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Bellezza non photoshoppata

Ho trovato da poco su Jezebel una copertina di Elle del maggio 1986. Fa impressione vedere, oggi, un volto bello ma non ritoccato chirurgicamente né photoshoppato (cioè solo truccato): macchioline sulla pelle, sopracciglia grosse non troppo alte né arcuate, labbra normali, e così via.

Perché un’immagine degli anni 80? Perché nacque allora l’estetica attuale del corpo femminile. Mancavano solo alcuni ritocchi, appunto (clic per ingrandire):

Copertina di Elle, maggio 1986

Abbiamo già parlato di questo argomento qui:

Attenzione, fotoritocco, 5 ottobre 2009

Bellezze photoshoppate, 19 gennaio 2009

Nessuno vuol guardare la gente brutta, 24 gennaio 2008

Attenzione, fotoritocco

Sappiamo tutti – si dice – che i corpi fotografati in pubblicità e sui rotocalchi ci appaiono belli, smaglianti, perfetti, grazie a Photoshop. Sarà, ma ogni volta che ne parlo in pubblico, trovo sempre alcuni – troppi! – che fanno la faccia stupita. E in parte hanno ragione, perché la forza dell’immagine fotografica è tale che t’illudi sia realistica anche se ti spiegano che è fittizia.

Il 15 settembre scorso la deputata conservatrice Valérie Boyer ha presentato all’Assemblea Nazionale francese una proposta di legge sulle fotografie di corpi umani ritoccate con strumenti digitali.

La legge, se sarà approvata, imporrà di accompagnare tutte le immagini in questione con questa dicitura: «Fotografia ritoccata per modificare l’apparenza corporea di una persona». Il non rispetto dell’obbligo sarà punito con una multa che va da un minimo di 37.500 euro alla metà del costo dell’intera campagna pubblicitaria.

La proposta di Valérie Boyer si inserisce in un lavoro complessivo di lotta contro la «rappresentazione erronea dell’immagine del corpo nella nostra societa» e di prevenzione dei disturbi alimentari (anoressia e bulimia, ma non solo) che in Francia affliggono fra 30.000 e 40.000 persone, soprattutto ragazze giovani.

Infatti – si legge nella motivazione della proposta (QUI il testo originale) – le immagini di corpi umani ritoccati in modo che appaiano innaturalmente perfetti «possono indurre alcune persone a credere a realtà che, spesso, non esistono». E queste credenze – spiegano da anni gli psicologi – unite a un complesso di fattori personali e familiari, concorrono a determinare molti disturbi alimentari, i più gravi dei quali possono portare a svariati problemi fisici e alla morte (per approfondire, scarica queste dispense).

Ovviamente, non basta inserire un avviso sotto le fotografie ritoccate con Photoshop per risolvere tutto. Ma è un primo passo concreto, e soprattutto, il segnale di un’attenzione più ampia al problema, perché la proposta vuole inserire la legge nel codice di salute pubblica, e in particolare nel capitolo «Alimentazione, pubblicità e promozione», da rinominare come «Alimentazione, rappresentazione del corpo, pubblicità e promozione».

Non credi al lavoro più ampio? Allora studiati il «Rapporto n. 791 della Commissione di affari culturali, familiari e sociali per combattere l’incitazione all’anoressia».

Non credi che con Photoshop si possa modificare un’immagine fino a farle contraddire la realtà? Allora guarda il video qua sotto, che mostra come si passa da Angela Merkel a Paris Hilton.

Abbiamo già parlato di questo argomento:

Bellezze photoshoppate

Nessuno vuol guardare la gente brutta

Bellezze photoshoppate

Che la perfezione dei volti e corpi ritratti in pubblicità si ottenga a colpi di fotoritocco, lo sappiamo da anni.

Tanto, che già nell’ottobre 2006 Dove Unilever usava questo argomento nella campagna «Per la bellezza autentica»: ricordo il celebre spot «Evolution» e la altrettanto celebre parodia «Slob evolution», di cui abbiamo parlato QUI.

Sullo stesso tema, oggi Roberto mi segnala una forma di contropubblicità: in questi giorni, nei sotterranei della metro di Berlino, stickers che riproducono l’interfaccia di Adobe Photoshop sono appiccicati sulle foto di Britney Spears, Leona Lewis, Christina Aguilera.

Il messaggio è sempre la stesso: questa bellezza non è autentica. Solo che Dove Unilever denunciava la non autenticità dei volti fotografati dagli altri, per salvare quella dei propri (per chi ci crede).

Nella contropubblicità, la denuncia è generalizzata: contro i media e lo star system, oltre che contro la comunicazione commerciale.

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(da Gizmodo.com)