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Quanto durerà ancora la moda dei volti pallidi, emaciati, con occhiaie?

Da un paio di settimane la mia navigazione su internet è funestata dal banner ricorrente di Amica.it, che presenta l’ennesimo volto femminile pallido, smunto, triste, con occhi e guance scavate a tal punto da far pensare a un brutto male (fisico o psichico, o entrambe le cose). Sarà la ripetizione, sarà che compare quando meno me l’aspetto nei contesti più disparati, sarà che la misura è colma, ma questa faccia m’inquieta più di altre: Continua a leggere

Una vetrina a Damasco

Correggo in parte ciò che ho detto nel post precedente. L’ossessione per il maculato non affligge solo l’occidente.

Questa è una foto che ho scattato l’anno scorso nel suk di Damasco, Siria. Là per strada le donne (quasi tutte) girano intabarrate col capo coperto, ma a volte sotto i lunghi abiti scuri spuntano tacchi a stiletto come questi. Facci clic, che vale la pena.

vetrina-di-scarpe-a-damasco.jpg

Una tesi selvaggia

È dall’inizio degli anni Novanta (forse prima, non ricordo) che l’occidente subisce, a corrente alterna o continua, la moda del maculato (pardon, animalier).

Ed è da anni che me lo chiedo: perché? Cosa induce stilisti a disegnare, industrie a produrre, ma soprattutto donne e uomini di tutte le età/provenienze/estrazioni/professioni a comprare finte macule? A bardarsi/accessoriarsi/arredarsi casa con qualche tigrato/leopardato/zebrato? E per di più, a perseverare?

Sicché ho deciso: voglio una tesi di laurea. No, di più: ne voglio tante, una non basta.

Voglio qualcuno che disegni la storia, scovi i percorsi, snidi le più nascoste origini di questa iattura. Voglio spiegazioni: che siano antropologiche, storiche, geografiche, sociologiche, semiotiche, psicologiche non importa. Voglio capire.

Capire perché alla gente possano piacere cover ptelefonino-zebrato.jpger telefonini zebrate come questa.

 

 

 

 

 

Stivaletti leopardati come questo (Manolo Blahnik).

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Abiti verde-tigrati (Versace).

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Copriletti muccati così.

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Sandali giaguarati come quelli di Roberto Cavalli (il principe della macula).

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Persino tazze e candele animalier… guarda che roba.

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Ma non mi si dica, per favore, che è il richiamo della foresta: l’attrazione di donne e uomini, prigionieri della civiltà, per il selvaggio. Cosa c’entra, allora, la povera mucca?

Cercasi tesi disperatamente.

Ageless marketing?

Da qualche anno va di moda l’età. Le minorenni in passerella non fanno più notizia? Mettiamoci le nonne, allora.

È così che le multinazionali di moda e cosmesi, che fino a poco tempo fa licenziavano le testimonial per raggiunti limiti d’età, hanno invertito la tendenza e sempre più spesso, oggi, cercano volti e corpi che sfidino il tempo: le ultrasessantenni Susan Sarandon per Revlon, Twiggy per Marks & Spencer, Jane Fonda e Diane Keaton per L’Oréal sono solo alcuni esempi.

Questo modo di guardare al mercato si chiama ageless marketing, dal libro di David Wolfe e Robert Snyder del 2003 (sul tema Wolfe ha aperto anche un blog): è il marketing che non segmenta più i consumatori in base alle fasce demografiche, ma fa appello a valori condivisi da più generazioni (idealmente, da tutte), come l’affettività, il bisogno di stabilire relazioni, le motivazioni psicologiche che orientano certe pratiche di consumo e certi stili di vita.

Ma… ci sono diversi ma.

1) La stragrande maggioranza delle campagne pubblicitarie continua a mostrare immagini di persone giovani (e, in quanto tali, belle e sorridenti), mentre l’ostentazione delle rughe resta un’eccezione provocatoria, mirata a fare notizia.

2) Anche quando moda e pubblicità ci raccontano che anziano è bello, in realtà tutti continuiamo a sottolineare o, peggio, presupporre un nesso avversativo fra avvenenza ed età avanzata, specie femminile. Si dice ad esempio “È una bella donna nonostante gli anni”, esplicitando il contrasto, o “È una bellezza senza età”, che comunque lo presuppone.

3) Infine, persino quelli che oggi predicano che nella vita – non solo nel marketing – l’età non conta, in realtà continuano a tematizzarla, e lo fanno con maggiore veemenza e gusto se si tratta di una signora: pensa a quanto puntualmente, nei giornali di gossip, si specifica l’età dopo il nome di un personaggio celebre, e quanto puntualmente si scatenano le chiacchiere se si nota uno scarto fra l’età vera, presunta o apparente di qualcuno.

Di questo e altro ho parlato ieri alla presentazione di Ocula 8, a Rimini.

Se vuoi saperne di più, scarica il pdf dell’articolo “La donna Trans-Age”.

Vieni a Rimini?

 

Io ci vado.

Vieni anche tu?

 

Martedì 29 gennaio, ore 11.00,

nell’Aula 1 della Sede Universitaria Alberti, via Quintino Sella, 13 – Rimini,

 

ci sarà la presentazione di

 

Ocula 8

Comunicazione e segni nella moda
numero monografico di Ocula, rivista di comunicazione e semiotica.

Oltre ai curatori di questo numero, Antonella Mascio e Giampaolo Proni, saranno presenti gli autori:

Maria Catricalà (Università Roma Tre), Giovanna Cosenza (Università di Bologna), Davide Gasperi (content designer), Nicoletta Giusti (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Mario Lupano (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Luca Marchetti (Mosign Paris), Gianfanco Marrone (Università di Palermo), Gabriele Monti (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Maria Giuseppina Muzzarelli (Università di Bologna, ZoneModa Rimini), Elisa Tosi Brandi (Università di Bologna, ZoneModa Rimini).

E alle 14.30…

 

la Fine della moda

incontro con Ugo Volli