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Un Bersani chiaro e deciso sulla scuola. Continuerà?

Nell’incuria generale che la scuola soffre nel nostro paese, ieri Bersani è stato l’unico a pronunciare parole nette contro la parte della legge di stabilità che la colpisce in modo insensato per l’ennesima volta. (Perché insensato? per questi, questi e questi motivi.)

Così Bersani su Twitter e Facebook: «Voglio dirlo con chiarezza, noi non saremo in grado di votare così come sono le norme sulla scuola». In entrambi i casi poi linka a questo articolo sul sito Bersani2013:

Lavagna e gessi

Legge di stabilità: non potremo votare le norme sulla scuola così come sono. Sarebbe un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa.

In questi giorni continueremo con i dipartimenti del Pd e con i gruppi parlamentari nell’approfondimento della legge di stabilità e discuteremo con altri gruppi di maggioranza cercando il massimo di convergenza.

Nel rispetto dei saldi chiediamo al governo di rendersi disponibile a modifiche significative. Noi metteremo attenzione alla questione fiscale cercando una soluzione più equa e più adatta a incoraggiare la domanda interna. Metteremo attenzione al tema ancora aperto degli esodati.

In particolare, voglio dirlo con chiarezza, noi non saremo in grado di votare così come sono le norme sulla scuola.

Sono norme al di fuori di ogni contesto di riflessione sull’organizzazione scolastica e che finirebbero semplicemente per dare un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa. Voglio credere che ciò sarà ben compreso dal governo.

Diversamente, saremmo di fronte a un problema davvero serio.

Finalmente Bersani ha detto “qualcosa di sinistra”, come diceva Moretti? Pare di sì. Però.

Però ieri i telegiornali hanno ripreso le dichiarazioni di Bersani mescolandole a quelle di Alfano, per esempio.

Però oggi le prime pagina dei giornali che evidenziano le parole del segretario con apposita titolazione sono solo La Stampa, Pubblico, l’Unità, Il Piccolo, mentre il Corriere dice, bipartisan: «Pd e Pdl avvertono Monti: su scuola e fisco si cambi», ma anche Repubblica parla di «partiti» in generale e poi si concentra sul ministro: «Partiti contro la manovra. Scuola, Profumo ci ripensa». E questi sono i due più diffusi, ma anche in altri casi abbiamo per esempio: il Messaggero «Fisco e scuola, si cambia», Il Mattino «Irpef e scuola, i ritocchi del governo», e così via. Come se i cambiamenti si autogenerassero o dipendessero da ripensamenti dello stesso governo.

Infine ancora non si trova, né su YouTube né su YouDem, un video che ritagli ed evidenzi le dichiarazioni di Bersani ai giornalisti: peccato, perché potrebbe essere ripreso da tutti gli insegnanti e studenti che in questi giorni si stanno mobilitando contro ciò che la legge di stabilità prevede per loro.

Bersani #pb2013: la svolta personalizzante

«Se ti candidi per governare l’Italia, devi raccontare anche qualcosa di te. Appuntamento alle 11 a #Bettola», ha scritto ieri mattina Bersani su Twitter.

E infatti: dopo aver ripetuto per tre anni di essere contrario a ogni personalismo in politica, dopo aver detto che «la comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia» (cattive le prime due, buone le seconde), dopo aver ripetuto cose come «Bersani non conta, contano il Pd e l’Italia», d’improvviso ha ceduto alla leva centrale della comunicazione politica contemporanea: la personalizzazione. Perciò ieri:

  1. ha aperto la campagna per le primarie nel suo paesello natio (Bettola, provincia di Piacenza), mostrando la pompa di benzina che era del padre e l’officina gestita dal cugino;
  2. ha pubblicato su Twitter e Facebook alcune foto di sé bambino: con i genitori e il fratello, in mezzo ai compagni di scuola, davanti a una cartina dell’Italia, e così via;
  3. si è fatto riprendere più volte sorridente (finalmente qualche sorriso!), mentre abbracciava diversi compaesani e il cugino;
  4. ha lasciato che il fratello Mauro rilasciasse, con quella voce che pare la sua, un’intervista a Repubblica Tv, in cui ha espresso opinioni sulle primarie («un esperimento ancora non codificato perfettamente, ma sarà una carta importante per il centrosinistra»), su chi le vincerà («dovrebbe vincerle Pier Luigi, mi sembrerebbe strano il contrario, però è una gara vera»), su Renzi («credo non sia ancora pronto per diventare il capo del governo. E poi è un po’ ambiguo»).

Bersani bambino in famiglia

Bersani e la cartina geografica

Sto dicendo che Bersani è caduto in contraddizione? che si è fatto irretire da qualche spin doctor? che vuole prenderci in giro? Niente di tutto questo: Bersani cerca di fare l’unica cosa possibile per mettersi al passo con Renzi, che nel frattempo sta usando tutte le tecniche del marketing, della pubblicità e dello storytelling che può.

Certo, il risultato è meno smagliante di quello di Renzi, perché forse Bersani è meno abile nel comunicare, forse meno diligente nell’allenarsi, o forse sono i suoi coach a essere meno agguerriti. Potrebbe ad esempio migliorare la postura e la gestualità, potrebbe disimpastare la parlata e alleggerire i testi. Ma tutto ciò che a un tecnico sembra un difetto può essere preso dagli elettori di centrosinistra – che da sempre demonizzano la comunicazione – come manifestazione di autenticità e immediatezza. Il che non esclude, fra l’altro, che i difetti siano conservati ad arte. Staremo a vedere.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.