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Una donna bellissima

In questo periodo pullulano in tutta Italia le iniziative e manifestazioni per il 25 novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1999.

Venerdì sera ero alla Cineteca di Bologna, invitata da Viviana Vignola della Casa delle donne per non subire violenza a una tavola rotonda sul documentario di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi «Il corpo delle donne». Con me c’erano la scrittrice e organizzatrice culturale Chiara Cretella, l’autrice e conduttrice televisiva Syusy Blady, la sociologa Rossella Ghigi e la regista Chiara Idrusa Scrimieri.

Serata intensa, belle persone. Vivace e autentica la discussione, anche col pubblico.

Conosco «Il corpo delle donne» da quando è uscito (se non l’hai ancora visto, fallo subito QUI!).

Non conoscevo invece lo splendido documentario – o «piccolo film», come dicono i titoli di testa – di Chiara Idrusa Scrimieri. Le organizzatrici lo hanno proposto dopo quello di Lorella, perché Amelia, la protagonista, è un antidoto potente contro la morsa di umiliazioni e chirurgia plastica in cui la televisione stritola le donne. Una ventata di vita. Una donna bellissima.

Non anticipo altro. Prenditi 15 minuti di pausa e fatti rapire dall’incanto di Amelia. (scaricato dal sito di cinema moovioole.it, che merita più di una visita).

Il corpo delle donne. Una domanda

Ho scoperto il documentario «Il corpo delle donne» di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi lunedì 4 maggio a L’infedele. L’ho cercato e ritrovato, la mattina dopo, su www.ilcorpodelledonne.blogspot.com e sul blog di Loredana Lipperini.

«Una riflessione sull’immagine della donna nell’Italia contemporanea, attraverso i volti e i corpi femminili che vediamo ogni giorno nel nostro televisore. Quale è l’immaginario femminile proiettato oggi dalla televisione italiana? Quali sono i modelli femminili di riferimento? Quali verità comunicano? Quali autenticità? Negli anni ’60, Anna Magnani prima del ciak diceva al suo truccatore che stava per coprirle le rughe del volto: “Lasciamele tutte, non me ne togliere nemmeno una, ci ho messo una vita a farmele”. E oggi?» (da mymovies.it).

Immagini che purtroppo conosciamo. Riflessioni che spesso abbiamo fatto su questo blog. È duro vederle concentrate nei 25 minuti del documentario.

Qui sotto trovi gli estratti andati in onda a L’infedele. Ma ti consiglio di prenderti mezz’ora per vederlo QUI tutto. Fallo anche se non sei una donna, perché queste immagini ci riguardano tutti, a tutte le età e in tutti gli ambienti. E dal documentario non uscirai indenne.

Dopo di che mi (e ti) domando: nel proporre una riflessione critica e appassionata sul modo in cui i media (gli uomini, le stesse donne) trattano il corpo femminile, una riflessione che però non usa solo le parole (come fa un libro, un articolo di giornale) ma si avvale soprattutto di immagini (come fa un documentario), non si rischia di moltiplicare – almeno un po’ e seppure involontariamente – le stesse umiliazioni che si vorrebbero denunciare?

Quel montaggio rapido di bocche, seni, sederi che il documentario mostra, sebbene fatto con altre intenzioni, non finisce per somigliare a tanti altri che vediamo tutti i giorni in tv, con l’aggravante di rendere la rappresentazione ancora più grottesca e feroce?

Insomma mi (e ti) sto chiedendo se, per restituire dignità al corpo delle donne, non vi sia ormai altra soluzione che smettere di fotografarlo e filmarlo.

Sottrarlo allo sguardo.

Spegnere i riflettori.

Una volta per tutte.