Archivi tag: manovra economica

Due mail da Bersani in due anni… e che mail!

In attesa di riprendere il blog a pieno ritmo lunedì, ti sottopongo questa riflessione. Mi sono iscritta al sito Bersanisegretario.it nel periodo in cui lui correva per le primarie del Pd, nel settembre 2009.

Da allora ho ricevuto solo due mail.

La prima, il 10 giugno scorso, per promuovere il suo libro. Mi ero astenuta dal commentarla, in quei giorni, perché si usciva dalla vittoria del Pd alle amministrative (i ballottaggi si chiusero il 30 maggio) e non volevo fare la parte della solita rompiscatole guastafeste. Con tutte le cose che si potevano dire, in quei giorni, lo staff di Bersani pensò di mandare una mail per, ehm, promuovere il libro. Eccola (clic per ingrandire):

Bersani, mail del 10 giugno 2011

Ho ricevuto la seconda mail il 13 agosto, e stavolta la ragione era più nobile: far conoscere la controproposta del Pd sulla manovra economico-finanziaria del governo. Eccola (clic per ingrandire):

Bersani, mail del 13 agosto 2011

Lascio a chi ne avrà voglia ogni commento. Io sono troppo arrabbiata per rovinarmi l’ultimo pezzetto di vacanze.

La manovra economica: Di Pietro vs. Bersani

All’indomani della presentazione della bozza di manovra del governo, mi colpisce il forte contrasto fra la reazione di Di Pietro e quella di Bersani. Mi colpisce, attenzione, non stupisce.

Bersani assume subito il solito ruolo distruttivo: «È una farsa drammatica», «Una presa in giro colossale per l’Italia».

Non solo distruttivo, ma controfattuale, cioè basato sul se avessimo fatto… ora non saremmo: «Non avremmo dovuto essere a questo punto», «L’Unione europea ci ha chiesto il pareggio di bilancio, che non sarebbe sinonimo di 45 miliardi di manovra, se ci fosse più crescita e se le riforme in cui cincischiamo a parole le avessero fatte per bene sul serio tre anni fa».

D’accordo sul passato, ma ora che si fa? Infatti Carlo Bertini de La Stampa gli chiede: «Presenterete una contromanovra?». E lui prima allude alle solite belle cose che il Pd avrebbe preparato ma si guarda dallo svelarci: «Noi abbiamo le nostre proposte, sul fisco, pubblica amministrazione, giustizia civile, se vogliono discutiamo quelle». Poi dice diretto che non presenterà nessuna contromanovra:

«perché non ci fanno vedere i conti veri [che brutta immagine di esclusione e impotenza] e sono pure curioso di capire come finisce il dibattito tra rigoristi e non [pensa di starsene zitto a guardare?]. Hanno preso la spending review di Padoa Schioppa [alzi la mano chi sa cos’è] e l’hanno buttata dalla finestra, ora parlano di nuovo di spending review. Ma è da persone serie? [di nuovo critiche e lamentele]» (La Stampa, Manovra, Bersani: Ci fanno un regalino da 40 miliardi, 29 giugno 2011).

Opposta la reazione di Di Pietro, grintoso e propositivo: «Esprimeremo il nostro parere solo dopo aver letto il testo. Noi esamineremo voce per voce la manovra di Tremonti e alla fine diremo un sì o un no. Se poi il ministro Tremonti voterà i nostri emendamenti ne saremo ben felici».

E in qualche ora si è precipitato ad annunciare che darà a Tremonti una contromanovra. Non solo: ieri sera sul canale YouTube dell’Idv era già apparso uno spot che la presenta. Come sempre, lo slideshow dell’Idv è dilettantesco: con le scritte mal definite, gli sfondi invasivi, le animazioni standard di PowerPoint e la canzone «Pensa» di Fabrizio Moro in sottofondo (avranno chiesto i diritti? Moro è loro amico?). Sembra fatto da un ragazzino delle medie.

Però è concreto, semplice, e ti dà l’idea di gente che non sta con le mani in mano.

Non entro nel merito della proposta di Di Pietro, ma mi chiedo: perché il leader del Pd che, grazie al calo di consensi del Pdl e di Berlusconi, aspira a diventare il primo d’Italia (lo è stato per qualche giorno, ora pare in calo), non può assumere un atteggiamento come quello che ha Di Pietro in questi giorni?

Non è così difficile, su, Bersani. Mutatis mutandis, eh, mi raccomando: non è che ora devi dire anche tu «Che ci azzecca».