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Bello e impossibile (2)

In Bello e impossibile ho già notato come i corpi maschili muscolosi e plastificati di molta estetica pubblicitaria non siano in realtà destinati alle donne, ma ai gay. In certi casi il target è duplice (donne + omosessuali), ma in altri le componenti omosessuali (gesti, posture, ruoli, prossemica dei corpi) sono talmente marcate, che le donne davvero non c’entrano.

La tendenza è talmente pervasiva che mi pare ovvia. Eppure (non ho ancora ben capito perché) molte donne si ostinano a illudersi che non sia così. E ogni volta che mi capita di condividere questa ovvietà con amiche, studentesse, conoscenti, immancabilmente registro reazioni di incredulità: volti attoniti e risolini nervosi, come fossi io – troppo incline all’analisi per deformazione professionale – a non volermi abbandonare alle fantasie sul principe azzurro.

Dai primi di novembre il portale danese di e-commerce Fleggaard sbeffeggia questa tendenza (e un po’ anche le donne che ci cascano), con uno spot che mette in scena una manciata di belloni unti e palestrati, e li combina con ruoli e simboli tipici dell’immaginario gay (dal pompiere all’ufficiale in divisa, dall’uccello rapace al dirigibile), in un crescendo trash che culmina con il prodotto pubblicizzato, il detersivo OMO, e il payoff «Lige over graensen», che significa «Appena oltre il confine».

Mi auguro che, vedendo lo spot, anche le più scettiche si convincano. 🙂

Abbiamo già discusso della rappresentazione del corpo maschile in pubblicità:

L’uomo in ammollo

Bello e impossibile

L’uomo instancabile

L’uomo normale

L’uomo che fa ridere

L’uomo senza paura (o quasi)

 

I generi nell’orto

Che tristezza, sono stufa. Siamo nel 2008 e ancora mi tocca vedere che dei problemi femminili e/o femministi e/o vetero/post/para-femministi sono sempre e solo le donne a occuparsi e preoccuparsi. Cose di donne, si dice. Mentre gli uomini, dal canto loro, parlano solo di cose maschili e/o maschiliste. Cose di uomini, appunto.

E poi ci sono gay che pensano solo ai gay, lesbiche concentrate sulle lesbiche, e via dicendo. Ognuno nel suo orto, insomma. Se va bene, troviamo gay e lesbiche che mettono il naso dentro a orientamenti sessuali che non sono strettamente il loro, e allora parlano – per massima apertura – di LGBT, acronimo che sta per Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender. Col che dimenticano, fatalmente, che esistono pure gli eterosessuali.

Spiega Wikipedia che della sigla LGBT “esistono molte varianti […], ma LGBT è l’acronimo più comune ed è uno dei più accettati nell’uso corrente. Quando i transgender non sono inclusi nel riferimento, il termine viene abbreviato in LGB. Si potrebbero, inoltre, aggiungere due Q per Queer e Questioning (qualche volta abbreviato con un punto interrogativo) (LGBTQ, LGBTQQ); altre varianti sono diventate LGBU, dove U sta per Unsure (insicuro), e LGBTI dove I sta per Intersex; un’altra variante è T per Transessuale (LGBTT), un’altra è T (o TS o il numero 2) per persone con Two-Spirit (due spiriti), e una A per straight Allies (LGBTA). Una sua forma completa è LGBTTTIQQA, sebbene sia molto raro. La rivista Anything That Moves ha coniato l’acronimo FABGLITTER (da Fetish, Allies, Bisessuale, Gay, Lesbica, Intersex, Transgender, Transexual Engendering Revolution). Il termine non è entrato, comunque, nell’uso comune. I termini transessuale e intersex sono considerati da un certo numero di persone unificabili con l’espressione transgender, anche se molti transessuali e intersex obbiettano (entrambi per diverse ragioni)”.

A quanto pare, anche in questo variegato mondo i confini fra gli orti sono contesi.

Eppure, come dicevo qualche settimana fa, mi piacerebbe che gli uomini (leggi: maschi eterosessuali) scendessero in piazza per risolvere i problemi della donne (leggi: femmine eterosessuali); ma anche i gay (maschi omosessuali) e i trans dovrebbero lottare per i diritti delle donne; mentre queste potrebbero ricambiare occupandosi di LGBT e – perché no? – di andropausa e ansia da prestazione maschile.

Lo so, la faccenda è più complicata e non si possono mettere sullo stesso piano andropausa e diritti delle donne. Né si può dimenticare l’arroganza media con cui la presunta normalità eterosessuale guarda il resto del mondo. Ma era per dire: non è che tutte queste distinzioni ci stanno facendo trascurare il vecchio e caro concetto di persona?

E va bene così: la discussione continua

Spotanatomy (che ringrazio) ha raccolto i miei spunti sulla campagna “E va bene così”, di cui abbiamo detto qualche giorno fa.

La discussione continua sul loro blog.