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Studio, dunque scrivo, di @LuisaCarrada e Claudia Trequadrini

Studio, dunque scrivo

È imperdibile Studio, dunque scrivo, l’ultimo lavoro di Luisa Carrada – che su questo blog non ha bisogno di presentazioni – e Claudia Trequadrini, insegnante all’Istituto Guglielmo Marconi di Pescara. In parte ispirato a Lavoro, dunque scrivo! Creare testi che funzionano per carta e schermi, il libro mostra subito una grande autonomia e originalità rispetto non solo al lavoro che Luisa fa da quindici anni sulla scrittura, ma a qualunque libro su questo tema che sia circolato in Italia negli ultimi tempi. Per niente facile, infatti, scrivere un libro che sia nello stesso tempo: Continua a leggere

«Caro Matteo Renzi…»: la lettera dei freelance tartassati dalla legge di stabilità

Freelance

Rilancio dal blog di Luisa Carrada, nella speranza di poter contribuire anch’io nel mio piccolo, pur non essendo una freelance, a convincere Renzi a “cambiare verso” su questo tema:  Caro Matteo Renzi…

La prima recensione non si scorda mai. E nemmeno la seconda

Cover di Stasera mi butto

Stasera mi butto è il mio primo esperimento narrativo, perciò la prima recensione positiva mi ha fatto più effetto – gioia, incredulità, vergogna, paure varie – di quelle che ho ricevuto per la saggistica. C’è sempre una prima volta, si sa. A onor del vero, anche la seconda recensione mi ha mandata in KO. Allora: la prima è di Till Neuburg, che l’ha fatta circolare su alcune mailing list, e la puoi leggere qui di seguito; la seconda è di Luisa Carrada, e la trovi sul suo blog. Grazie Till, grazie Luisa. 😀 Continua a leggere

A Natale fatti un regalo: migliora la tua scrittura

Manca una settimana a Natale e ho pensato di fare qualcosa di utile suggerendo qualche buon libro da regalare (e regalarsi) per le feste.

Questo è il primo, uscito in ottobre: Lavoro, dunque scrivo! Creare testi che funzionano per carta e schermi (Zanichelli) di Luisa Carrada. È imperdibile per chi studia o lavora nella comunicazione, ma non solo: tutti affrontiamo ogni giorno il problema di trovare le parole e le forme giuste per una mail, il verbale di una riunione, un elenco di istruzioni, un sito web, la lettera di accompagnamento di un curriculum. E il tema si ripresenta sui social media e in mille altre occasioni.

Lavoro, dunque scrivo!

Lavoro, dunque scrivo! ha un duplice vantaggio: per quanto corposo (469 pagine) è piacevole e scorrevolissimo da leggere, quasi fosse un romanzo, perché Luisa scrive benissimo (ce ne dà prove continue sul suo blog).

Ma il volume può essere acquistato, conservato e consultato come un reference book, una piccola enciclopedia della scrittura professionale contemporanea, in cui c’è tutto ma proprio tutto: una guida che ci accompagna lungo il processo di scrittura (dalla progettazione alla revisione del testo, fino alle nuove forme di curation), un approfondimento sulla sintassi (frasi brevi o lunghe? verbo attivo o passivo? congiuntivo o no?), uno sul lessico (come trovare la parola giusta), uno su come ordinare le informazioni, uno sulla lettura. E poi microtesti, figure retoriche, presentazioni di numeri, tutto affrontato in modo semplice, ordinato, sistematico. C’è persino una riflessione sullo stile e sul tono di voce che farebbe invidia a un corso di scrittura creativa.

Il tutto è puntualmente corredato da esercizi e indicazioni pratiche per metterci alla prova, e da esempi che ci fanno toccare con mano come può essere un testo prima e dopo l’intervento di Carrada.

In questo libro, insomma, una delle più competenti e affermate professioniste di business writing in Italia ha concentrato, riorganizzato e trasformato in lettura agile per tutti il meglio dei suoi ultimi dieci anni (almeno) di lavoro: sta a noi leggerlo, rileggerlo, studiarlo, adattarlo, farne pratica quotidiana. Un libro utile anche a chi pensa di non averne bisogno (sicuro, che non ne ha bisogno?), perché il lavoro per migliorare la propria scrittura dura tutta la vita.

Consigli a un/a giovane (e meno giovane) che cerca lavoro

Alcuni suggerimenti utili per un/a giovane che cerca lavoro (con una laurea nel settore umanistico ma non solo) vengono dal sito Nuovo e utile di Annamaria Testa, che ieri ha aperto sul tema:

  1. A partire dalla vostra formazione e dalle vostre capacità, cercate di capire a quale profilo professionale potreste aspirare. E di capire qual è il nome di quel profilo. Siate specifici.
  2. Informatevi sull’azienda alla quale vi state rivolgendo, e fate capire che ne sapete qualcosa. Ricordate che la prima, o una delle prime domande di qualsiasi colloquio è “che cosa sa lei della nostra azienda?”
  3. Quando dico “documentatevi” intendo “dedicate diversi giorni” (non qualche decina di minuti). Siate sistematici. Approfondite.
  4. Prima cominciate, meglio è. Un lavoro non si trova subito. Possono essere necessari mesi (cinque in media. Ma date un’occhiata a tutti gli altri dati a questa pagina). Iniziate a guardarvi in giro e a documentarvi prima ancora di finire la tesi. E se siete così fortunati da trovare un’opportunità interessante, acchiappatela al volo.
  5. A proposito di rete: considerate che ormai è un luogo frequentato dalle imprese per la ricerca di info sul personale.
  6. Siate accurati. Un curriculum pieno di refusi viene cestinato. Un curriculum disordinato o sgrammaticato viene cestinato. Una mail d’accompagnamento superficiale, generica o poco cortese fa una pessima impressione. E aggiungetele sempre, due righe (mirate) di accompagnamento.
  7. Non aspettatevi che tutti vi rispondano: purtroppo non succede. Ma cercate comunque di trasmettere, in quanto scrivete o dite, il vostro entusiasmo, la vostra disponibilità, la vostra speranza e la vostra dignità di giovani donne e uomini che stanno affrontando una sfida importante, e vogliono farlo al meglio.

Altre dritte, sempre di Annamaria Testa, si trovano QUI e QUI.

Arnald Lobby del lavoro

Lo stesso tema è stato ripreso anche da Luisa Carrada, che ha riportato lo stralcio di una lunga intervista («Ripensare l’economia, riscoprire i valori») a un altro big della pubblicità, Giancarlo Livraghi. Ne riprendo un paragrafo importante, perché allarga il tema della ricerca del lavoro anche ai meno giovani, spesso dimenticati dalla retorica giovanilista che ricorre nel discorso politico e giornalistico dominante:

C’è un po’ di retorica nel pensare “solo” ai giovani, quando la situazione sta pesando su tutti. È diffusa, per esempio, la barbara stupidità per cui una persona di cinquant’anni, che in qualche pasticcio della “crisi” ha perso il lavoro, si sente dire che “è troppo vecchia” per poterne avere un altro. Così si perdono energie importanti – e si rischia anche di togliere il sostegno della famiglia ai giovani che non hanno ancora trovato un lavoro.

Per giovani e meno giovani, nonostante la crisi Livraghi è incoraggiante:

Non è mai del tutto vero che il lavoro “non si trova”. Non è facile, ma non è impossibile. La fatica, l’attesa, le delusioni possono essere snervanti – ma, presto o tardi, le occasioni ci sono. Occorre allargare la prospettiva, per scoprire anche percorsi diversi da quelli che si avevano in mente. Avere continuamente attenzione, ostinazione e pazienza – per capire dove si nascondono le possibilità. C’è il rischio che passino inosservate mentre si sta guardando da un’altra parte.

Leggi QUI il resto dell’intervista. A questo Luisa Carrada aggiunge – per giovani e meno giovani – un’attenzione al tema della passione. Consiglia infatti

di allargare la prospettiva e non fissarsi sul lavoro dei sogni. A volte alla prova dei fatti si rivela non essere affatto tale, mentre il lavoro dei sogni ti sorprende perché non lo avevi affatto sognato. A me, almeno, è successo così. Ci ho messo un bel po’, però :-) E in ogni caso mi ha aiutato il n° 5 di Steal like an artist: Side projects and hobbies are important. Mai mollare le passioni, soprattutto nei momenti peggiori.

Last but not least, ricordo una riflessione, sempre di Luisa, sul fatto che non basti mandare cv per trovare lavoro, né basti mandare mail: la telefonata e l’incontro faccia a faccia restano fon-da-men-tà-li anche in tempi di web avanzato.

Uno stage a Milano e un lavoro a Roma

Oggi due buone notizie per chi cerca lavoro. Sulla serietà della prima fonte garantisco io; sulla seconda, Luisa Carrada.

Ecco lo stage (con rimborso spese) a Milano:

Importante azienda organizzatrice di eventi e manifestazioni fieristiche a livello internazionale, ricerca 2 stagisti da inserire nell’area commerciale.

Il/la candidato/a sarà inserito/a in un ruolo di supporto commerciale e si occuperà di:

  1. gestione delle attività di back office;
  2. preparazione del materiale informativo e della documentazione necessaria per la realizzazione delle manifestazioni;
  3. supporto alla segreteria commerciale nella gestione dei clienti;
  4. gestione delle visite.

È richiesta buona conoscenza della lingua inglese e del pacchetto Microsoft Office.

Sede dello stage: Milano. Rimborso spese mensile: 400 euro.

Invia il tuo curriculum vitae, dicendo che provieni da questo blog, a:

andrea.costanzi chiocciola cosmofarma.com

Questa è invece l’offerta di lavoro con sede a Roma, pubblicata due giorni fa da Luisa Carrada: Responsabile contenuti cercasi.

In bocca al lupo! 🙂

Lo storytelling di Facebook

Facebook ha raggiunto 500 milioni di utenti nel mondo. Lo ha annunciato con un video mercoledì 21 luglio lo stesso fondatore Mark Zuckerberg che, nel commentare l’evento, ha detto di essere felice non tanto del numero quanto delle innumerevoli storie che ogni giorno gli arrivano da tutti gli angoli del mondo, a testimoniare l’incidenza di Facebook nella vita delle persone.

Per questo ha pensato bene di inaugurare uno spazio dove ciascuno può raccontare la sua storia: http://stories.facebook.com/.

Ed ecco applicato anche a Facebook l’ultimo tormentone del marketing: lo storytelling (se non ne sai nulla, leggi il libro di Christian Salmon, Storytelling. La fabbrica delle storie, Fazi, 2008). A quelli che ancora si ostinano a salutarlo come una novità, ricordo che se ne parla – anche in Italia – almeno da quando, nel 2002, Luisa Carrada segnalava We all love a story: «Non è il titolo di una canzone – spiegava – ma quello di un articolo apparso sul prestigioso sito di web marketing ClickZ. Il tema: la comunicazione di prodotto business-to-business. La raccomandazione: non descrivete i prodotti, ma raccontate come riescono a cambiare la vita quotidiana della gente».

In questo ambiente di Facebook puoi leggere storie come quella di Açil Jerbi, giovane tunisino: «My name is açil im a normal teenager from tunisia. one day i was surfing the internet; i saw a blog of a canadian girl! so it was a love of first sight! its now 2years together; we chat, we like each other, im always dreaming about her and so she does; i became popular in canada and our story is weird; but we never met..i think its an impossible love we are so far away; could it be possible that we got marry one day?».

O quella di Patti Giddy, di Cape Town: «Hearing the news of my son’s death was one of the loneliest moments in my life, but after a few hours, a beautiful outpour of love and wonderful memories were posted on his Facebook page. Through Facebook, our family has been able to draw incredible comfort and consolation. Thank you for making this world a more human place as we share so much of our lives through you».

Ma c’è anche Riccardo Fride, di Dolo, Veneto: «I promoted a fundraising campaign to support Associazione “IL PORTICO” in empowering its theater with disabled people program. FB helped me to spread the voice, gain supporters, finding donors, generate buzz! The result was 2K € and professionals helping this program to develop and grow! One year after there’s one new performance of this incredible performers ready to be shown! Thank you FB! :)».

Prevedo che prima o poi uscirà un libro con le storie migliori. Ti conviene metterci subito la tua.

Vedi mai ti facesse ottenere i 15 minuti di celebrità di cui parlava Warhol. 😉