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Macelleria italiana. Siamo italiani!

Mi scrive Roberto, studente in Scienze della comunicazione all’Università di Bergamo, che vive e risiede a Treviglio, in provincia di Bergamo:

«Treviglio (Bg). Un macellaio espone il cartello “Macelleria italiana. Siamo italiani!” accompagnandolo con la bandiera tricolore. Molti accusano di razzismo i due giovani che gestiscono la macelleria (vedi questa notizia Ansa).

I macellai invece – di origine calabrese – rispondono che il cartello è stato appeso perché in città giravano voci che loro fossero marocchini o albanesi, che importassero la carne e che la macellassero con metodo islamico (carne halal). Secondo i macellai la gente non entrava più a comprare la carne da loro perché, in qualche modo, non si fidava della loro carne.

In effetti la scritta “Siamo italiani” ha a mio avviso diverse implicazioni che sono sfuggite ai giovani macellai. Lei cosa ne pensa? Qui ci si divide tra chi li definisce razzisti e chi invece sottolinea che, mentre i musulmani sono liberi di scrivere “macelleria islamica”, gli italiani non possono dichiarare che la loro carne sia “italiana”.»

Macelleria italiana. Siamo italiani!

Sono d’accordo con Roberto: nel momento storico che stiamo vivendo, con le polemiche recenti su quanto siano o non siano razzisti gli italiani, il cartello si presta a letture discriminatorie nei confronti di altre etnie, sia dentro che fuori Treviglio.

Da quel che so, Treviglio è il comune della provincia di Bergamo con la più alta percentuale di immigrati stranieri dopo il capoluogo: Wikipedia dice che sono quasi il 10% dei residenti e vengono soprattutto, a scalare, da Albania, Egitto, Marocco e Romania. Ora, per quanto numerosi, sono sempre minoranze, che per giunta incontrano spesso (se non a Treviglio, nel resto d’Italia) difficoltà di integrazione.

Dunque l’obiezione di chi considera «discriminatorie al contrario» le accuse piovute sui macellai (gli altri possono scrivere «macelleria islamica», noi non possiamo dire «macelleria italiana») non tiene. Il cartello «Macelleria italiana. Siamo italiani!» (con tanto di punto esclamativo, come dire: «Attenzione!» o «Evviva!»), potrebbe essere considerato alla pari di un cartello che dicesse «macelleria islamica» o «macelleria albanese», solo in una società perfettamente pacificata e paritetica dal punto di vista dei rapporti fra le diverse etnie, razze e religioni. Una situazione che possiamo sognare, ma che per ora in Italia non c’è.

A sentire le dichiarazioni dei due giovani macellai e dei cittadini che li hanno sostenuti realizzando addirittura un video, le loro intenzioni non erano né razziste né discriminatorie. Ma quel cartello è andato a toccare un nervo scoperto della nostra società, un punto dolente su cui gli italiani sono divisi.

Perciò appenderlo è stato un atto di ingenuità, nel senso che non credo si immaginassero di essere accusati di razzismo. Ma certo volevano far leva su un desiderio che evidentemente considerano diffuso a Treviglio: mangiare carne «macellata in Italia» e non altrove. Con tutti gli impliciti che gli altri abitanti di Treviglio (e molti italiani), se non loro, aggiungono al concetto di «carne macellata in Italia»: più adatta a certi tipi di cottura, più tenera, ma anche più controllata dal punto di vista igienico, più sicura, e così via.

PS: Una versione modificata di questo articolo è apparsa oggi anche sul Fatto quotidiano.