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Bernardo Bertolucci e l’Alka-Seltzer

Ultimo tango a Parigi, scena del burro

Nei giorni scorsi si è acceso un dibattito su quanto dichiarato da Bernardo Bertolucci sulla famosa scena con il burro dell’Ultimo tango a Parigi. QUI le opinioni di Archibugi, Lipperini, Repetti, Stancanelli su Repubblica Sera. QUI anche l’opinione di Marina Terragni. Riprendo per esteso l’intervento che Ivano Porpora ha mandato a Loredana Lipperini venerdì scorso, perché lo trovo particolarmente equilibrato e lucido. Ma anche duro, della stessa durezza che ha la realtà. La vita. Continua a leggere

Scuola: che genere di concorso?

Il Laboratorio di studi femministi «Anna Rita Simeone» Sguardi sulle differenze, dell’Università di Roma «La Sapienza», ha scritto in questi giorni una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della
Ricerca Francesco Profumo e, per conoscenza, al Ministro del Lavoro e
delle Politiche Sociali, con delega alle Pari Opportunità, Elsa Fornero
(i grassetti sono miei):

Egregio signor Ministro, a scrivere è un gruppo di studiose specializzate negli studi umanistici, la maggior parte delle quali docente nella scuola e nell’università. Alcune di noi vivono e insegnano all’estero, molte altre vi hanno trascorso importanti periodi di formazione professionale. Siamo perciò abituate a confrontarci con i continui cambiamenti che interessano le nostre discipline, sia per la scelta delle metodologie di analisi sia per l’individuazione degli oggetti di indagine.

Siamo, in altre parole, cittadine europee pienamente immerse nel nostro tempo, interessate a partecipare attivamente alla definizione del modo di essere nel mondo delle generazioni presenti e future. Molte di noi sono precarie, e si apprestano a far parte dell’esercito di candidati che si sta preparando a sostenere la procedura di selezione prevista dal concorso a posti e cattedre, decreto del direttore generale per il personale scolastico n. 82 del 24 settembre 2012.

Concorso scuola 2012

La nostra decisione di scriverle questa lettera è derivata non solamente dall’esigenza di manifestare un profondo disaccordo sul piano intellettuale e scientifico, ma anche dal disagio e dal disappunto da noi avvertiti in qualità di cittadine, in seguito alla lettura delle indicazioni sulle prove d’esame e i relativi programmi contenute nell’allegato 3 del bando di indizione del concorso.

Intendiamo cogliere questa occasione per riaprire pubblicamente il dibattito intorno a una questione, quella del genere e della sessuazione del sapere, che in molti paesi europei è ormai data come punto di partenza per la pianificazione pedagogica e didattica, ma che per varie ragioni storiche e culturali non riesce ad essere assunta come elemento centrale nell’agenda politica (e utilizziamo questa parola nel senso più ampio e nobile del termine) all’interno delle istituzioni italiane. In questo senso, il bando riflette le profonde contraddizioni di una società che continua a mettere in atto meccanismi sessisti senza riconoscere le trasformazioni del presente, né le questioni di genere.

Il bando di un concorso pubblico non si limita solo a indicare procedure e scadenze. Nel momento in cui fissa i criteri di valutazione, include o esclude, delinea anche un modello e un’immagine di quello che sta cercando. Allo Stato servono insegnanti che guidino il percorso di formazione dei giovani cittadini e delle giovani cittadine. Ma che caratteristiche devono avere? Il nuovo insegnante e la nuova insegnante devono innanzitutto avere un sicuro dominio delle materie di insegnamento, conoscere i presupposti epistemologici delle singole discipline e conoscere le lingue straniere; devono saper usare internet e dominare gli strumenti informatici. Appare chiaro che chi ha stilato il bando avesse in mente un’immagine di insegnante moderno/a, al passo con i tempi e pronto/a a costruire un percorso che porti la scuola italiana in Europa. Questo lodevole intento, però, si scontra miseramente con l’arretratezza dei programmi ministeriali e delle indicazioni che solo due anni fa sono state fornite dal ministero per le singole discipline. E il centro di tale arretratezza sta nella sistematica e persistente ignoranza di tutto ciò che nell’ambito dell’insegnamento riguarda il genere. Basta scorrere gli elenchi di autori che il candidato dovrebbe innanzitutto conoscere: tra i filosofi, nemmeno una donna; tra gli scrittori, una sola, Elsa Morante; nel programma di storia non c’è alcun accenno alla storia delle donne a alle questioni di genere; tra i fatti notevoli del Novecento non è menzionato il femminismo. Quando si parla di educazione linguistica non c’è nessun riferimento al linguaggio sessuato. Quando si parla di geografia, non c’è nessun accenno al genere come categoria di indagine. Quando nel programma di letteratura italiana si richiede di conoscere i principali orientamenti critici, l’elenco esemplificativo comprende i nomi di E. Auerbach (1892-1957), L. (sic!!) Contini (1912-1990), C. Segre (1928-), B. Croce (1866-1952). E basta. Ancora, niente donne, ancora nessun riferimento ai gender studies come prospettiva critica di rilievo.

Le istituzioni hanno di nuovo preso la parola su un modello di scuola, di apprendimento e di insegnamento. Riteniamo che sia giunto il momento di denunciare con forza come lo Stato continui a comunicare un’idea di sapere nel quale le donne e la differenza sessuale non trovano posto e la questione della relazione tra uomini e donne non è nemmeno minimamente sfiorata, anzi è del tutto rimossa. Che genere di formazione per i cittadini e le cittadine, quando i programmi sui quali questa si fonda pretendono ancora di presentare la finzione di un sapere neutro, asessuato? In che modo formare giovani cittadine forti e consapevoli, quando tutto il mondo a scuola non parla di loro, non parla a loro?

Si potrebbe obbiettare che le ultime Indicazioni nazionali ribadivano il principio, peraltro sancito dalla Costituzione, dell’autonomia dell’insegnamento, e della conseguente facoltà di ogni insegnante di adottare e promuovere quegli approcci e indirizzi epistemologici che ritenesse più validi all’interno della propria disciplina. Sarebbe un’obiezione assai debole, perché è evidente che questioni di tale rilevanza sociale e culturale non possono essere relegate solamente nell’ambito della tutela dei diritti e della libertà individuale o del principio dell’autonomia scolastica. Sulla base dei parametri indicati dal bando, il sapere di un/una insegnante attento/a ai meccanismi di genere, che determinano la formazione della tradizione e la storica scomparsa o marginalizzazione delle donne, costituirebbe un elemento accessorio, non essenziale rispetto al bagaglio di competenze che renderebbero costui/costei idoneo/a all’esercizio della professione. Allo Stato dunque non interessa che chi insegna sia in grado e voglia spiegare in maniera rigorosa e scientificamente aggiornata i meccanismi che hanno portato, per esempio, ad avere un canone letterario in cui tra trentacinque scrittori elencati solo una donna è stata ritenuta degna di menzione?

Una scuola per l’Europa non può lasciare le questioni di genere ufficialmente fuori dalla porta. La domanda che le poniano è dunque: non le sembra giunto il momento di smettere di farle entrare dalla porta di servizio?

Laboratorio di studi femministi «Anna Rita Simeone», Sguardi sulle differenze, Università di Roma «La Sapienza»

Postato anche da Loredana Lipperini e Giorgia Vezzoli.

Quattro chiacchiere su SpotPolitik con Eco e Testa

Domani alla libreria Feltrinelli di piazza Piemonte 2 a Milano, alle ore 18:30, ho l’onore e il piacere di chiacchierare di SpotPolitik con Umberto Eco e Annamaria Testa. Clic per ingrandire:

SpotPolitik presentazione a Milano

Colgo l’occasione per raccogliere qui tutte le recensioni, segnalazioni e interviste che il libro ha ottenuto finora, su carta e on line, ringraziando ancora una volta chi mi ha dedicato tempo e attenzione.

Sulla carta (in ordine cronologico decrescente):

Il Mondo, 25 maggio 2012, Antonio Calabrò “Questa pazza, pazza politica”

La Gazzetta del Mezzogiorno, 16 aprile 2012, Gino Dato “Dimmi come parli e ti dirò che politico sei”

Repubblica, 25 marzo 2012, Luca Sancini “Errori e orrori dei politici in tv”

Europa, 17 marzo 2012, Roberto Fagiolo “Perché la casta non sa comunicare”

Repubblica, 13 marzo 2012, Anais Ginori “Uomini che copiano le donne”

Repubblica, 3 marzo 2012, Giovanni Valentini “Quando le donne non fanno notizia”

Corriere della sera, 2 marzo 2012, Maria Antoniettà Calabrò “McLuhan aveva torto: nei discorsi dei politici serve più sostanza”

On line (in ordine cronologico decrescente):

Blog Adci (Art Directors Club Italiano), 6 giugno 2012, Massimo Guastini “Giovanna Cosenza ‘one of us'”

Server Donne, 28 maggio 2012, “SpotPolitik. Marzia Vaccari intervista Giovanna Cosenza” (video)

Nybramedia, 19 maggio 2012, Armando Adolgiso “Intervista su SpotPolitik”

Il corpo delle donne, 5 maggio 2012, Lorella Zanardo “Votate domani? Leggete SpotPolitik!”

Spinning Politics, 22 aprile 2012, Walter Di Martino “Oltre la SpotPolitik”

Tafter Cultura e Sviluppo, 17 aprile 1012, “Recensione a SpotPolitik”

Lipperatura, 30 marzo 2012, Loredana Lipperini “Ciao, casalinga leccese”

Il mestiere di scrivere, 26 marzo 2012, Luisa Carrada “SpotPolitik: se la conosci la eviti”

Nybramedia, 16 marzo 2012, Armando Adolgiso “Recensione a SpotPolitik”

Valigia Blu, 14 marzo 2012, Matteo Pascoletti “SpotPolitik. Perché la ‘casta’ non sa comunicare”

Nuovo e utile, 8 marzo 2012, Annamaria Testa “La destra, la sinistra, il web e una bella storia cominciata su NeU”

Nazione Indiana, 7 marzo 2012, Orsola Puecher “SpotPolitik di Giovanna Cosenza”

Il Comizietto, 5 marzo 2012 “Recensione a SpotPolitik di Giovanna Cosenza”

L’incredibile storia della censura nelle biblioteche venete

Sto seguendo su Giap e Lipperatura l’incredibile storia dell’assessore alla cultura della Provincia di Venezia Raffaele Speranzon, che nei giorni scorsi ha chiesto il ritiro dalle biblioteche civiche (sic!) dei libri degli autori che nel 2004 firmarono un appello per Cesare Battisti.

Nella lista dei «banditi» ci sono, fra gli altri: Valerio Evangelisti, Massimo Carlotto, Tiziano Scarpa, Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Giorgio Agamben, Girolamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Christian Raimo, Sandrone Dazieri, Loredana Lipperini, Marco Philopat, Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Antonio Moresco, Carla Benedetti, Stefano Tassinari, Wu Ming.

Incredulità e angoscia sono le emozioni che mi hanno presa alla gola dal primo istante in cui ho letto la notizia.

Segui questi link e fa’ circolare le informazioni: più persone protesteranno, più è probabile che l’assessore si dimetta o sia indotto a farlo:

Da Venezia partono i roghi di libri: vogliamo fare qualcosa?

Pennac fuorilegge a Venezia

La provincia contro Speranzon

Il contesto

Dagli scaffali si tolga Saviano

Le reazioni

Aggiornamento sul #rogodilibri veneziano: cosa siamo riusciti a fare

To be continued… e speriamo in un lieto fine. 😦


Non è un paese per vecchie

È il titolo dell’ultimo libro di Loredana Lipperini, il seguito dell’indagine che ha cominciato con Ancora dalla parte delle bambine.

Cover "Non è un paese per vecchie"

Devo a questi due libri l’amicizia con Loredana. Non ci eravamo mai conosciute e ci siamo incontrate in rete, quasi quattro anni fa, su questi due temi dolorosi: la discriminazione delle donne e quella dei vecchi e delle vecchie.

Due libri che vengono dall’incessante lavoro che Loredana fa su Repubblica, ma soprattutto in rete, sul seguitissimo Lipperatura, il blog dove ogni giorno lancia temi e questioni, rispondendo punto per punto alle decine (a volte centinaia) di commenti che le piovono addosso.

Non è un paese per vecchie è un libro che smonta uno a uno i pregiudizi sull’età e risponde con lucidità a questa domanda: in un paese dove la speranza di vita è 78,3 anni per gli uomini e 84 per le donne (Istat 2007) e questo dato continua a crescere, un paese in cui un italiano su cinque ha più di 65 anni e il 5,6% dei cittadini supera gli 80 (annuario Istat 2008), un paese in cui però nessuno si definisce «vecchio» e solo pochi si dicono «anziani» (il 15%, secondo un’indagine Demos-Coop 2007), ebbene, in questo paese, quando si smette di essere giovani e si comincia a essere vecchi?

Sei vecchio quando sei povero, ecco l’amara realtà: «finché […] si è belli, ricchi, magri, tonici, ben vestiti, di successo e sorridenti, non si è vecchi» (p. 70). Il che vale per tutti, con un’aggravante per le donne che, poiché da giovani lavorano meno degli uomini e hanno stipendi più bassi, finiscono più facilmente nel girone dei «poveri dunque vecchi».

È un libro duro, quello di Loredana. Ma devi assolutamente leggerlo perché ti fa capire molte cose. E te le fa capire qualunque età tu abbia, per una ragione che aveva ben sintetizzato Simone de Beauvoir, che Loredana cita in chiusura:

«Quando si sia compreso qual è la condizione dei vecchi, non ci si può più accontentare di esigere una politica della vecchiaia più generosa, un aumento delle pensioni, alloggi sani, divertimenti organizzati. È tutto il sistema che è in questione, e l’alternativa non può che essere radicale: cambiare la vita» (p. 203).

Avrò il piacere di presentare Non è un paese per vecchie, assieme all’autrice e Wu Ming 1, sabato 11 dicembre al Modo Infoshop, via Mascarella 24, 40126 Bologna. Ti aspettiamo!

La crisi dei giornali

C’è qualcosa di cui in Italia i media non parlano abbastanza: il terribile calo di vendite dei giornali italiani negli ultimi anni. Nuovo e utile la scorsa settimana riprendeva, fra l’altro, la riflessione fatta qui sulla campagna Fieg «Chi legge, si vede», corredandola con questi dati:

Secondo i dati presentati a fine giugno dall’Osservatorio tecnico Carlo Lombardi, nel 2009 la diffusione dei quotidiani è scesa sotto i 5 milioni di copie giornaliere, cioè ai livelli del 1939. I periodici non vanno meglio. Gli editori hanno un sacco di problemi (non ultimo quello dei resi, oltre il 30% per i quotidiani e oltre il 45% per i periodici) ed è ovvio che siano preoccupati: tanto da varare una campagna per reclutare nuovi lettori [i link sono nel testo originale, i grassetti miei].

È da tempo che volevo cercare dati. Allora ho fatto qualche giro in rete e ho trovato innanzi tutto il Rapporto 2010 sull’industria italiana dei quotidiani dell’Osservatorio Carlo Lombardi). Da cui questa immagine del calo:

Il calo delle vendite dei giornali in Italia

Poi la Relazione del Presidente della Fieg Carlo Malinconico al WAN IFRA ITALIA 2010.

Poi ancora questo articolo su Step 1 «Diffusione “in rosso” per tutti i maggiori quotidiani nazionali. Cala anche la free press» del 27 giugno 2010:

Sono stati diffusi giovedì 24 giugno i dati “Accertamenti diffusione stampa” sull’andamento delle vendite dei quotidiani italiani. Se ne ricava che, tra il marzo 2000 e il marzo 2009 il Corriere della Sera ha perduto il 15% delle copie diffuse (e il 14% in edicola): da 603.000 a 512.000 al giorno. Nello stesso periodo La Repubblica ha subìto una flessione di oltre 53mila copie (-10%,): da 523.000 a meno di 470.000. Il calo in edicola del quotidiano diretto da Ezio Mauro è del 9,5% e la somma dei due principali quotidiani concorrenti è scesa al di sotto di un milione di copie.

Una diminuzione consistente ha fatto registrate anche Il Sole 24 Ore (diffusione -15%): da circa 330.000 a 278.000 copie (edicola -10%). Si è arrestata l’espansione della free press: E Polis è in calo da qualche mese e a marzo ha visto la propria diffusione calare di oltre quarantamila copie: da 482.000 a 438.000. Il Giornale si mantiene a 186mila copie, edicola +1%), l’Unità recupera leggermente (diffusione +8%, edicola +6%): 52.000 copie.

Insomma, c’è lavoro per diverse tesi di laurea.

Per esempio una tesi magistrale che faccia una ricognizione completa sui dati delle vendite, analizzi con taglio semiotico il modo in cui (non) vengono trattati dalla stampa cartacea (mentre sono discussi sul web), e prosegua analizzando le strategie di azione e comunicazione del governo e della Fieg per reagire (si fa per dire) a questa situazione.

Per concordare e impostare il lavoro vieni a ricevimento (ma leggi, prima, i documenti che ho linkato e riguardati almeno: Nuovo e utile: Le persone parlano di cose?, Lipperatura: Parole parole parole, Dis.amb.ig.uando: Chi legge, si vede).

Maschi e femmine nella letteratura per teens

È da un po’ che con Loredana Lipperini diciamo che ci vorrebbe una ricerca sulla rappresentazione dei generi sessuali nella letteratura per adolescenti.

Perché?

Spiegava Loredana in un post del 15 ottobre 2009, citando Vanna Vannuccini di Repubblica:

«I livelli della lettura in Italia restano drammaticamente bassi: solo il 44 per cento degli italiani – dai sei anni in su – legge almeno un volume l’anno, più di cinque italiani su dieci non aprono mai un libro.

Ma un filo di speranza viene dai ragazzi (e soprattutto dalle ragazze, che leggono molto di più dei maschi della stessa età). Leggere un libro, entrare in libreria a dare un’occhiata, continua ad avere un significato accanto agli altri comportamenti diffusi tra i giovani come mandare sms, chattare su internet e ascoltare l’ipod.

I ragazzi dai 6 ai 17 anni leggono 13 punti in percentuale più degli adulti, anche se c’è il timore che poi diventino come i loro padri: la percentuale dei lettori, che è del 63,6 tra gli undici e i quattordici anni, scende al 55,8 tra i quindici e i diciassette.»

Detto questo, il problema è che i modelli maschili e femminili e le relazioni fra i generi sessuali che i libri per adolescenti (specie in Italia) raccontano sono spesso analoghi a (o peggiori di) quelli della tanto vituperata televisione e dei magazine di massa.

Generalizzando e semplificando:

(1) per le ragazze, la bella che punta tutto sull’uso spregiudicato di un corpo mozzafiato, come quello dell’eroina di Buio, romanzo di Elena P. Melodia;

(2) per i ragazzi, una inquietante oscillazione fra un principe azzurro tradizionale, un bellone dotato di potere (soldi?) e un picchiatore (si pensi allo Step di Tre metri sopra il cielo).

(3) altri generi sessuali?

Il tema merita più di un approfondimento, a vari livelli e su diversi corpora testuali, italiani e internazionali.

Per cominciare, cerco una tesi di laurea magistrale. Ulteriori informazioni a ricevimento. Ma prima di venire a trovarmi leggi almeno:

Lipperatura, Invettiva alla vecchia maniera, 12 ottobre 2009

Lipperatura, Perché il libri fanno male (alcuni), 14 ottobre 2009

Lipperatura, Dalla parte dei ragazzini, anche, 15 ottobre 2009