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Procter & Gamble: dopo le mamme, i bambini

È uscito ieri «Kids», il secondo spot della campagna «Thank you Mum» che l’agenzia Wieden+Kennedy ha realizzato per Procter & Gamble, partner dei giochi olimpici di Londra 2012.

Dopo «The Best Job», lo spot firmato da Alejandro González Iñárritu e costruito in modo impeccabile per commuovere un pubblico molto vasto (vedi Perché lo spot Procter & Gamble sulle mamme fa piangere), «Kids» è stato diretto dal regista Daniel Kleinman, è stato girato negli USA e in Gran Bretagna e ha coinvolto centinaia di bambini («circa 245 provenienti da 16 Paesi diversi», recitano i comunicati ufficiali), per mostrarli impegnati in sette diversi eventi olimpici.

Procter & Gamble, Kids

Bambini alle Olimpiadi? Certo – spiega il claim – perché gli atleti «agli occhi delle loro mamme saranno sempre bambini».

Ah.

Lo spot, già debole in sé, a confronto con «The Best Job» sparisce del tutto: non c’è tensione emotiva, non c’è trasformazione di cose né personaggi, non accade un bel nulla. Non c’è storia insomma e per giunta, avendo già visto il primo, ci aspettiamo dall’inizio che da qualche parte prima o poi spunti una madre. Che infatti puntualmente appare, un secondo prima del claim. Potevano risparmiarsi i 245 bambini, il regista e tutti i costi di produzione: se immagini una transizione in dissolvenza da un atleta adulto a un bimbo o viceversa, l’effetto estetico è diverso ma il concetto è quello.

Lo spot BBC per le Olimpiadi 2012

Chiudo una settimana di abbondante fatica e scarso tempo, proponendo un altro spot della serie Olimpiadi. Stavolta è la BBC inglese a pubblicizzare la propria copertura dei giochi olimpici (grazie Annamaria per la segnalazione).

Spot BBC per Olimpiadi

E lo fa per comunicare l’idea di “Stadium UK”, uno stadio così imponente da concidere con tutto il Regno Unito. Interessante confrontare lo spot BBC con quello Rai commentato due giorni fa, per toccare con mano, se così si può dire, quant’è diversa l’autorappresentazione che i due paesi danno di sé negli spot ufficiali delle loro televisioni pubbliche: mentre l’Italia fa la calza, il Regno Unito giganteggia. Poveri noi.

Cosa non si fa per andare alle Olimpiadi

Per riprenderci dalla noia dello spot di ieri, propongo l’ironia con cui Edison, partner ufficiale della squadra olimpica italiana, mette in scena il contrasto fra l’imponenza del rugbista Martin Castrogiovanni e la leggerezza delle atlete della nazionale di ginnastica ritmica.

Edison Olimpiadi 2012

«Edison sostiene gli azzurri che vanno alle Olimpiadi», dice il claim, e non svelo come prosegue. È come se il marchio Edison dicesse alla squadra (e a noi che li guardiamo): «Siamo un po’ come quel rugbista: impacciati ma rispettosi, lontanissimi dalla precisione ed eleganza delle performance sportive, ma sempre presenti, protettivi e perfino affettuosi».