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Come diffondere (davvero) le buone idee. In rete e fuori

Molti (tutti nel campo della comunicazione) conoscono e apprezzano le meraviglie di TED, la nonprofit che due volte all’anno organizza le TED conferences allo scopo di fare circolare le idee più innovative nel campo della Technology, dell’Entertainment e del Design. Idee buone non solo per i contenuti, ma per come vengono comunicate in presentazioni che durano al massimo 18 minuti e si distinguono per equilibrio fra intrattenimento e serietà scientifica.

Pochi però hanno forse riflettuto su quanto lo “spreading ideas” di TED resti in fondo elitario, per quanto assai noto in rete.

Ci hanno invece pensato gli organizzatori di un evento TEDx a Buenos Aires, che in collaborazione con Ogilvy & Mather, Argentina hanno avuto la brillante idea che i video qua sotto illustrano. Interessante, a mio avviso, non solo per la loro TEDx conference, ma come spunto di riflessione più generale sul rapporto fra on-line e off-line, fra élite e pubblico di massa. Che vale in pubblicità come in politica, in comunicazione sociale e via dicendo.

Grazie a Paolo Iabichino per avermi segnalato la prima uscita, quella coi taxisti (io avevo trovato solo quella coi parrucchieri).

Che cos’è un viaggio?

Niente comunicazione politica oggi: m’hanno stufata.

È da un po’ che volevo dirne una sull’ultimo spot di Louis Vuitton. Si vede soprattutto al cinema e, mentra va, è tutto un mormorio di “quant’è bello, quanto fa sognare”. Bello e costoso, non c’è dubbio: l’ha prodotto la Ogilvy & Mather (sede parigina), una delle più importanti agenzie del mondo. Però confesso che, quando l’ho visto, mi si è gelata la schiena, altro che sogno.

Questo è il testo:

What is a journey?
A journey is not a trip.
It’s not a vacation.
It’s a process. It’s a discovery.
It’s a process of self-discovery.
A journey brings us face to face with ourselves.
A journey shows us not only the world,
but how we fit in it.
Does the person create the journey,
or does the journey create the person?
The journey is life itself.
Where will life take you?
Louis Vuitton.

Passi che il viaggio sia “la stessa vita” (anche se mi stupisco che Ogilvy possa ancora vendere – e trovare chi compra – una metafora così logora). Ma insistere sull’idea che il viaggio sia una “scoperta di se stessi” o, peggio, una “creazione di se stessi”, in cui non facciamo altro che capire noi stessi (noi, sempre noi) o capire come ci sentiamo a questo mondo (stiamo bene? abbastanza comodi?)… be’, questo non lo sopporto.

Non si dovrebbe, piuttosto, viaggiare per confrontarsi con culture diverse, per imparare nuovi modi di vivere, pensare, agire, emozionarsi? Per capire meglio gli altri, invece di noi stessi?

Se devo mettermi in viaggio per scoprire me stessa, tanto vale che stia a casa. Specie se vado in luoghi meno fortunati di quello in cui vivo, dove magari la gente muore di fame o s’ammazza per qualche credo religioso appena fuori dall’albergo in cui mi trastullo. E poi, se questo viaggio è una metafora della vita, di che tipo di vita egocentrica e chiusa stamo parlando?

Il più odioso individualismo occidentale celebrato da uno dei suoi più odiosi marchi di lusso.

Nessuno vuol guardare la gente brutta

La campagna Dove Unilever “Per la bellezza autentica” non è una novità: lo spot “Evolution”, curato dalla Ogilvy & Mather, risale a ottobre 2006 ed è famosissimo. Da quello spot nacque subito dopo una ancor più celebre parodia, “Slob evolution”, che su YouTube è stata vista – si narra – da più di un milione di persone.

Perché te li mostro ora?

Perché queste sono le conclusioni dello spot-parodia:

“Grazie a Dio, la nostra percezione della vita reale è distorta. Nessuno vuol guardare la gente brutta.”

È dura da ammettere, ma chi può negare questa semplice verità?

Chi può negare che, in fondo, è solo questo bisogno elementare che la pubblicità soddisfa?

E che questo bisogno ha a che vedere anche con ciò che abbiamo discusso nei giorni scorsi?

Dove Evolution

Slob Evolution