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Il “bravo comunicatore” Renzi fa Fonzie, ma lo sa fare?

Renzie come Fonzie 1

In questi giorni Renzi si è camuffato da Fonzie per spiegare alle lettrici adulte e anziane che stanno nel target del settimanale Chi perché ha partecipato alla trasmissione Amici di Maria De Filippi, con queste parole: Continua a leggere

Una canzone in televisione

Ieri Giulio mi ha fatto scoprire un video che risale alla fine del 2007, a quanto capisco.

Soggetto: Eleonora, che ha studiato con me alla triennale in comunicazione e ora prosegue al biennio in semiotica, duetta con la cantante Giorgia in uno di quei contenitori televisivi che mettono a confronto le star con i loro fan. Uno di quegli ambientacci da cui ti aspetteresti il peggio, insomma, in equilibrio fra la Corrida e gli Amici della De Filippi.

Invece, se superi le moine di Antonella Clerici all’inizio, fai un’esperienza molto diversa. Eleonora non arrossisce, né mostra deferenza. Ma neppure brandisce il microfono, civettando con la telecamera e il pubblico come se non avesse aspettato altro nella vita.

Semplicemente, canta.

Con la sicurezza di una che conosce la sua voce e ha studiato, con la felicità di farlo. Né più e né meno che se fosse a casa sua. Alla faccia dello star system e della tv.

È così che si usa il mezzo, e non ci si fa usare.

Una lezione di comunicazione, brava Eleonora.

Semplice, solare e complice

Scrivendo ieri della “manifestazione semplice, solare e bella” di Veltroni, mi sono ricordata di una conversazione che qualche anno fa ebbi con Maria Luisa Altieri Biagi, grandissima linguista e splendida persona che per anni ha onorato della sua presenza il Master che dirigo. Parlavamo di parole logore ed espressioni abusate, e per un po’ ce le siamo scambiate come figurine.

All’epoca la professoressa teneva una rubrica sul Resto del Carlino e La Nazione. Ho trovato in rete la puntata che emerse dalla nostra conversazione.

“Complicità” cercasi
di Maria Luisa Altieri Biagi

Giovanna Cosenza – che insegna Semiotica a Scienze della comunicazione, nell’Università di Bologna – mi segnala per posta elettronica l’ultima vittima del bla-bla universale: è la parola “complicità”, “…logorata da usi e abusi televisivi e non. Nel mondo degli annunci personali tutti cercano complici e complicità…”.

Per averne conferma, basta assistere, su Canale 5, alla trasmissione “Uomini e donne”: rappresentanti dell’uno e dell’altro sesso si corteggiano e si esibiscono per individuare “a pelle” un compagno che sia “solare” ma, al tempo stesso, “intrigante”; insomma “una bella persona, fuori e dentro”, con cui realizzare un rapporto di “complicità”.

Che due persone siano sentimentalmente “complici” è accettabile se si vuol sottolineare la confidenzialità di un’intesa che esclude tutti gli altri. Ma il trasferimento di “complice” dalla sfera del crimine a quella dell’amore dovrebbe rimanere scelta episodica, di tipo espressivo, come è negli Indifferenti (1929) di Alberto Moravia: «Cercò sotto la tavola il piede della fanciulla e lo premette come per invitarla a ridere con lui; ma come prima ella non rispose a questo suo confidenziale e complice contatto».

Il guaio è quando “complice”, “complicità” si irrigidiscono nell’uso espressivo e diventano tessere pronte all’uso (“stereotipi”), sostitutive di parole che potrebbero dire la stessa cosa con più semplicità o con maggiore aderenza: cercare un’ “intesa”, un rapporto di “confidenza”, di “intimità”, di “comprensione reciproca”, di “alleanza sentimentale”, di “partecipazione emotiva”, ecc. Senza escludere parole ed espressioni ancora più semplici, che sarebbero le più giuste in una trasmissione che vuole sostituire la “realtà” quotidiana alla “finzione televisiva”.

Ma “Uomini e donne”, davanti alle telecamere, cercano di impreziosire il loro discorso: «Il modo in cui “ti poni” mi “urtica”» – ha detto una signora del pubblico a un “corteggiatore” che le stava antipatico! E voleva dire: il tuo modo di fare mi “irrita”, mi “dà noia”, mi “dà fastidio”, mi “indispone”, non mi “piace”, non mi “va giù”, non mi “va a genio”, non mi “sfagiola”, ecc.; ma è stata rimproverata dalla conduttrice e ha rinunciato alla sua perla. Ha invece attecchito “prototipo”, in un dialogo in cui la parola giusta sarebbe stata “tipo”: «Sono il tuo “prototipo” d’uomo?» // «Sì, sei il mio prototipo!».

Perché “Uomini e donne” preferiscono “urtica” a “irrita”, “prototipo” a “tipo”, “complicità” a “intesa”?

Perché credono che queste parole “riempibocca” siano eleganti, nobilitanti; non si rendono conto che invece – quando non siano sbagliate – sono solo più pretenziose delle parole semplici, quotidiane (ma ricche di linfa), che “incantavano” Umberto Saba, uno dei più grandi poeti del Novecento: “Amai trite parole che non uno/osava. M’incantò la rima fiore/amore,/ la più antica difficile del mondo”.

(Da La Nazione, 5/11/2004).

Una manifestazione semplice e solare

Ieri sera mi sono sottoposta all’ennesimo atto di dolore: guardare, ma soprattutto sentire, Walter Veltroni ospite da Fazio. Occhi immobili – gli stessi della terribile fotografia pre-elettorale. Voce monotona. Ma soprattutto: parole talmente scontate da suonare vuote.

Ho preso qualche appunto.

Usa la televisione per dire che «l’opposizione non si fa solo in tv, ma in piazza». Ricorda che Berlusconi «ha il controllo dei media», ma subito dopo sostiene, contraddicendosi, che «è infastidito dai giornalisti» (oltre che da magistrati e sindacati).

Banalizza la contrapposizione fra McCain e Obama: se negli Usa vincerà McCain «ci sarà un clima pesante in Occidente», perché dalla crisi del ’29 si uscì o con il New Deal o con il nazismo. Ora, poiché oggi il New Deal è rappresentato da Obama, McCain è implicitamente paragonato a Hitler. Lo stesso accostamento che appare nell’ultimo tour di Madonna. Controproducente per la parte che vorrebbe sostenere (Obama), per ragioni che abbiamo discusso qui.

Chicca finale: definisce la manifestazione del 25 ottobre «una cosa semplice, solare e bella».

«Semplici e solari» si definiscono – facci caso – quasi tutte le aspiranti veline e molti tronisti di Maria De Filippi.