Archivi tag: Otto e mezzo

La donnuncola pubblicitaria

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Massimo Guastini, presidente dell’Art Directors Club Italiano, oggi pubblica su Linkedin un post che condivido in pieno e che perciò riprendo:

L’homunculus sensitivo è la rappresentazione grottesca e sproporzionata del corpo umano in base ai recettori cutanei. Di fatto ci mostra quanta parte del cervello è coinvolta nella sensibilità di determinate parti del corpo (labbra, dita, genitali). Il pene, per esempio, coinvolge molto più cervello, dal punto di vista della sensibilità cutanea, di quanto non faccia la coscia. La donnuncola pubblicitaria è invece Continua a leggere

L’arroganza dei politici nei confronti della scuola

Cocchi e Faraone a Otto e Mezzo

Non saprei dire, al momento, se il cosiddetto “dialogo” sulla “Buona scuola” che si è aperto fra il governo e i sindacati porterà davvero a risultati concreti e positivi per la scuola italiana, se il governo farà marcia indietro su qualche punto o no, né se siamo di fronte a un dialogo vero o uno scontro, a una fiction o alla realtà. So soltanto che non mi è piaciuto affatto, nei giorni scorsi, il modo in cui i vari rappresentanti del governo hanno apostrofato gli insegnanti e il mondo della scuola in generale, a suon di Continua a leggere

D’Alema ora sostiene Renzi, dicono tutti. Ma è vero?

Oggi sono in molti a salutare la nuova (ma già da un po’ annunciata) alleanza fra l’ex rottamatore Renzi e l’ex rottamato D’Alema, perché ieri a “Otto e mezzo” D’Alema ha dichiarato:

«Ma vede, Renzi è una personalità fortissima [scuote la testa e chiude gli occhi], ha una grande capacità di comunicazione, una grande forza di attrazione del consenso… [occhi chiusi e bocca all’ingiù, come di uno fortemente perplesso].

D'Alema perplesso Continua a leggere

Monti e Berlusconi: vecchi trucchi in nuova sobrietà

Venerdì 20 gennaio Mario Monti, ospite da Lilli Gruber a «Otto e mezzo», ha offerto uno splendido esempio della sua abilità di usare due vecchi trucchi della comunicazione politica: negare l’evidenza e spostare subito il focus del discorso.

In serata infatti Berlusconi aveva rilasciato questa dichiarazione, tanto breve quanto chiara:

«La cura di Monti non ha dato alcun frutto. Quindi se dovessi dire paradossalmente, ci aspetteremo di essere richiamati a occupare le posizioni di governo che avevamo prima, visto che questa è la democrazia e che noi siamo stati eletti dagli italiani».

Ciò nonostante, alla domanda di Lilli Gruber, che, dopo aver riportato la frase di Berlusconi, gli chiede: «Per lei questo è un segnale di allarme?», Monti risponde con volto imperturbabile:

«No. Il presidente Berlusconi, col quale parlo abbastanza spesso e che di tanto in tanto incontro, mi dà segnali incoraggianti e io ricorro anche al suo consiglio, così come ricorro al consiglio dei leader degli altri partiti che appoggiano il governo in Parlamento. Non credo che abbia detto, e non sarebbe vero, che non ci sia alcun frutto della politica economica di questo governo. Quello che è vero, o perlomeno che era vero fino a qualche giorno fa – l’andamento dello spread è più incoraggiante in questi ultimi giorni – è che ci aspettavamo tutti una discesa più rapida dello spread, il famoso divario di tasso di interesse che penalizza l’Italia rispetto alla Germania in particolare…»

E prosegue nel parlare dello spread e della politica economica, cioè tralascia di dire altro su Berlusconi e chiude dicendo che apprezza «il modo in cui tutte le tre grandi forze politiche che ci sostengono finora l’hanno fatto» e che sarebbe lieto se le forze politiche trovassero il modo di «dialogare di più tra loro».

Ricapitolando: Monti innanzi tutto nega l’evidenza: «Non credo che abbia detto», quando invece non solo Berlusconi l’ha detto, ma lui sa benissimo che l’ha detto. Inoltre non si limita a spostare il discorso, ma fa di più: sposta l’attenzione dal conflitto fra lui e Berlusconi a quello all’interno della maggioranza dei partiti che lo sostengono, ben sapendo, evidentemente, che non c’è nulla di più facile che cancellare un conflitto con un altro conflitto. Abilissimo, insomma, nell’applicare i trucchi più antichi della retorica e della comunicazione politica. Chapeau.

PS: questo articolo oggi è apparso anche sul Fatto Quotidiano.

Berlusconi su Monti: «La cura non ha dato alcun frutto»

Monti su Berlusconi: «Il presidente Berlusconi mi dà segnali incoraggianti» (dal minuto 8’30” circa in poi)

La mimica facciale di Chicco Testa

A pochi mesi dal referendum sul nucleare in Italia, la tragedia in Giappone e le sue terribili conseguenze sulla centrale nucleare di Fukushima hanno reso il dibattito prereferendario molto più acceso di quanto sarebbe stato senza la catastrofe.

Per quanto abituata alle strumentalizzazioni della politica, resto basita di fronte alla mancanza di scrupoli con cui le notizie angoscianti che vengono dal Giappone sono, minuto dopo minuto, deformate, incorniciate, dette o contraddette a favore di questa e quella tesi pro o contro il nucleare in Italia.

Per ovvie ragioni, la paura di questi giorni ha fatto guadagnare molto terreno agli antinuclearisti. A onor del vero, però, non ho mai creduto che in Italia l’opzione nucleare fosse così forte come gli antinuclearisti paventavano. Non lo era neanche prima della tragedia in Giappone, a dispetto del Forum Nucleare Italiano e del famigerato spot con la partita a scacchi (vedi L’autoscacco del Forum Nucleare Italiano). E non lo era, fra le molte ragioni, perché il principale portavoce del Forum Nucleare Italiano, quello che appare di continuo in televisione, è il suo presidente Chicco Testa.

Chicco Testa è fra i personaggi più sbeffeggiati e insultati in rete: nelle forme più varie e irripetibili è di solito accusato non solo di essere un voltagabbana (antinuclearista da giovane, nuclearista oggi), ma di essere impreparato, confuso e arrogante.

Fra i problemi più ricorrenti nei suoi interventi televisivi, c’è il fatto che tende a non chiudere le argomentazioni e a portare pochi dati concreti, presentandoli sempre in modo confuso e impappinandosi (perciò appare impreparato). E poi tende a interrompere e aggredire i suoi interlocutori, come quando, il 13 maggio 2010, nella trasmissione di Rai3 «Cominciamo bene» disse «Ti spacco la faccia» al geologo Mario Tozzi.

Ma il suo peggiore difetto è la mimica facciale: ammicca con gli occhi e muove di continuo le sopracciglia in una sorta di tic nervoso, per cui appare perennemente sulle spine; guarda poco o niente in camera, come se gli desse fastidio essere intervistato o fosse in malafede; ma soprattutto alza gli occhi al cielo, sbuffa, piega all’ingiù la bocca o, peggio, ridacchia e sogghigna quando l’interlocutore dice cose che non condivide, con l’aria di uno che la sa più lunga e gli tocca di sentire sciocchezze.

Confronta per esempio queste caratteristiche con il volto disteso e sorridente di Gianni Mattioli in questa intervista doppia realizzata da VeDrò nell’ottobre 2010:

Analogo contrasto durante la trasmissione «Otto e mezzo» dell’11 marzo 2011: da un lato Gianni Silvestrini riflessivo, pacato, dall’altro Chicco Testa esagitato e sogghignante:

Ecco infine il celebre «Ti spacco la faccia!» a «Cominciamo bene» su Rai3 il 13 maggio 2010:

Delbono in tv 2

A completare il post di ieri, oggi su Repubblica Bologna è uscito un mio editoriale.

(E con questo, per un po’ la smetto su questo tema. Prego chi non vive a Bologna di immaginare quanto sia desolante, qui, la situazione. 😦 )

Andare in tv in quel modo peggiora solo la situazione

Martedì sera Flavio Delbono era a “Otto e mezzo”, nella sua prima apparizione televisiva dopo il cosiddetto Cinzia-gate. La sera prima, Gad Lerner aveva annunciato che lunedì prossimo sarà anche a “L’infedele”. Forse sono previste altre apparizioni che non so.

Dal punto di vista comunicativo non è un’idea felicissima, né per il Pd locale né per quello nazionale, che Delbono entri nei palinsesti nazionali con la strategia comunicativa che ho visto in atto da Lilli Gruber.

Innanzi tutto, ha cominciato e concluso l’intervento lamentando come in Italia sia sempre più diffuso il costume di strumentalizzare a fini politici faccende “personali”, per trasformarle in questioni giudiziarie e impedire ai leader di amministrare la cosa pubblica. Ora, l’uscita non è affatto casuale, perché lunedì pomeriggio Delbono aveva detto cose analoghe anche ai giornalisti locali, subito dopo aver annunciato le dimissioni. È lampante lo stile berlusconiano di queste dichiarazioni. Il che non sarebbe in sé un male, dal punto di vista strettamente comunicativo (Berlusconi è un ottimo comunicatore), se non fosse che in questo  caso produce un triplo risultato negativo per il Pd.

Primo, fa un regalo non richiesto (e sicuramente gradito) al centrodestra, che si vede rinforzata da sinistra la posizione che da sempre il Presidente del consiglio tiene sulle sue vicende giudiziarie e personali.

Secondo, riproduce per l’ennesima volta l’errore comunicativo di base che tutti i leader del Pd fanno sempre: se non parlano di Berlusconi esplicitamente, vi alludono implicitamente, imitando tratti fondamentali della sua comunicazione o addirittura riproducendo alcuni suoi contenuti.

Terzo, uno stile smaccatamente berlusconiano in un leader del Pd disorienta la componente “dura e pura” dell’elettorato del partito, componente ancora forte soprattutto in Emilia-Romagna, dove si digerisce a fatica una separazione così netta delle questioni personali ed etiche dalla politica. Questa cattiva digestione, oltre ad addolorare i militanti della vecchia leva e molti giovani (basta leggere le reazioni in rete), contraddice il significati profondi che erano impliciti nell’atto di dimissioni: Delbono aveva dichiarato di dimettersi per il bene della città, e per potersi difendere con più tranquillità se rinviato a giudizio. Non per riapparire il giorno dopo sotto i riflettori della televisione nazionale, con una strategia comunicativa che per giunta porta acqua al mulino degli avversari.

Lo sconcerto che questo cumulo di contraddizioni produce in molti elettori Pd rischia di portar via voti al partito locale. La ribalta nazionale rischia di amplificare il problema anche fuori dall’Emilia-Romagna.

Delbono in tv

Ieri Flavio Delbono era da Lilli Gruber a Otto e mezzo.

Come dicevo, il Pd sbaglia a mandarlo in tv per molte ragioni. Ne dico solo due.

Innanzi tutto non ha una mimica facciale rassicurante (troppo nervoso, sembra abbia qualcosa da nascondere), né adatta a fare simpatia in quel contenitore: non sorride quasi mai, piega la bocca come fosse schifato dall’interlocutore, e si vede all’istante se una domanda lo sorprende, lo mette in difficoltà o se invece se l’aspettava. Si può imparare a esercitare un controllo sui propri muscoli facciali, ma non si fa in pochi giorni. Ieri era lievemente meglio del solito, ma solo lievemente.

Ma oltre alle questioni «di faccia» – che capisco possano fare storcere il naso a coloro che, specie nel centrosinistra, ancora credono che queste cose in politica non contino – ci sono errori fondamentali nei contenuti che Delbono porta in televisione.

Il più grave? Ieri dalla Gruber ha cominciato (e concluso) il suo intervento lamentando il fatto che in Italia sia sempre più diffuso il costume di strumentalizzare a fini politici questioni giudiziarie e personali per impedire ai leader di governo e amministrazione di fare il loro lavoro.

Immagino la soddisfazione e il godimento interiore di Silvio Berlusconi quando ha sentito o gli hanno riferito queste dichiarazioni. Probabilmente neppure lui – che pure queste cose è capacissimo di provocarle ad hoc – si sarebbe immaginato un regalo del genere dai suoi avversari politici.

Puoi vedere la puntata di ieri sul sito di Otto e mezzo. In ogni caso, la posizione di Delbono era più o meno quella espressa il giorno prima ai giornalisti di Repubblica Bologna.