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I volti tumefatti di Madonna, Miley, Gwyneth non combattono la violenza: la riproducono, la confermano, la estetizzano

Madonna contro la violenza

Non mi è piaciuto affatto che quest’anno, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ci si mettessero anche loro, le big star internazionali: Madonna, Miley Cyrus, Gwyneth Paltrow, Emma Watson, Angelina Jolie e altre, tutte a farsi fotografare dall’artista AleXsandro Palombo con il volto pieno di lividi, tumefazioni, sangue rappreso e gonfiori, tutto finto naturalmente, a colpi di trucco e fotoritocco, come se fossero state picchiate e violentate. È da anni che dico e ripeto che non si combatte la violenza con immagini che la esprimono Continua a leggere

Madonna e l’invecchiamento fisico

Ho sempre osservato con interesse il trasformismo fisico-stilistico di Madonna Louise Veronica Ciccone, perché vi ho sempre trovato una sintesi dei principali modelli che, di volta in volta, la musica pop mondiale propone ai nostri corpi.

Da qualche anno, poi, osservare le mutazioni di Madonna è interessante anche per capire quale sarà il modello di invecchiamento fisico che proporrà alle donne. Fin qui si è limitata a negare l’età che avanza: compie 54 anni in agosto, ma va in scena come ne avesse 25. Quanto potrà durare la negazione? Che farà a sessant’anni? E a settanta? Si eclisserà, come ha fatto la nostra Mina? O farà di sé una maschera, come Moira Orfei?

Poi è arrivato il video di «Girl Gone Wild». Sul momento ho pensato: «Niente di nuovo sotto il sole: Madonna torna all’estetica sado-maso degli anni Novanta». Poi però mi è venuta in mente una possibile soluzione: Madonna è già oggi un’icona gay, se consolidasse e rinforzasse questo ruolo, rendendolo ancora più esplicito, forte e insistito, circondandosi sempre e soltanto di gay, travestiti e transgender vari, potrebbe permettersi di diventare maschera di se stessa senza cadere nel ridicolo. Potrebbe sbizzarrirsi nel travestitismo più ardito – parrucche, cerone, giochi di ruolo – senza ricevere le accuse, che già oggi riceve, di essere una vegliarda che fa la ragazzina.

Immaginiamola a settantacinque anni, truccatissima da sciantosa d’inizio Novecento. Sarebbe come se dicesse: «Sono vecchia e mi dipingo, lo so, ma non temete: non lo faccio per sedurre i maschi etero, visto che mi circondo di gay. Lo faccio perché mi diverto, sono libera e faccio del mio corpo quel che mi pare, proprio come quelli che giocano sui confini sessuali nel modo più consapevole e autodeterminato».

Madonna potrebbe insomma scommettere, nei prossimi anni, su una combinazione tutta sua di Trans-GenderTrans-Age. Chissà se è questa la strada che ha in mente o se la faccio più furba di quel che è:

Meno cd, più concerti (e più cari)

Mentre in Europa si discutono la dottrina Sarkozy e il pacchetto Telecom contro la pirateria digitale (cioè contro coloro che scaricano musica e audiovisivi col P2P), i dati del mercato mondiale della musica vanno in una direzione piuttosto chiara.

Cito dalla tesi di laurea in Scienze della Comunicazione di Giulia Giapponesi «La distribuzione musicale nell’era del peer-to-peer: il caso dei Radiohead», discussa ieri mattina:

«Secondo il report annuale della IFPI, la più importante agenzia di analisi di mercato dell’industria musicale, nel 2008 globalmente le vendite di musica “physical” sono scese del 15,4% [physical sales include: audio formats (singles, LPs, cassettes, Cds, DVD Audio, SACD, MiniDisc) and mudic video formats (DVD, VHS, VCD)].

E anche se le “vendite digitalicontinuano ad aumentare (+24,1%) [digital sales refer to: sales via online and mobile channels and via subscriptions. Income from ad-supported services, mono/polyphonic ringtone income and bundled subscriptions], così come gli introiti provenienti da “performance rights” (+16,2%) [performance rights figures reflect monies received by record companies from collection societies for licenses granted to third parties for the use of sound recordings in music videos in broadcasting (radio and TV), public performance (nightclubs, bars, restaurants, hotels) and certain internet uses], queste crescite non coprono la perdita nel settore “physical”, che fa registrare un calo globale dell’industria musicale dell’8,3%.

I concerti invece vanno bene. Nonostane la crisi economica del 2008 il settore non ha dato segni di recessione. Secondo Billboard.biz l’industria dei concerti ha incassato nel mondo quasi 4 miliardi di dollari, stabilendo il suo record con una crescita di quasi il 13% rispetto all’anno prima.

La crisi si fa sentire poco e soprattutto sul numero di show che globalmente sono scesi del 6%. Nel dettaglio, in Nord America la media del ricavo del box office è salita del 18%, mentre la media di partecipazione agli eventi è salita del 6,3%.

Evidentemente quello che è salito è il prezzo medio dei biglietti. Secondo un articolo del Wall Street Journal, nel 2008 il costo medio per il biglietto di uno dei 100 concerti più grossi dell’anno è di $66,90, con un aumento dell’8% (+$4.83) rispetto al 2007 e superando il doppio della media dei prezzi del 1998.

[…]

Oggi il concerto non può essere in alcun modo considerato uno strumento promozionale per tirare le vendite degli album, neanche per i grandi artisti. È semmai vero il contrario. […] Gli artisti che avevano diradato i concerti durante il periodo d’oro dei CD, gli anni ’90, dall’inizio dell’ultimo decennio hanno ricominciato a fare tournée mondiali.

Un esempio per tutti quello di Madonna, che nel 2001 ritorna sul palco dopo otto anni di assenza con il Drowned World Tour, a seguito del quale ricomincia a fare tour ogni due anni, fino all’ultimo Sticky & Sweet, il tour dal guadagno più alto nella storia, che ha contato 3,5 milioni di spettatori per 85 shows e un incasso totale di 408 milioni di dollari.

Naturalmente i concerti sono sempre stati una parte importante del mercato musicale, ma mai come nel primo decennio del duemila sta crescendo l’industria che li gestisce e organizza.»

(G. Giapponesi, «La distribuzione musicale nell’era del peer-to-peer: il caso dei Radiohead», tesi di laurea in Scienze della Comunicazione, Università degli Studi di Bologna, a.a. 2008-2009, Sessione II, pp. 46-47).

Franceschini, Ceausescu e Madonna

Neanche a farlo apposta, dopo il post di ieri vengo a sapere di Dario Franceschini che, per commentare lo slittamento di Ballarò a favore della puntata di Porta a Porta sulla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi, paragona Berlusconi a Nicolae Ceausescu.

Così La Stampa riportava ieri la notizia:

Franceschini è durissimo: «Anche Ceausescu avrebbe avuto un po’ di orgoglio nel dire no a una rappresentazione» come quella annunciata per domani [stasera, n.d.r.] a Porta a Porta». Il segretario del Pd parla di «reality in cui i terremotati sono trasformati in comparse» e il presidente del Consiglio «andrà dentro le case, aprirà il frigorifero e dirà “che meraviglia!”». «Non si capisce – continua Franceschini – perchè utilizzare così il dramma delle persone». Per il segretario del Pd la consegna delle case ai terremotati «andava fatta» ma «non c’era bisogno di trasformarlo in uno show mediatico».

Come diceva Ugo in uno splendido commento che ti invito a rileggere, «occorre essere colti anche per offendere bene». Infatti. E occorre anche sapere, aggiungo, che se sbagli l’insulto o lo esageri, chi ti ascolta simpatizza subito con l’insultato.

Ho sentito perfino un paio di immigrati romeni, ieri, indignarsi per l’infelice uscita di Franceschini, prendendo le difese di Berlusconi al grido di: «Questa gente non ha idea di cosa sia una  dittatura!».

Hai notato, inoltre, che dopo la battuta su Ceausescu nessuno fa più caso al resto del commento di Franceschini, peraltro condivisibile?

Mi viene in mente quando, un anno fa, nel Get Stupid Interlude dello Sticky and Sweet Tour Madonna paragonava John McCain a Adolf Hitler e altri dittatori, per sostenere la candidatura di Obama. Una stupidaggine pianificata che scatenò subito un bel po’ di polemiche, come da sempre accade per le uscite di Madonna (puoi leggere QUI cosa dicevamo in proposito).

Ma nel caso di Madonna le polemiche sono programmate per attirare l’attenzione sul brand. E pazienza se non servono alla causa.

Nel caso di Franceschini?

La donna in croce

L’associazione Telefono Donna, una onlus nata nel 1992 per dare ascolto e consulenza a donne e famiglie in difficoltà, ha commissionato alla Arnold WorldWide una campagna affissioni per il 25 novembre, Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il manifesto raffigura una ragazza seminuda, sdraiata su un letto sfatto, in una posa che ricorda la crocefissione di Cristo; mentre la headline domanda «Chi paga per i peccati dell’uomo?», sotto si spiega: «Solo il 4% delle donne denuncia il proprio carnefice, le altre pagano anche per lui».

Telefono Donna, che lavora con il patrocinio del Comune di Milano, chiede allo stesso 500 spazi pubblici per le affissioni. La polemica infuria.

Ecco l’immagine (clicca per ingrandire):

telefono-donna-croce

L’ACCUSA

L’assessore al Decoro Urbano, Maurizio Cadeo (An) dice no al manifesto negli spazi del Comune. «Perché rispondere alla violenza con violenza?», domanda Cadeo. Della stessa opinione il capogruppo di An, Carlo Fidanza: «Il manifesto strumentalizza il simbolo della cristianità. In una città dove giustamente si sanziona chi viola il decoro pubblico, è giusto opporsi a questo tipo di campagne» (Il Corriere della Sera, Milano, 14 novembre 2008).

Il sindaco Letizia Moratti non si sbilancia, ma appoggia l’assessore: «È difficile dare giudizi, perché rischiano di essere personali. Lascio che sia Cadeo a decidere» (La Repubblica, Milano, 15 novembre 2008).

Alessandra Kusterman, ginecologa e responsabile del soccorso violenze sessuali della Mangiagalli: «Non avrei scelto un’immagine che ha a che fare con la sensibilità religiosa delle persone» (ibidem).

LA DIFESA

Si difende Stefania Bartoccetti, presidente di Telefono Donna e amica del sindaco Moratti: «Io sono cattolica praticante. La crocifissione vuole solo essere l’immagine della sofferenza estrema» (Il Corriere della Sera, Milano, 14 novembre 2008).

La senatrice del Pd Marilena Adamo: «Non trovo offensivo accostare alla sofferenza la figura di Cristo. A meno, naturalmente, che qualcuno non pensi che il problema sia proprio la sofferenza femminile. E poi, al di là del moralismo, dov’è tutta l’efficienza della giunta che si accorge sempre in ritardo delle cose collezionando brutte figure?» (La Repubblica, Milano, 15 novembre 2008).

Molto più drastico Oliviero Toscani: «Non ho visto le foto, ma non importa: censurare è subumano. Punto. non esiste peggior violenza della censura» (ibidem).

Vittorio Sgarbi si fa vivo da Salemi, dov’è sindaco: «Sono pronto a ospitare la campagna. La giunta milanese dovrebbe dimettersi, invece di continuare a menarla con queste stupidaggini» (La Repubblica, Milano, 13 novembre 2008).

RICAPITOLANDO

Non mi convincono né l’accusa né la difesa.

L’accusa di blasfemia era prevedibile. Penso a una vecchia copertina de L’Espresso, che nel gennaio 1979, per parlare della legge sull’aborto, raffigurava una donna incinta in croce. La copertina fu censurata e il numero ritirato. Ecco un’immagine (a scarsa definizione, ma è l’unica che ho sotto mano):

copertina-espresso-19-gennaio-1979

Penso alle polemiche suscitate in tutto il mondo da Madonna, che nel Confessions Tour del 2006, cantò Live to Tell su una croce per attirare l’attenzione sugli orfani per Aids in Africa.

madonna-in-croce

Si sa che la chiesa cattolica e altre chiese cristiane non tollerano che una figura femminile stia sulla croce: dimenticano – hanno sempre dimenticato – che durante le rivolte giudaiche del I secolo d.C. anche le donne furono crocifisse. Dimenticano che esiste una tradizione iconografica di sante crocifisse, come Santa Librada (spagnola, II secolo d. C.), Santa Vilgefortis (portoghese, XV secolo) e Santa Giulia (da Nonza, in Corsica, V sec. d.C.).

Ora, la Arnold WorldWide e il suo committente non potevano non sapere queste cose. L’hanno fatto apposta, naturalmente. Il principio è sempre questo: parlino bene o male, purché parlino. Non a caso, a difendere la campagna, s’alzano Toscani e Sgarbi, entrambi maestri nell’applicare il principio.

Per questo non mi piace il manifesto. E neppure i suoi paladini.

Non penso affatto che l’immagine sia blasfema. Non è la croce, infatti, a essere strumentalizzata, ma il corpo femminile. Ancora una volta – per l’ennesima volta – si raffigura una ragazza bella, scomposta e nuda. Spogliata, ostentata, usata per attirare sguardi e far parlare. Che la causa sia buona o cattiva, il corpo femminile è sempre strumentalizzato.

È così che si combatte la violenza sulle donne?

Una manifestazione semplice e solare

Ieri sera mi sono sottoposta all’ennesimo atto di dolore: guardare, ma soprattutto sentire, Walter Veltroni ospite da Fazio. Occhi immobili – gli stessi della terribile fotografia pre-elettorale. Voce monotona. Ma soprattutto: parole talmente scontate da suonare vuote.

Ho preso qualche appunto.

Usa la televisione per dire che «l’opposizione non si fa solo in tv, ma in piazza». Ricorda che Berlusconi «ha il controllo dei media», ma subito dopo sostiene, contraddicendosi, che «è infastidito dai giornalisti» (oltre che da magistrati e sindacati).

Banalizza la contrapposizione fra McCain e Obama: se negli Usa vincerà McCain «ci sarà un clima pesante in Occidente», perché dalla crisi del ’29 si uscì o con il New Deal o con il nazismo. Ora, poiché oggi il New Deal è rappresentato da Obama, McCain è implicitamente paragonato a Hitler. Lo stesso accostamento che appare nell’ultimo tour di Madonna. Controproducente per la parte che vorrebbe sostenere (Obama), per ragioni che abbiamo discusso qui.

Chicca finale: definisce la manifestazione del 25 ottobre «una cosa semplice, solare e bella».

«Semplici e solari» si definiscono – facci caso – quasi tutte le aspiranti veline e molti tronisti di Maria De Filippi.

Madonna sostiene Obama, ma è un boomerang

Nel Get Stupid Interlude dello Sticky and Sweet Tour (sabato scorso all’Olimpico di Roma), Madonna – come sempre da diversi anni – ha invitato il pubblico ad «alzarsi e fare qualcosa» per combattere le catastrofi globali (guerre, carestie, inquinamento, riscaldamento del pianeta e così via). Nel farlo, ha colto l’occasione per prendere posizione sulle elezioni presidenziali, accostando, da un lato, John McCain a Adolf Hitler (e altri totalitarismi contemporanei), dall’altro, Barack Obama a Mahatma Gandhi, Martin Luther King, Nelson Mandela, Madre Teresa di Calcutta, John F. Kennedy.

Seguo da sempre con ammirazione questa grandissima comunicatrice, ma questa mossa non mi convince: mettere assieme McCain a Hitler è sciocco dal punto di vista storico e fastidioso anche per chi non abbia simpatie per il candidato repubblicano.

La solita provocazione per attirare l’attenzione dei media?

Non c’è dubbio.

Il problema, tuttavia, è che in questo caso la non credibilità della similitudine fra McCain e Hitler si ripercuote sugli accostamenti successivi, che dovrebbero favorire Obama, e finisce per trasformare l’endorsement di Madonna in un’adesione da invasata, e il brano del concerto in una cerimonia di beatificazione profana.

Insomma, stavolta lo scopo autopromozionale prevale al punto da cancellare quello politico-sociale (a cui altre volte Madonna, pur sempre fra polemiche, ha mirato meglio).

Ecco l’Interlude:

Ed ecco come lo staff di McCain ha commentato. Come dargli torto?