Archivi tag: Marina Terragni

#PrimariePd: i quattro candidati e le donne

I quattro candidati alle primarie del Pd

Marina Terragni ha esaminato le mozioni in cui i quattro candidati alle primarie del Pd esprimono le loro «linee politico-programmatiche»  – ovvero le loro idee sul partito, sul Paese e la loro visione del futuro – mettendo a confronto i passaggi sui temi attinenti alle donne. Puoi leggere il risultato Continua a leggere

Bernardo Bertolucci e l’Alka-Seltzer

Ultimo tango a Parigi, scena del burro

Nei giorni scorsi si è acceso un dibattito su quanto dichiarato da Bernardo Bertolucci sulla famosa scena con il burro dell’Ultimo tango a Parigi. QUI le opinioni di Archibugi, Lipperini, Repetti, Stancanelli su Repubblica Sera. QUI anche l’opinione di Marina Terragni. Riprendo per esteso l’intervento che Ivano Porpora ha mandato a Loredana Lipperini venerdì scorso, perché lo trovo particolarmente equilibrato e lucido. Ma anche duro, della stessa durezza che ha la realtà. La vita. Continua a leggere

#TISALUTO

#TISALUTO FEMMINILE #TI SALUTO MASCHILE

In Italia l’insulto sessista è pratica comune e diffusa. Dalle battute private agli sfottò pubblici, il sessismo si annida in modo più o meno esplicito in innumerevoli conversazioni. Spesso le donne subiscono commenti misogini: dalle considerazioni sull’aspetto fisico per intimidirle e ridurle alla condizione di oggetto, al rifiuto violento di ogni manifestazione di soggettività e di autonomia di giudizio. Continua a leggere

Parentopoli e #tengofamiglia nei partiti: anche questa è comunicazione

Ho scritto un libro intero (SpotPolitik) per dimostrare che la comunicazione politica non va ridotta a semplici (ammesso che lo siano) questioni di grafica, estetica fotografica e affissioni più o meno ben (più spesso mal) riuscite. Eppure…

Un esempio di questi giorni. Se un partito inserisce nelle sue liste candidati e candidate “parenti di” (figli di, mogli di, cognati di ecc.), e lo fa in questo momento storico in Italia, be’, sta comunicando qualcosa di molto preciso ai suoi elettori: non siamo cambiati e non abbiamo intenzione di farlo. Alla faccia delle dichiarazioni e delle promesse. Alla faccia vostra.

Parentopoli

Leggi in proposito l’articolo di Marina Terragni oggi sul suo blog. Leggilo per intero. Stralcio qui solo il pezzo che riguarda il Pd, le donne e l’annosa questione delle cosiddette “quote rosa”. Sui casi singoli menzionati da Marina non mi pronuncio, perché – a parte i più noti a livello nazionale – non li conosco.

«Che un partito che si dichiara progressista come il Pd non metta un fortissimo impegno in questa direzione è cosa grave: il Comitato dei Garanti  – Francesca Brezzi, Luigi Berlinguer, Francesco Forgione, Mario Chiti – che sta vagliando le candidature dovrebbe occuparsene con il necessario rigore, portando alla luce i mugugni della base e dando una prova di trasparenza che aumenterebbe i consensi. Cose di questo genere capitano solo nei paesi arretrati, e li mantengono tali.

Del resto l’ottimo Codice Etico del Pd, che fa riferimento spesso alla questione “parenti e affini”, dice espressamente che “ogni componente di governo, a tutti i livelli, del Partito Democratico si impegna a: non conferire né favorire il conferimento di incarichi a propri familiari” e che gli eletti o gli aventi incarichi nel partito “rifiutano una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite”.

Quanto alle donne: è pur vero, qualcuno dice, che quando si applicano quote “rosa” – mi scuso per dirlo in modo così orribile – come nel caso di questa tornata elettorale, è facile che entri una percentuale di mogli e figlie “segnaposto”. Capita anche nei cda costretti ad aumentare la partecipazione femminile. Sono gli uomini a decidere, e si sentono più tranquilli a candidare “donne di”, scelte per ragioni dinastiche: gli pare così di non sprecare una posizione e di poterla più efficacemente controllare. Perché le donne in gamba, si sa, hanno il difetto di ragionare con la propria testa.»

#apply194

Ieri la Corte costituzionale ha dichiarato «manifestamente inammissibile» la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge n. 194 sull’aborto, sollevata dal giudice tutelare del Tribunale di Spoleto. Una nuova conferma per la norma che dal 1978 in Italia permette e disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza.

#save194 a Bologna

Bene, ma non è finita. Per ragioni che spiega Loredana Lipperini:

È accaduto ieri. Mentre i giudici della Consulta decidevano sulla legittimità costituzionale dell’articolo 4 della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, erano a Roma, Napoli, Salerno, Bologna, L’Aquila, Mestre, Torino, Milano, Livorno, Reggio Calabria. Erano a Londra. Erano in rete: su Facebook, dove venivano condivise notizie e fotografie dai presidi. Erano su Twitter, dove lo hashtag #save194 veniva rilanciato continuamente fino all’annuncio: la Corte respinge il ricorso giudicando “manifestamente inammissibile” la questione di legittimità sollevata.

Erano le donne e gli uomini che ribadivano diritto di scelta. La sentenza ha dato loro ragione.

Tutto finito? No. Tutto comincia, e comincia adesso.

Accendere i riflettori su una questione significa porla in primo piano, dove è giusto che sia. In queste settimane molte donne e uomini si sono chiesti come mai occorra, ancora, difendere una legge degli anni Settanta.

Occorre difenderla, è la risposta, perché quella legge non solo viene posta sotto attacco da anni, in innumerevoli campagne che da questo momento non vanno più, per motivo alcuno, definite “pro life”, ma solo e unicamente “no choice”.

Occorre difenderla perché è come se non ci fosse. Perché la percentuale di obiezione di coscienza (oltre il 90% nel Lazio, ma con numeri altissimi in tutte le regioni italiane) fa sì che per molte donne sia più semplice andare altrove. Rivolgersi a un privato, o espatriare (come fanno altre donne: quelle cui la legge 40 impedisce, di fatto, di diventare madri).

Occorre difenderla non solo perché verrà attaccata ancora, ma perché, fra pochi anni, non ci saranno più neanche quei pochi ginecologi che la attuano, oggi, fra mille difficoltà.

Occorre difenderla e rilanciare:

  • con una legge che introduca educazione sessuale e al genere nelle scuole, e campagne sulla contraccezione;
  • con il rafforzamento dei consultori;
  • con una presa di posizione netta e pubblica sulla non liceità dell’obiezione di coscienza dei farmacisti per quanto riguarda la pillola del giorno dopo;
  • con la possibilità reale e diffusa di usufruire della ru486;
  • con misure che garantiscano l’ingresso negli ospedali di nuovi medici non obiettori e di tutte le altre che sarà possibile mettere a punto in Italia e in Europa, con un coinvolgimento dei rappresentanti dei cittadini che non sia occasionale.

Perché il momento è adesso. I diritti che garantiscono libertà e dignità non sono un ripiego, non sono questione da rimandare a causa di una delle crisi economiche più drammatiche vissute da questo paese. I diritti sono ciò su cui questo paese si regge. Da questo momento, dunque, #apply194.

Postato in contemporanea da Blogger Unite(D): Associazione Pulitzer, Loredana Lipperini, Marina Terragni, Giorgia Vezzoli. Se vuoi, condividi il post anche tu.

Contro la violenza di genere: competenze, dialogo e obiettivi concreti

Marisa Guarneri è presidente onoraria della Casa delle Donne Maltrattate di Milano. Nel 1988, stanca di attendere l’esito dell’iter della legge sulla violenza – che arriverà a destinazione nel 1996 – condivise con altre due donne il desiderio di fare da subito “qualcosa di concreto”, dando vita all’associazione e al centralino antiviolenza, il primo in Italia. Dal 1991 la Casa offre anche ospitalità. “Volevamo sperimentarci immediatamente sul tema della violenza in una pratica concreta di relazione con le donne maltrattate” dice Guarnieri. “Il nostro percorso è iniziato così”.

In questi giorni Marina Terragni le ha fatto un’intervista, che trovo molto interessante perché:

  1. esprime riserve sul clamore mediatico che negli ultimi giorni si è improvvisato attorno al cosiddetto “femminicidio”: può essere non solo inutile, ma strumentale a diversi interessi economici e politici, oltre che mediatici;
  2. sottolinea la necessità di dialogare con gli uomini, per comprendere le infinite sfumature della violenza sulle donne e prevenirla in tutte le sue forme, da quella psicologica a quella fisica, sempre ricordando che la violenza comincia nelle relazioni più intime, ma evitando di confermare gli uomini nel ruolo di aggressori e le donne in quello di vittime;
  3. sottolinea la necessità di affrontare il tema – difficilissimo, oltre che doloroso – dandosi sempre obiettivi concreti e facendolo con tutte le competenze necessarie – psicologiche, giuridiche, sociali – competenze che però di fatto pochi/e hanno, anche se molti/e, da quando il tema va di moda, cercano di cavalcarlo.

Ecco l’intervista di Marina Terragni:

Hope and Fear by Mr. Toledano

(da Hope&Fear di Mr. Toledano)

Che cosa pensi della stramobilitazione di questi giorni sul femminicidio, a partire dall’appello del comitato promotore di Se Non Ora Quando?

“Si è prodotto un salto simbolico significativo, e questo va senz’altro bene: tutto ciò che aumenta la coscienza del fenomeno è importante. Ma mantengo qualche riserva”.

Quale?

“In questi anni il discorso sulla violenza è aumentato e si è capillarizzato, eppure la violenza peggiora. Del sommerso sappiamo poco: la gran parte dei casi di molestie, percosse, stalking e stupro non vengono denunciati. Ma i femminicidi si vedono. E quelli sono in netto aumento”.

Come te lo spieghi?

“I colpi di coda del patriarcato, il dominio maschile… certo. Ma queste spiegazioni non bastano più. Il fatto è che a mio parere la violenza fa comodo”.

Comodo? E a chi?

“Al sistema sociale nel suo complesso. Finché le donne si percepiranno come potenziali vittime di violenza, terranno basse le loro pretese, si accontenteranno di poco sul fronte del lavoro, dei servizi… In più la violenza sulle donne costituisce un’ottima valvola di sfogo delle tensioni sociali. Sei disoccupato, non ce la fai a tirare avanti? Puoi sempre scaricare la rabbia su tua moglie o sulla tua compagna. In sostanza, per battere davvero la violenza si dovrebbe ribaltare la società patriarcale. C’è poi un terzo elemento che va considerato”.

Quale?

“Intorno alla violenza sulle donne si è costituito un business notevole. Una sorta di indotto, un po’ come quello delle pari opportunità. Studi legali, psicologici, formazione, progetti finanziati dall’Europa… Un progettificio. Tanti si improvvisano per intercettare questi fondi. Anche noi delle Case, che operiamo concretamente e in prima linea – in Italia ce ne sono 60, nei capoluoghi di provincia – dobbiamo spesso rassegnarci a sfornare qualche progetto per integrare i finanziamenti, che non sono sufficienti”.

Vedi anche un eccesso di iniziative politiche?

“Il fatto che ogni donna si senta mobilitata va bene. Ma ci si deve dare obiettivi precisi”.

Indicane alcuni.

“Primo: andare a fondo, dialogando intimamente con uomini che si rendano disponibili a farlo, per comprendere da dove viene la violenza maschile, come si forma, come devono cambiare le relazioni tra i sessi. Noi stiamo facendo questo percorso con l’associazione Maschileplurale: ne parleremo tra qualche mese in un convegno a Milano.

Secondo: finanziare in modo adeguato e continuativo i centri antiviolenza, anziché promuovere convegni e ricerche a ripetizione che servono più all’autopromozione di questo o quel politico o di questa o quella associazione che a dare davvero una mano alle donne. Il mio sogno, per esempio, sarebbero centri in ogni quartiere, o anche camper, gestiti da donne e non dalle istituzioni, a cui ci si possa rivolgere con discrezione per parlare di sé, per ottenere ascolto e un primo orientamento”.

Voi lavorate molto sullo stalking…

“Facciamo un monitoraggio costante, caso per caso. La donna ci tiene costantemente informate su quello che accade, sulle gesta del suo persecutore. Su questa base noi valutiamo insieme a lei il grado di pericolo. E quando è il caso, la convinciamo ad abbandonare la sua casa o addirittura a cambiare città. Abbiamo prevenuto svariati femminicidi, in questo modo. La gran parte delle uccisioni avviene dopo una “filiera” di violenze e molestie”.

Tutte oggi vogliono occuparsi di violenza: non c’è il rischio che questo tema “saturi” l’agenda politica delle donne, distraendo da temi come il lavoro e la rappresentanza?

“Il tema, diciamo così, è “di moda”, e sta avendo grande risonanza mediatica. Ma le competenze sono indispensabili se si vogliono ottenere risultati. Serve un lavoro concreto, quotidiano, umile, tenace e consapevole. E lontano dai riflettori. E servono fondi certi per finanziare questo lavoro”.

Postato anche da Manuela Mimosa Ravasio, Marina Terragni e Loredana Lipperini.

Per una democrazia paritaria: proposte

Sabato si è tenuto a Milano un incontro nazionale di Se Non Ora Quando (Snoq) sul tema «Politica: sostantivo femminile?». Mi piacerebbe che i lettori di Dis.amb.iguando – la cui lucidità e pacatezza sono ormai note anche fuori da qui – trovassero il tempo e l’attenzione necessari per dire la loro sulle proposte che Marina Terragni ha portato all’incontro. E sulla successiva discussione sul blog di Marina (QUI e QUI), di Lorella Zanardo (QUI), entrambe presenti all’incontro, e di Loredana Lipperini (QUI).

Mani e ingranaggi

Queste le proposte di Terragni per una democrazia paritaria:

Il 2013 sarà un anno cruciale per la democrazia paritaria e la rappresentanza femminile.

Se ne è parlato a Milano sabato 14, a Palazzo Reale, Piazza Duomo 14, dalle 9.30 del mattino, all’incontro nazionale di Se non ora quando.

Raggiungendo la massa critica nelle istituzioni rappresentative le donne potranno contribuire con il loro sguardo e la loro differenza alla formazione delle agende politiche e alla costruzione di una nuova visione per il Paese.

L’obiettivo è riprodurre a livello nazionale l’esperienza delle giunte di Milano, Bologna, Torino, Cagliari: 50/50 a ogni livello, condizione necessaria, anche se non sufficiente – sul passaggio dal 50/50 al patto di genere c’è molto da lavorare – per il cambiamento che noi tutt*, donne e uomini, auspichiamo.

Gran parte delle nostre energie dovranno convergere in questa direzione, individuando gli strumenti più efficaci. Eccone alcuni.

LEGGE ELETTORALE

Anche se nessun dispositivo può sostituire la volontà politica di eleggere un maggior numero di donne, sono indispensabili misure antidiscriminatorie che variano secondo il modello elettorale. In coda al post, alcune proposte elaborate dalla costituzionalista Marilisa D’Amico e da Stefania Leone (*).

Dopo le elezioni di maggio, alla Camera si voterà su un testo unificato bipartisan sulla doppia preferenza di genere al voto amministrativo. Solo il lavoro trasversale delle donne di tutti gli schieramenti unite nel patto di genere può garantire risultati in tema di rappresentanza, come dimostrato dalla legge Golfo-Mosca sui Cda delle società quotate in Borsa.

C’è il rischio che il voto segreto – bastano 40 firme per ottenerlo – consenta la sparatoria dei franchi tiratori – uomini – di tutti gli schieramenti. È capitato sullo stesso tema in Regione Sicilia. La proposta è organizzare in tutte le città mobilitazioni e presidi informativi contemporanei all’aula, per testimoniare un alto livello di vigilanza e di attenzione.

(In generale, sulla legge elettorale: non si può stare ad aspettare che “decidano”, ma si deve contribuire alla decisione con proposte. Tanto per dirne una, il livello dello “sbarramento” può pregiudicare il successo di eventuali iniziative civiche ed extrapartitiche, vedi Simone Weil, QUI, e anche QUI, che i partiti proponeva addirittura di abolirli.)

CANDIDATURE

Apertura di consultazioni formali con i leader di tutti gli schieramenti, nonché con i promotori di liste civiche, per verificarne la volontà politica in tema di rappresentanza femminile. Collaborazione attiva con le donne dei partiti.

Verifica dell’impegno dei candidati premier a porre in atto il 50/50 nell’attribuzione di incarichi di governo, facendone punto qualificante del loro programma, come già avvenuto a Milano e in altre realtà locali: le candidature non bastano (se tuttavia vi dovessi dire che ho fiducia nel grado di apertura di partiti in totale difensiva, al 2% della popolarità, con probabile diminuzione del 20% degli eletti… be’, vi direi una bugia. La parola d’ordine è: autoconservazione).

Appello al Presidente della Repubblica per un alto pronunciamento, a conferma dell’attenzione già espressa per un riequilibrio della rappresentanza.

Impegno anche economico dei partiti a sostegno delle candidature femminili.

Sostegno e accompagnamento attivo di Snoq a libere candidature femminili in tutte le liste, con eventuale indicazione, tra le candidate, di quelle esplicitamente legate al movimento delle donne e al patto di genere.

Tenersi pronte a un piano B: possibilità di liste civiche o liste Snoq, anche in partecipazione con altre proposte civiche, nel caso in cui l’impegno dei partiti sia giudicato insufficiente per il riequilibrio di genere.

Sottoscrizione unitaria della Lettera ai partiti.

CAMPAGNE

Campagna di sensibilizzazione sulla democrazia paritaria, di qui al momento del voto. L’interesse delle donne per la rappresentanza politica resta piuttosto tiepido, e va in ogni modo suscitato: senza adeguata rappresentanza, nessuna delle nostre priorità entrerà a far parte delle agende politiche.

Nell’imminenza del voto, se la legge elettorale consentirà l’espressione di preferenze, campagna capillare “scegli una donna” rivolta a donne e uomini: il vota donna non ha mai funzionato, tenerlo ben presente.

Coinvolgimento come testimonial delle giunte 50/50 già operative.

Mobilitazione straordinaria di operatrici e operatori dei media e della comunicazione a favore di un riequilibrio di genere nella rappresentanza e a garanzia di pari opportunità nei dibattiti politici e negli spazi pre-elettorali.

Coordinamento con opinioniste internazionali che si sono già mostrate sensibili alla situazione delle donne italiane, come Tina Brown di “Newsweek” e Jill Abramson del “New York Times”, nonché con le giornaliste tedesche unite per il 30%.

Coordinamento con il movimento delle donne di altri paesi per fare della parabola politica delle donne italiane, dal 13 febbraio delle”indignate” alla democrazia paritaria, una vicenda-simbolo per le donne di tutto il mondo.

(*) MISURE PER UN RIEQUILIBRIO DI GENERE NELLA RAPPRESENTANZA POLITICA, di Marilisa D’Amico e Stefania Leone

Esempi di misure antidiscriminatorie nell’ambito di un sistema elettorale proporzionale:

1. Per il proporzionale a liste bloccate (Porcellum), parità nelle liste: “Nelle liste dei candidati i generi devono essere ugualmente rappresentati” (posizione di eleggibilità per le candidate).

Primarie per le candidature, con doppia preferenza di genere o con altro dispositivo a garanzia della selezione di candidate.

2. Per il proporzionale con voto di preferenza, le misure potrebbero essere queste: “Nelle liste dei candidati nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60%. L’elettore può esprimere uno o due voti di preferenza. Nel caso di espressione di due preferenze, una deve riguardare un candidato di genere maschile e l’altra un candidato di genere femminile della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza” (doppia preferenza di genere).

Esempi di misure antidiscriminatorie nell’ambito di un sistema elettorale maggioritario:

1. Doppia candidatura di collegio:

“In ogni collegio il partito presenta due candidati, di genere diverso. L’elettore vota tracciando un segno sul rettangolo contenente il contrassegno del partito e il nome e cognome del candidato o della candidata. Il seggio viene assegnato al partito che ottiene più voti sommando quelli ricevuti da entrambi i candidati. Fra questi due, risulta eletto chi abbia ottenuto più voti.”

Oppure:

2. Quota complessiva sul totale dei collegi uninominali:

“Nel numero totale delle candidature presentate da ciascun partito per la parte dei seggi da assegnare nei collegi uninominali, nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al 60 per cento”.

Queste alcune delle proposte su cui avviare il confronto.

PS: questo testo è stato condiviso da: InGenere-WebMagazine, Loredana Lipperini, Manuela Mimosa Ravasio, Lorella Zanardo. Le proposte sono state sostenuta (oltre che da adesioni su molte pagine Fb Snoq e non solo), da “Lettera ai partiti” per inziativa di Lidia Castellani e altre (che raduna alcune centinaia di singol* più molte associazioni e vari comitati Snoq territoriali). La lettera può essere ancora sottoscritta scrivendo a: ilvotodelledonne@gmail.com oppure firmando qui: http://www.petizionionline.it/petizione/lettera-aperta-ai-partiti-il-voto-delle-donne/6493.