Archivi tag: Paolo Giacomini

Twitter: Tried&Tested (seconda puntata)

Seconda puntata di «Twitter: Tried&Tested» di Paolo Giacomini, pubblicato anche su La rivista intelligente (QUI la prima puntata).

Twitter seconda puntata

Su Twitter se sei lì che stai scrivendo e sei nel bel mezzo del discorso succede che proprio in quel momento ti finiscono i 140 caratteri che hai a disposizione. È crudele ma è così.

Su Twitter quando ti finiscono i 140 caratteri non c’è mai una ragione.

Su Twitter nei 140 caratteri non ci stai mai dentro e c’è sempre poco spazio. Nemmeno per i sentimenti c’è spazio. E anche questo è alquanto crudele.

Su Twitter non è come su Facebook e l’amicizia non c’è. Neanche a volerla comprare.

Su Twitter al posto dell’amicizia c’è che ci si può seguire gli uni gli altri.

Per seguire qualcuno devi cliccare sul suo pulsante segui. Le prime volte stai lì a ragionarci se cliccare poi dopo vai via liscio in scioltezza. Clic.

Su Twitter il pulsante precedi lo cerchi disperatamente ma non c’è. Puoi solo seguire. Boh.

Su Twitter più sono quelli che ti seguono e più sei un VIP. E viceversa.

Un VIP su Twitter non è che deve sbattersi molto per farsi seguire. Tutti lo cliccano spontaneamente.

Se invece tu di tuo non sei già un VIP per farti seguire da qualcuno su Twitter saresti capace di fare di tutto. E dico di tutto.

Su Twitter se ti accorgi che ti sta seguendo una in tanga vuol dire che quella vorrebbe offrirti qualcosa fuori da Twitter. E allora stai lì a ragionarci se seguirla a tua volta. Parecchio ci ragioni. E poi niente. Clic.

Su Twitter è gentilezza scrivere un messaggio per ringraziare chi ti sta seguendo. Poi in genere qualcuno ti risponde.

Formigoni il messaggio per ringraziare chi lo segue su Twitter lo ha scritto anche in inglese. E sembra che nessuno lì gli abbia risposto.

Su Twitter si può decidere anche di non seguire più qualcuno che si stava seguendo. Lo si fa semplicemente cliccando sul suo pulsante non seguire più. È crudele ma è così.

Se decidi di non seguire più qualcuno su Twitter non c’è problema. Si vede che hai le tue ragioni. Clic.

Quando invece ti accorgi che qualcuno ha deciso di non seguire più te allora lì è una tragedia. Perché è come quando finisce un amore così com’è finito il mio. Non c’è mai una ragione. È crudele ma è così. (Pubblicato anche su La rivista intelligente.)

Twitter: Tried&Tested (prima puntata)

Qualche tempo fa Paolo Giacomini, amico di Facebook che non ho mai incontrato di persona, mi ha postato in bacheca uno scritto, che ho trovato delizioso. La stessa cosa deve aver pensato la redazione de La rivista intelligente (non a caso si chiama così), che è stata però più veloce di me, precedendomi nel pubblicarlo.

Ecco il testo. Riguarda Twitter. Ed è solo la prima puntata. 🙂

Twitter pistolero

Tried&Tested, di Paolo Giacomini

Su Twitter iscriversi è semplice e fa molto fico. Allora non sia mai. Ti iscrivi.

La prima volta che ti colleghi su Twitter subito ti chiedi dove cacchio siano le figure.

Su Twitter se vuoi vedere le figure devi cliccare da un’altra parte. È strano ma è così.

Su Twitter puoi scrivere tutti i messaggi che vuoi ma con il limite di 140 caratteri ciascuno. 140 caratteri ci sono donne che per un messaggio non gli bastano mica. E anche uomini.

Quando stai scrivendo un messaggio su Twitter c’è un contatore che ti dice quanti caratteri ti restano prima della fine. E un po’ di ansia te la mette. Diciamocelo.

Su Twitter quando hai terminato di scrivere un messaggio il punto alla fine non ci sta mai dentro. È regola che succeda. E anche sfiga.

Su Twitter la punteggiatura è un lusso che non ci si può permettere. Punto.

Su Twitter parecchi messaggi li scrivi solo per spiegare cosa volevi dire nei precedenti 140 caratteri. Che non si capisce. Mai.

Se vuoi fare un discorso sensato su Twitter allora è meglio che lo scrivi da qualche altra parte e poi metti lì solo il collegamento.

Anche questo è strano ma è così.

Su Twitter gran parte dei messaggi sono semplici collegamenti a contenuti che stanno fuori da Twitter. E questo non è strano per niente.

Su Twitter tutto è ristretto.

Su Twitter anche i collegamenti a internet vengono messi in forma ristretta per risparmiare caratteri.

Su Twitter i collegamenti in forma ristretta non si capisce bene se clicchi dove ti portino. Ti devi fidare. Clic.

Su Twitter un italiano in genere scrive in italiano. Oppure in inglese se uno vuol darsi un tono internazionale.

Anche Formigoni su Twitter scrive spesso in inglese. E in molti si sta perplessi.

Su Twitter Formigoni a volte scrive anche in tedesco. E lì c’è sgomento.

Su Twitter se metti un #cancelletto davanti a una parola vuol dire che l’argomento del messaggio è quello. Poi fanno una classifica degli argomenti più frequentati e alcuni il #cancelletto davanti non ce l’hanno. Boh.

In un messaggio su Twitter puoi mettere tanti #cancelletti quanti vuoi. L’importante è che ci stai dentro nei 140 caratteri.

Su Twitter puoi scrivere un #cancelletto anche centoquaranta volte. E basta. È strano ma è così.

Su Twitter le virgolette del cosìdicendo non si usano. Per risparmiare caratteri.

Su Twitter il bello è che se qualcuno scrive una parola cosìdicendo almeno non lo vedi mentre con le dita mima le virgolette. Neanche se lui ha la webcam attaccata lo vedi. Meglio.

Su Twitter a volte ti rispondono con un bel assolutamente sì come succede fuori da Twitter. E ti tocca abbozzare. È triste ma è così. (Pubblicato anche su La rivista intelligente.)