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Il re è nudo, ovvero: quanto è mercificato in Italia il corpo maschile?

Il re è nudo

Qualche giorno fa sul mensile gay Pride è uscito un articolo di Massimo Basili, in cui c’è, fra l’altro, una mia intervista. Eccolo: Continua a leggere

Il corpo degli uomini sulle riviste per gay

Davide, studente al primo anno della magistrale in Semiotica, ha svolto per l’esame di Semiotica dei consumi un’analisi della rappresentazione dell’omosessualità maschile in un corpus di riviste italiane destinate a un pubblico LGBT, da cui emerge come l’omologazione e plastificazione dell’immagnario gay segua percorsi simili a quelli che riguardano il corpo femminile.

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Nelle parole di Davide:

«Che si tratti di testi verbali o visivi, pubblicitari e non, e indifferentemente rispetto al tema dei testi specifici, la presenza di corpi – per lo più a torso nudo – è imprescindibile. In questi rintracciamo, traslati in ottica omoerotica, tutti i canoni di ipersessualizzazione, oggettificazione e autonomizzazione delle parti che Lorella Zanardo osservò, relativamente alla rappresentazione mediatica del corpo femminile, nel noto documentario Il corpo delle donne (2009). È quanto meno contraddittorio che questa pertinenza compaia, in modo così ossessivo, all’interno di una cultura che si dà come militante. […]

Cosa fanno e cosa desiderano i maschi raffigurati? Lavorano come modelli o escort, desiderano “ovviamente sfilare su passerelle importanti, o diventare fotomodello o attore di cinema o tv”  [Luimagazine, n°6, giugno 2012, p.25, estratto dall’articolo “Il ragazzo del mese”]. Anche quando il proprio mestiere non ne prescrive la nudità, l’ostentazione simbolica del corpo è comunque omologata ai valori della realizzazione e del successo. Di più, si è rilevanti solo attraverso un corpo a norma. Che si tratti di cantanti, stilisti, scrittori o ragazzi comuni, i personaggi intervistati e trattati dalle riviste gay sono sempre qualificati attraverso il proprio corpo. […]

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Il “culto del bello” degenera in una riduzione oggettuale della sessualità all’immagine. Differentemente dalla necessità di spiritualizzazione dell’attività sessuale che si avvertiva nella mentalità greca e poi, ancora più forte, in quella cristiana, qui la desiderabilità dell’individuo si gioca sulla restrizione fisica che, com’è ovvio, inerisce la conformità del corpo ai canoni normativi capitalizzabili e specifici. Ne consegue, come vedremo, che il corpo è tanto più sessualmente desiderabile quanto più (in una scala prettamente quantitativa) muscolare o quant’altro. In quest’ottica è più chiara la consueta assenza di volti dei corpi sessualizzati, dato che la bellezza del volto è un fattore più identificante e qualitativo. È un bello quanto mai relativo.

È probabile che se un marziano sfogliasse queste pubblicazioni, penserebbe che l’omosessualità sia una strana pratica autoerotica, magari consistente nella contemplazione di sé in posizioni improbabili. Come già accennato, l’enfasi sul consumo tende all’isolamento degli individui. In entrambe le riviste [Pride e Lui magazine]– annunci stampa compresi – la dimensione relazionale è pressoché assente, fatta eccezione per due approfondimenti sul cinema GLBT in Pride

Scarica da qui la tesina: Davide Puca, Omosessualità TM. Analisi semiotica delle riviste LGBT