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Ancora sui doppi sensi e Marcorè

Come promesso, riprendo il tema. La parte del mio post che ieri ha destato più polemiche (e fraintendimenti) è stata la critica alla battuta di Neri Marcorè. Contro Berlusconi, per un certo tipo di lettori antiberlusconiani di défault, giocavo facile. Contro Marcorè, spesso amato da quegli stessi lettori, era un azzardo: come mescolare la lana con la seta, il diavolo con l’acqua santa.
Dunque si sono animati, perdendo lucidità. Premetto che anche a me Marcorè piace spesso, e pure molto. Ma ugualmente penso che l’uscita a Ballarò sia stata infelice (sbagliamo tutti, sbaglia anche lui, no?). Continua a leggere

I doppi sensi sulle donne, da Berlusconi a Marcorè

Siamo alle solite, con le bassezze rivolte alle donne: da un lato Berlusconi che, a Mirano, insiste con compiacimento nel mettere in imbarazzo una dipendente dell’azienda XY («Lei viene? Ma quante volte viene?»); dall’altro Marcorè che, a Ballarò in sostituzione di Crozza, imita Gasparri che si rivolge a Mara Carfagna con: «Fortuna che c’è aaa nostra Carfagna elettorale che… qualcosa tira sempre su».

Mara Carfagna a Ballarò

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Serata evento «Silvio for ever» su La 7. E tutti si innamorano di Silvio

Ieri sera Enrico Mentana ha condotto una serata evento centrata sul documentario di Roberto Faenza e Filippo Macelloni Silvio for ever – scritto da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – e conclusa da un dibattito in studio con Giuliano Ferrara, Eugenio Scalfari e Paolo Mieli.

Sono rimasta a bocca aperta: immaginavo che la cosiddetta «autobiografia non autorizzata» uscita in marzo, prima con grande segretezza e poi con gran clamore, fosse il solito pretesto per farsi notare cavalcando… il cavaliere, e mi scuso per il giochetto di parole.

Ma non immaginavo che fosse, sotto le mentite spoglie della denuncia e dell’inchiesta sul fenomeno, una vera e propria agiografia, no, che dico, una beatificazione, in cui Silvio appare come un eroe mattacchione e furbo che, in barba a ogni regola, ne combina di tutti i colori e alla fine vince sempre. Un eroe che avrà pure luci e ombre – ti porta a pensare il documentario – ma guarda quant’è simpatico, acuto, eccezionale.

Uno per il quale fai il tifo dall’inizio alla fine. Pure alla fine, sì, con tutte quelle sventole che lo circondano e la magistratura che lo perseguita. E lui, poverino, che gli vengono pure gli incubi di notte.

Peggio ancora è andato il dibattito: mentre Mentana e Ferrara se la ridevano sotto i baffi, ben sapendo che di celebrazione si trattava, il povero Scalfari e persino Mieli, che in altre occasioni dà anche prova di intelligenza, cercavano di raccontarsi – e raccontarci – la favola dell’impresentabilità del personaggio, dell’Italia paese anomalo e della morale violata.

Macché denuncia, ragazzi: quello era amore. Irresistibile, viscerale.

Tutti persi per Silvio. Tutti a testa bassa. Innamorati come devono esserlo stati anzitutto Rizzo e Stella per scrivere quella roba, poi Faenza e Macelloni per realizzare il documentario, e persino Neri Marcoré per dar voce a Silvio in assenza di materiali di repertorio.

Tanto che alla fine del dibattito, durato fin oltre mezzanotte, pure io mi sono sentita turbata. Quello stesso turbamento che a sei anni provavo per Zorro, a otto per Sandokan, a dodici per Indiana Jones. Sarà stata la stanchezza, va’.

Però anche stamane non è che io mi senta così lucida. Per esempio mi sto facendo certe domande strane: ma La7 non era l’unica tv non berlusconiana? Ma Mentana non era diventato autonomo? E Scalfari? non era un accanito antiberlusconiano?

Meno male che le elezioni sono ancora in là.