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Anche la sinistra fa leva sulla paura?

Mentre tutti, a sinistra, si riempiono la bocca di parole come «accoglienza», «apertura», «fiducia».

Mentre anche a Bologna e in Emilia-Romagna arrivano i primi profughi dal nord Africa.

Mentre il candidato sindaco bolognese Manes Bernardini, della Lega, dichiara – com’è ovvio che faccia – che uno dei punti principali del suo programma è la sicurezza.

Ebbene sì: Teorema, la società di servizi fiscali convenzionata con il Caaf della CGIL Emilia-Romagna, ha pensato bene di uscire con lo slogan «Non fidarti degli sconosciuti».

Per mostrare attenzione verso le donne, suppongo (vedi l’immagine), ma in realtà sfruttando – e confermando, e rinforzando – la paura degli «sconosciuti». Che sotto sotto c’è in tutti, donne e uomini. Di destra e sinistra.

Di qui alla paura dell’altro, dello straniero, del diverso, il passo è più che breve, è lo stesso identico passo: quello della Lega. Ma la CGIL non era di sinistra?

Ecco il manifesto con cui hanno tappezzato Bologna (clic per ingrandire):

Manifesto di Teorema, Caaf CGIL

Connecting Italia

Oggi si festeggia l’unità d’Italia. Poiché alle 15:00 parteciperò a «Connecting Italia», la diretta «a rete unificata» delle micro web tv italiane organizzata da Altratv.tv, ho raccolto gli spot che negli ultimi mesi hanno celebrato l’unità d’Italia.

Connecting Italy

Ha cominciato il Ministero della Difesa, con la rappresentazione nostalgica della provincia italiana che abbiamo già discusso in Buon compleanno Italia.

Poi è arrivata la Rai che, per invitare a pagare il canone e per valorizzare la lingua dell’Italia unita, ha sottolineato le differenze fra i vari dialetti italiani, scatenando alcune polemiche, soprattutto di parte leghista ma non solo. In sintesi:

«È come sostenere che le lingue locali sono roba da barbari e l’italiano le ha finalmente cancellate» ha detto l’assessore leghista della regione Veneto Roberto Ciambetti.

«A mio giudizio — ha replicato Luca Serianni, docente di storia della lingua italiana all’università “La Sapienza” di Roma — è una contrapposizione artificiale. Dagli anni 50 abbiamo tutti imparato l’italiano e questo è un bene da tutelare. Se poi a casa si parla anche un’altra lingua va benissimo a patto che non diventi esclusiva. Altrimenti, da mezzo di comunicazione, il dialetto diventa mezzo di esclusione».

Concordo con Serianni, naturalmente: ben vengano i dialetti, anzi, sarebbe bello che ai bambini si continuasse a insegnare – in famiglia, non certo a scuola dove è già molto se imparano l’italiano – anche il dialetto, ma vogliamo forse tornare a parlare solo in dialetto?

Ecco tutti gli spot Rai, in sequenza:

Ma lo spot più colto, curato, appassionato l’hanno realizzato i ragazzi dell’Istituto Tecnico per Geometri “Oscar D’Agostino” di Avellino, che vedono la nostra storia dal 1861 a oggi come una serie di cadute e «risorgimenti», l’ultimo dei quali è… guarda qua:

Di queste e altre 150 cose parleremo nella diretta «a rete unificata» oggi alle 15:00. Ci puoi seguire qui: Altratv.tv.

Qualche riflessione post-elezione

Nei giorni scorsi Stefano Iannaccone di Sferapubblica mi ha chiesto di commentare i recenti risultati elettorali italiani. Queste sono le domande che mi ha fatto Stefano:

1) Molti hanno definito la campagna elettorale 2008 “moscia”, tuttavia gli scontri non sono mancati, specialmente all’interno delle rispettive aree politiche. Berlusconi con Casini, Boselli e Bertinotti con Veltroni. Quanta visibilità hanno ottenuto queste contrapposizioni rispetto al duello Pdl e Pd?

2) L’unico confronto veramente aspro tra le due grandi coalizioni è stato tra Berlusconi e Di Pietro. I toni forti, compresi quelli della Lega, sembra abbiano pagato in termini di consensi…

3) La rimonta del Pd non c’è stata. Per lei qual è stato il motivo, o la serie di motivi, che più ha inciso sul risultato del voto? Quale strategia di comunicazione ha funzionato meglio?

4) In questa breve campagna, Internet è stato “promosso” dai partiti. Alcuni dei quali, come An, Pd e Sa, hanno dedicato momenti specifici creati esclusivamente per il web. È l’inizio di una nuova concezione di campagna elettorale anche in Italia?

5) Le iniziative sul web e i siti creati dai partiti hanno contribuito a intercettare nuovo consenso o piuttosto sono stati una nuova modalità di mobilitazione dei volontari sul territorio? Quale tendenza prevede per il futuro in merito al rapporto tra Internet e dinamiche di voto?

Qui puoi leggere le mie risposte, che Stefano ha riassunto col titolo «La campagna elettorale ha allontanato i cittadini dalla “casta”». Mi piacerebbe sapere quali sono i tuoi pensieri postelettorali; non è necessario che t’improvvisi politologa o politologo: basta qualche impressione isolata, bastano anche le tue emozioni, purché motivate e rispettose di chi non la pensa come te.

Puoi commentare qui sotto o su Sferapubblica, come preferisci. Grazie!