla prova

Laurea

Durante ogni proclamazione delle lauree in Scienze della comunicazione (la cerimonia in cui, davanti a centinaia di parenti, amici, conoscenti, fidanzati e fidanzate, ufficializzo il voto di laurea e dichiaro conseguito il titolo), tengo sempre un breve discorso. Niente di retorico, per carità, solo qualche indicazione pratica e qualche incoraggiamento per aiutare i/le ragazzi/e a orientarsi. Frequentare una magistrale o un master? Andare all’estero o rimanere in Italia? Fare un tirocinio extracurricolare? Cercare subito un lavoro? A queste domande cerco, in una ventina di minuti, di rispondere in modo concreto. Un momento di attenzione va anche al voto di laurea, che in media a Bologna, per la triennale in Scienze della comunicazione, non è altissimo, perché gli esami non sono facili (nonostante gli stereotipi) e non regaliamo voti. A questo proposito mi ha scritto Anna (nome di fantasia). Riporto la sua mail perché la considero utile per chiunque, non avendo un voto di laurea alto, si senta per questo penalizzato/a: Continua a leggere

«Ma quali giovani e giovani… Quando c’è bisogno pensa a tutto il nonno»

Uomo che beve il caffè

All’università il mese marzo porta, oltre a un barlume di primavera, anche le lauree, tante lauree. È l’ultima sessione utile per non andare fuori corso e non pagare le tasse di un anno accademico in più, perciò è la più affollata. Poco prima della cerimonia di laurea i bar nei paraggi del mio Dipartimento si riempiono di genitori, nonni, parenti. Prendo un caffè, in attesa di cominciare. Di fianco a me due signori fra i sessanta e settant’anni, due distinti nonni in abito grigio e cappotto nero di buona confezione, ben curati e perfino bellocci, prendono il caffè anche loro. Colgo uno stralcio della loro conversazione: Continua a leggere

«Dottore, dottore, dottore del buso del cul, vaffancul vaffancul»

Laurea americana

È questa la canzoncina che, cantata in coro, sento ripetere – ossessivamente – all’incirca da vent’anni, ogni volta che un neolaureato o una neolaureata esce dalla discussione della tesi e si ricongiunge con amici, parenti, conoscenti, morosa o moroso di turno. Dico venti o venticinque anni (più o meno) perché ci fu un periodo, prima dei Novanta, in cui la pseudo goliardia (perché questa non è goliardia autentica) non andava di moda, anzi, era vista male, come fosse qualcosa “di destra” o semplicemente qualcosa di infantile o idiota. Ebbene, da molti anni, invece, il coretto è obbligatorio. Una condanna. Per tutti e tutte. Ma fosse solo questo. Mentre si intona Continua a leggere

Basta coi pregiudizi contro Scienze della comunicazione

Venerdì scorso, in un pezzo su Linkiesta, sono tornata sull’annoso problema degli stereotipi negativi che affliggono le lauree del settore della Comunicazione, sulle quali abbondano battute del genere «scienze delle merendine», come quella che fece l’ex ministro Gelmini proprio un anno fa.

In realtà, anche i dati di Almalaurea più recenti (2010), nonostante la crisi,  continuano a non dire affatto che i laureati in Scienze della comunicazione lavorino meno degli altri, anzi: dicono che in media trovano lavoro come gli altri, e senz’altro più di tutti i giovani che hanno un titolo di studio umanistico.

Giovani al computer

Però dicono anche che in media vengono pagati meno e restano più a lungo precari degli altri.

Ora, è chiaro che l’offerta universitaria qualche problema ce l’ha. Basti pensare che in Italia i corsi di laurea nel settore delle Scienze della comunicazione erano 5 nel 1993 (appena nati) e sono circa 150 (fra trienni e magistrali) oggi: l’inflazione, si sa, è sempre un brutto sintomo.

Però l’Italia ha un disperato bisogno di bravi, qualificati e di conseguenza ben pagati comunicatori. Perciò così ho concluso il mio articolo su Linkiesta:

I problemi ci sono, inutile negarlo. Ma non è dicendo ai giovani si evitare come la peste i corsi di comunicazione che si risolvono, specie in un paese come il nostro, in cui la cultura della comunicazione è scarsa in tutti i settori professionali: campagne pubblicitarie banali e volgari, comunicazione sociale inefficace, televisione urlata e politici incapaci di rivolgersi ai cittadini in modo convincente ci mostrano tutti i giorni quanto in basso sia scesa la comunicazione in Italia. Di bravi e qualificati comunicatori il nostro paese avrebbe un disperato bisogno, altro che. Se solo, ovviamente, il mercato non fosse a sua volta condizionato dai pregiudizi di cui stiamo parlando.

È infatti da oltre dieci anni che gli studenti e i laureati in comunicazione sopportano battutine sul loro conto e uscite come quelle degli ex ministri Gelmini e Sacconi: non possiamo pensare che tutto ciò non influisca sulla decisione delle imprese riguardo a stipendi e stabilizzazione del lavoro. È anche a causa di questi pregiudizi infatti che, se un’azienda fa un colloquio a un neolaureato in ingegneria bravo e uno in comunicazione altrettanto (o più) bravo, decide quasi per automatismo di pagarlo meno: l’ingegnere vale di più a priori, non perché «serve di più» all’azienda.

La stessa cosa accade quando un’impresa deve decidere di stabilizzare due precari: a parità di condizioni, si stabilizza prima l’ingegnere (l’informatico, ecc.) perché «altrimenti scappa». È la somma di decisioni come queste che un po’ alla volta ha creato un mercato di stipendi più bassi e di precarizzazioni più frequenti per i laureati in comunicazione. E il circolo vizioso è ormai chiuso.

Un circolo vizioso che sarebbe ora di rompere, una buona volta. Restituendo dignità alle professioni della comunicazione, a partire da come se ne parla. Facendo sempre considerazioni basate su dati e non su stereotipi, pur consapevoli che i dati vanno letti con attenzione e possono essere variamente interpretati. E cominciando a fare tutte queste cose proprio sui media – televisione, stampa, radio, internet – visto che, come dicevo, non si vede perché gli operatori della comunicazione debbano continuare a sminuire ciò che gli dà mangiare.

Per sapere i dati precisi, leggi tutto l’articolo su Linkiesta: «Fai scienze della comunicazione e troverai lavoro».

Sullo stesso tema vedi anche:

Giorgio Soffiato, Mamma voglio fare il comunicatore…, 9 gennaio 2012

Stefano Cristante, Scienze della comunicazione in Italia, tra amenità e simulazione, 31 ottobre 2011

Giovanna Cosenza, La laurea in Scienze della comunicazione è utile: parola di ex studenti, 5 luglio 2011

Giovanna Cosenza, Scienze della comunicazione: sfatiamo i pregiudizi, 17 febbraio 2011

Giovanna Cosenza, Scienze della comunicazione: amenità contro dati, 14 gennaio 2011