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Mentre il governo taglia la cultura, Berlusconi la celebra in uno spot

È successo tutto ieri: mentre Federculture, Agis, Anci, Upi, la conferenza delle regioni e Fai e presentavano la mobilitazione del 26, 27 e 28 marzo per protestare contro i tagli alla cultura e allo spettacolo (vedi Cultura e spettacolo al collasso, stop ai tagli), il ministro Michela Vittoria Brambilla presentava il nuovo spot per il turismo, con Berlusconi testimonial.

L’anno scorso il presidente del consiglio prestò solo la voce (vedi La fiction Magic Italy), quest’anno ci mette anche la faccia mentre recita questo testo:

«L’Italia è il paese che ha regalato al mondo il 50% dei beni artistici tutelati dall’Unesco. Più di 100 mila chiese e monumenti, 40 mila dimore storiche, 3.500 musei, 2.500 siti archeologici e più di mille teatri. Lo sapevi? Approfitta delle tue vacanze per scoprire l’Italia che ancora non conosci, questa magnifica Italia da scoprire e da amare».

Fino a un paio di anni fa Berlusconi non avrebbe mai fatto un errore così. Persino l’anno scorso lo spot – per quanto immediatamente sbeffeggiato e parodiato in rete – aveva comunque un senso per il target a cui si rivolgeva: mandato in onda a metà luglio, serviva a rassicurare gli italiani sul fatto che non dovevano ascoltare i gufi che parlavano di crisi, perché l’Italia rimaneva il posto migliore dove passare le vacanze (vedi La fiction Magic Italy).

Ma ora? Mandare in onda lo spot lo stesso giorno in cui si annunciano le mobilitazioni è innanzi tutto una beffa per chi patisce i tagli alla cultura. Ma anche gli elettori più affezionati del Pdl non possono che considerarla una mossa poco furba, perché attira l’attenzione sui tagli e rinfocola i conflitti invece di passarli sotto silenzio.

Capisco che la strategia sia sempre quella dell’adultero che nega l’evidenza, strategia a cui Berlusconi è affezionato. Ma negare l’evidenza non funziona se il marito è colto in flagrante; non se la moglie lo becca a letto con l’altra.

Insomma è andata: anche la comunicazione di Silvio Berlusconi – che prima di Noemi era l’unica, in Italia, a funzionare – è definitivamente bollita.

Magica Italia

Per una riflessione intelligente e per nulla ideologica né rivendicativa sui tagli alla cultura, ascolta questa puntata di «Nove in punto. La versione di Oscar», in cui Oscar Giannino dialoga con Sergio Escobar, direttore del Piccolo Teatro di Milano:

Nove in punto. La versione di Oscar, 21 marzo 2011.

Alemanno sfonda

Venerdì 25 giugno avevo sentito e apprezzato su Radio 24 una lunga intervista di Oscar Giannino al sindaco di Roma Gianni Alemanno sulla manovra finanziaria del governo, sulle richieste dei comuni, sul federalismo fiscale (a cui Alemanno è favorevole, conti alla mano: senti perché), sul bilancio in rosso del Comune di Roma, che lui sta cercando di risanare dall’eredità di 12 miliardi di debiti lasciata dalle amministrazioni precedenti (Veltroni e Rutelli gli ultimi, ma il problema c’era anche prima).

Il sindaco aveva risposto in modo pacato e lucido, mostrando competenza e descrivendo concretamente cosa già sta facendo e cosa pensa di fare per ripianare la situazione. Ma soprattutto, non aveva mai polemizzato con le ultime amministrazioni – chiaramente le più imputabili del disastro – e la parte politica che rappresentano.

Una rarità comunicativa, bravo.

Peccato che ieri, alla notizia che gli aumenti dei pedaggi autostradali che scattano da oggi avrebbero potuto comprendere il Grande Raccordo Anulare di Roma (Gra), si sia lasciato andare a questa risposta:

«Non c’è alcun pedaggio sul Gra. È una cosa impossibile. Se qualcuno mette qualcosa sul raccordo per far pagare il pedaggio, vado io con la macchina e la sfondo

Capisco la necessità di prendere una posizione netta (per inciso, in serata l’ANAS ha rassicurato i romani: non avranno il pedaggio), ma l’immagine di un’auto che passa a tutta velocità sfasciando un casello autostradale non si addice al sindaco civile (normale?) che mi era sembrato in radio.

Non sorprende che la Lega, notoriamente avvezza a intemperanze comunicative, abbia replicato, per bocca del senatore Cesarino Monti:

«Alemanno faccia quel che vuole, l’importante è che i danni al casello li paghi lui e che l’automobile non sia un’auto blu che paghiamo noi.»

Niente da fare, dalla comunicazione con la clava l’Italia non esce.

Per i dettagli della notizia: Alemanno: «Casello sul Gra? Lo sfondo con l’auto», Corriere della sera, 30 giugno 2010.