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La lezione di Maurizio Cevenini alla politica italiana

In una breve intervista (pochi minuti) a radio Città del Capo, ieri ho cercato di riassumere in che senso credo che lo stile comunicativo di Maurizio Cevenini abbia molto da insegnare alla politica italiana, locale e nazionale.

Specie oggi, in tempi di crisi e antipolitica.

Radio Città del Capo, Come comunicava Cevenini? come faceva politica?

Maurizio Cevenini

(foto tratta dal profilo Facebook Maurizio Cevenini 1, © Federico Borella)

Stanotte a Bologna si suicidato Maurizio Cevenini, consigliere regionale del Pd

Maurizio Cevenini, consigliere regionale del Pd, si è gettato stanotte dal settimo piano di una torre della Regione Emilia-Romagna. Qui la cronaca su Repubblica di quanto è accaduto:

Maurizio Cevenini, suicidio in Regione. Si è lanciato dalla terrazza, città in lutto.

Nell’autunno 2010, subito dopo il malore che gli impedì di continuare nella corsa alle primarie con cui il centrosinistra bolognese avrebbe deciso il suo candidato sindaco, scrissi che Cevenini «scaldava i cuori». L’ho sempre pensato e lo penso tuttora: aveva una capacità particolare di entrare in relazione autentica con le persone, cosa assai rara nella politica italiana di oggi. Ecco il mio pezzo del 2 novembre 2010:

I paradossi di Bologna dopo Maurizio Cevenini.

Maurizio Cevenini

(foto tratta dal profilo Facebook Maurizio Cevenini 1, © Federico Borella)

I paradossi di Bologna dopo Maurizio Cevenini

Nelle scorse settimane le vicende politiche di Bologna hanno guadagnato di nuovo l’attenzione nazionale. Breve riassunto per chi non sta a Bologna: dopo le dimissioni di Delbono il 25 gennaio (vedi anche Flavio Delbono: l’epilogo), la città è tuttora commissariata e, in vista delle amministrative nel 2011, a sinistra come a destra si fa molta fatica a trovare un candidato.

In settembre la candidatura di Maurizio Cevenini alle primarie del Pd aveva ridato speranza al centrosinistra locale. Vale la pena ripercorrere questa vicenda perché ben rappresenta anche la situazione nazionale, pur con altre persone e altri obiettivi.

Cevenini scaldava i cuori perché – dopo la freddezza di Sergio Cofferati e le ombre di Flavio Delbono – era un candidato di centrosinistra finalmente, realmente, e aggiungerei quasi fisicamente, popolare: uno che chiunque può fermare per strada, abbracciare, toccare, uno che si fa fotografare in tuta e sorride alle persone, non alla macchina fotografica.

Atteggiamenti e modi che ai bolognesi che votano (o vorrebbero votare) a sinistra piacciono da sempre, ma che negli ultimi dieci anni abbiamo potuto apprezzare solo in Giorgio Guazzaloca, sindaco dal 1999 al 2004 che però «sta dall’altra parte»: fu infatti il primo, dal dopoguerra, a portare una coalizione di centrodestra alla guida di Bologna.

Purtroppo il 18 ottobre Cevenini è stato colto da un malore. Per fortuna non era nulla di grave (ischemie transitorie) e Cevenini si è ripreso in fretta, ma dopo una settimana di incertezze, ha annunciato di non potere né più volere sottoporsi allo stress di una candidatura, prima, e di un’eventuale (molto probabile) elezione a sindaco, poi. Dunque si è ritirato dalla corsa, gettando nello sconforto i vertici locali del Pd, a questo punto privi di candidato.

Il problema è che quegli stessi vertici ora sconfortati avevano tentennato a lungo prima di appoggiare Cevenini, rendendo la sua strada verso le primarie molto faticosa. Non solo faticosa, direi addirittura paradossale: Cevenini era infatti un candidato Pd, ma il Pd lo teneva a distanza perché lui aveva poco da spartire con le pastoie del partito. Il che per i bolognesi era una forza, ma per il partito evidentemente no.

Insomma Cevenini era un candidato del Pd, ma anche no: ecco il paradosso. Non a caso i media lo definivano un «quasi civico». Solo alla fine, in mancanza di altri candidati che avessero la men che minima speranza di vincere, il Pd locale ha finito per «quasi appoggiarlo» nella corsa alle primarie.

Gettandolo, con questa mossa, in un secondo paradosso. Lui che dalle primarie del Pd era sempre uscito vincitore morale, perché arrivava sempre secondo prendendo un sacco di voti «nonostante» il partito, rischiava ora di finire in una vittoria inquinata dallo stesso «quasi appoggio» che il partito gli dava.

Se avesse vinto le primarie infatti (e le avrebbe vinte), tutti avrebbero parlato di ennesima vittoria annunciata: «Pure lui come Delbono e gli altri», avrebbero detto avversari e non. Cevenini insomma sarebbe stato un vincitore per modo di dire, un vincitore e non: altro paradosso.

Un buon modo di risolvere i paradossi è uscirne. A fare uscire Cevenini ci ha pensato la malattia che, costringendolo a fermarsi, gli ha indicato la strada. Saggezza del corpo.

Un’altra soluzione è non entrarci. Non a caso, negli ultimi giorni tutti i candidati civici interpellati dal Pd – e persino supplicati, come hanno fatto con Romano Prodi – hanno finora rifiutato: nessuno vuole diventare un «quasi civico». Come dargli torto: i paradossi sono ancora tutti qui. Pronti ad attanagliare il prossimo candidato di centrosinistra.

Le primarie del Pd a Bologna… e sul Web

QUANDO E COME

Domani 13 e dopodomani 14 si potrà votare a Bologna per il candidato sindaco del Pd alle prossime amministrative. Possono votare i residenti a Bologna che abbiano compiuto 16 anni e i cittadini stranieri, comunitari e non, purché in possesso di regolare visto e permesso di soggiorno. Se non sei residente, dunque, puoi votare solo se sei iscritto a un circolo bolognese del Pd o hai già votato a Bologna per le primarie del 14 ottobre 2007.

Chi si presenterà al voto dovrà versare un contributo di 2 euro e firmare una dichiarazione in cui, oltre ad autorizzare il trattamento dei dati personali, «s’impegna a sostenere alle prossime elezioni amministrative il candidato che uscirà vincente da questa consultazione».

I candidati sono, in ordine di apparizione sulla scheda elettorale (dicono per sorteggio): Flavio Delbono, Maurizio Cevenini, Andrea Forlani, Virginio Merola.

Parte favorito fin dall’inizio Flavio Delbono, inneggiato e sostenuto dagli apparati di partito (assessore al bilancio del Comune di Bologna dal 1995 al 1999, assessore regionale alle finanze nel 2000 e vicepresidente della Regione dal 2003, riconfermato in queste ultime cariche nel 2005).

Non a caso, un sondaggio della Dmt Telemarketing su un campione di 1.055 bolognesi, diffuso tre giorni fa dall’emittente televisiva 7Gold, conferma i pronostici di partenza: Delbono risulta in nettissimo vantaggio, con il 59,62% dei voti, ed è seguito, a grande distanza, da Cevenini con il 19,23%, Merola con il 13,46% e Forlani con il 7,69%.

COME COMUNICANO SUL WEB I CANDIDATI?

Un giornalista di 7Gold mi ha chiesto di esprimere un parere su come questi candidati usano Internet per comunicare. A un giorno dal voto, dopo aver esaminato i loro siti per qualche settimana, posso dare una risposta unica: tutti e quattro usano Internet più che altro perché “si deve farlo” – specie dopo Obama – per apparire giovani, nuovi, alla moda.

Ma i loro siti sono:

(1) troppo istituzionale e dunque freddo quello di Delbono;

(2) inutilmente ammiccante (specie in certi video), per quanto semplice e ben organizzato, quello di Forlani;

(3) talmente arretrato rispetto agli attuali standard di comunicazione web da far quasi tenerezza quello di Cevenini.

(4) Solo il sito di Merola, seppure non innovativo e a tratti ingenuo, mi sembra oggi – ma solo dal 20 novembre, come vedremo – più adeguato degli altri rispetto agli obiettivi minimi che siti come questi dovrebbero prefiggersi: integrare con informazioni utili la comunicazione off line dei candidati e fornire un archivio ben organizzato e facilmente consultabile di queste informazioni (testi, immagini, video).

BLOG

Solo Delbono e Merola hanno un blog: si chiamano Delbono Vox (che fa tanto “gggiovane”) e Bologna cambia faccia (si noti la retorica della faccia di cui abbiamo detto QUI). In entrambi i casi riportano notizie di appuntamenti col candidato, resoconti di eventi, commenti ufficiali, stralci di programma.

Delbono ha aperto il blog il 22 ottobre e non lo aggiorna in modo assiduo: ha postato in ottobre solo 3 volte, in novembre 11, in dicembre 7. Merola ha aperto l’8 luglio, postando 1 sola volta in quel mese, poi 2 volte in settembre, 10 in ottobre, 14 volte in novembre, prima di incorporarlo, il 20 novembre, nel sito Bologna cambia faccia.

Da quel giorno, il blog di Merola è migliorato: buona l’integrazione con le pagine statiche, quasi quotidiano l’aggiornamentto dei post, più leggera e fruibile l’impaginazione (frequenti a capo e interlinee doppie, pagine ariose, parole chiave in grassetto).

Nel complesso, tuttavia, dietro a questi blog non si sente la persona. Infatti i cittadini non vi partecipano e i blog restano spesso senza commenti o ne ottengono pochissimi: 1, 2 o 3 commenti, solo eccezionalmente qualcuno in più (ne ho contati al massimo 8 in un post di Merola). Laddove invece, quando ad esempio Repubblica Bologna riporta interviste ai candidati, i commenti – spesso polemici – fioccano a centinaia (vedi ad esempio QUI).

FACEBOOK

A quanto pare, i candidati godono di maggiore successo su Facebook, dove tutti hanno aperto un profilo personale: qui il numero dei loro amici cresce di ora in ora e si attesta, mentre scrivo, a 1214 per Delbono, seguito  da Merola con 1138, Cevenini con 602, Forlani con 529 (qualche giorno fa la classifica vedeva Forlani al penultimo e Cevenini all’ultimo posto).

Ma cosa vogliono dire gli amici su Facebook? Non maggiore o minore vicinanza dei candidati ai cittadini. Casomai, maggiore o minore familiarità con Facebook dei volontari che sostengono questi candidati. D’altra parte, è molto più facile animare un profilo su Facebook che rendere credibile un blog, specie se si usano gli stessi testi, immagini e video nei due ambienti.

Fra l’altro, ciò che in un blog è lungo, noioso o vacuo, su Facebook deve per forza essere eliminato o abbreviato, col che sparisce il difetto più comune. Inoltre Facebook è un mezzo molto più agile per dare informazioni sugli appuntamenti e appendere foto e video quando gli eventi sono passati: soprattutto alle immagini gli utenti non negheranno una sbirciatina, data il voyerismo imperante su Facebook.

YOUTUBE

Tutti i candidati tranne Maurizio Cevenini hanno aperto un canale su YouTube. Nel caso di Cevenini, un suo (suppongo) sostenitore si è preoccupato di rendere disponibili alcune riprese amatoriali di eventi cui il candidato partecipa.

I video migliori? Sicuramente quelli di Virginio Merola: sono brevi e preceduti da una sigla, hanno un commento musicale, un montaggio gradevole e persino un filo di regia.

I video peggiori? Sicuramente quelli di Delbono: spesso sono soltanto riprese buie, e con pessimo audio, degli eventi a cui il candidato prende parte. Anche il video cha sta in homepage su www.flaviodelbono.it, in cui Delbono presenta la sua candidatura, è privo di regia e montaggio, e il candidato vi appare rigido e monotono.

In generale il problema di questi video è che mostrano in modo impietoso i difetti che i candidati hanno quando parlano in pubblico. E, purtroppo per loro, questi difetti sono davvero molti. (Ne parleremo più avanti.)

Unica eccezione è l’ultimo video di Forlani, costruito per essere irriverente e fuori dagli schemi, con tanto di risatine da sit-com americana. Nel complesso il video suscita simpatia (a parte qualche battuta un po’ da “spirito di patata”), ma temo che sarà un boomerang per il candidato.

Chi mai voterebbe seriamente (cioè non per protesta) un candidato che si presenta così?