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Due di picche, tradimento o passione?

È in onda fino al 31 gennaio e lo sarà ancora dal 14 al 28 febbraio il nuovo spot del cappuccino Nescafé, firmato da McCann Erickson Italia.

Una coppia (bellona lei, più normale lui) si accomoda in poltrona e, tra carezze e sospiri, la temperatura sale finché lei gli chiede: «L’hai portato?». Al che si scopre, naturalmente, che la domanda non riguardava il preservativo, ma il cappuccino.

E lì una versione dello spot si ferma, invitando gli spettatori a scoprire il finale sul sito Nescafé, dove si può vincere un viaggio per due negli States. Altre tre versioni, sul sito e in tv, raccontano come va a finire.

Non sono originali né la scenetta né i finali, che sembrano copiati dalle vignette della Settimana enigmistica. Ma la cosa che meno mi piace è l’implicito: sia nella prima parte che in almeno due finali, si assume che queste cose possano procedere in tutta tranquillità senza preservativo.

Il che conferma la mia impressione su quanto gli italiani siano superficiali rispetto al fatto di usarlo o meno. Talmente superficiali che una pubblicità può dare allegramente per scontato che lo siano.

Prima parte

Primo finale: “Due di picche”

Secondo finale: “Tradimento”

Terzo finale: “Passione”

Preservativi in Cina

Mentre in Italia si continua a evitare l’argomento, da diversi anni la Cina promuove l’uso del preservativo, non solo come metodo di controllo delle nascite, ma come l’unico modo sicuro per evitare il contagio di malattie sessualmente trasmissibili, primo fra tutti il virus HIV.

Leggevo su China Daily e Cindia Post che, grazie a numerose campagne governative, il preservativo è ormai diventato per i cinesi un oggetto ludico, una vera e propria moda. Oltre che in farmacia, è infatti venduto in tutti i supermercati – da quelli più occidentalizzati ai piccoli empori negli hutong – fino alle centinaia di sex shop che da tempo hanno invaso le città cinesi.

All’inizio di dicembre Tao Ran, direttore dell’Associazione degli industriali cinesi del profilattico e presidente della Gobon Latex Products Manufactory, dichiarava che entro il 2009 la Cina avrebbe prodotto più di 6 miliardi di profilattici, la sola Gobon ne avrebbe fabbricati più di 710 milioni e il 30% sarebbe stato acquistato dal governo per la distribuzione gratuita (fonti: China Daily, Cindia Post).

Tutto questo per farti capire il contesto dello spot Enjoy Moaning della Durex, uscito a fine dicembre in Cina.

Advertising Agency: Exis, Shanghai, China
Creative Directors: Hoya Lee, Yu Zhang
Art Director / Copywriter: Yu Zhang
Illustrator: Ian Guo


Gesti di ordinaria incoscienza

Ricordi quando ci chiedevamo se fosse possibile usare immagini normali e quotidiane per trattare temi sociali? Intendo: senza passare dal luccichio della pubblicità commerciale? Ma senza avvolgere l’argomento in una nebbia di spiacevolezza, per cui lo spettatore medio finisce per guardare altrove e non pensarci più?

In questo post avevo espresso i miei tanti dubbi sull’efficacia di associare immagini sottotono alle catagorie più deboli della popolazione (donne, omosessuali, disabili, migranti). In quest’altro, avevo proposto lo splendore della campagna Sidaction.

Dal 1° dicembre scorso, sulle tv generaliste e nelle sale cinematografiche, va in onda uno spot per la prevenzione dell’Aids promosso dal Ministero della Salute e diretto da Francesca Archibugi. Lo spot mette in scena un coppia di ragazzi mediamente carini, normalmente inzainati per le vacanze, che esitano davanti alla farmacia di un aeroporto qualunque. Lui non vuole entrare perché “si vergogna”, lei lo trascina e alla fine comprano una scatola di preservativi, no, “anzi due”. Nel frattempo, prima la voce poi il volto di Ambra Angiolini ci ricordano, con tono serio ma sereno, che “un piccolo gesto di responsabilità può evitare una malattia terribile” e che “in Italia ogni anno ci sono circa 4000 nuovi casi di contagio del virus HIV”.

Obiettivo dello spot è normalizzare l’uso del preservativo, rappresentandolo come gesto ordinario di una coppia qualunque, già formata e affiatata. Mi sembra una buona idea.

Unico dubbio: la resistenza a usare il preservativo è molto più forte e generalizzata di come viene messa in scena qui. Riguarda tutto il mondo stupidamente incosciente dei rapporti occasionali non protetti, dentro al quale non stanno solo baldanzosi ventenni in partenza per un viaggio, ma anche (soprattutto?) trenta, quaranta, cinquantenni e oltre, single o accoppiati, che non hanno l’abitudine di usare il preservativo (né vogliono prenderla), perché “per amor del cielo, non lo sopporto”, perché “puzza di gomma”, perché “tanto a me non capita” o “vado solo con gente affidabile, io”.

Che ne è della normalità di questi?