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Il confronto fra i candidati Pd su Sky Tg24: un’immagine sbagliata

Per rappresentare il confronto fra i tre candidati alle primarie del Pd che si terrà stasera su Sky Tg24 alle 21, la redazione ha usato questa fotocomposizione (clic per ingrandire):

I tre candidati Pd

L’evidente fotomontaggio sembra ritrarre

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Attenzione, Renzi: il tuo vero avversario è Enrico Letta

Guardando le cose in una prospettiva strategica che vada oltre le primarie del Pd, guardando al possibile futuro candidato premier del centrosinistra, è da mesi che penso che Matteo Renzi abbia (finora) un unico vero avversario: Enrico Letta. È da mesi inoltre che penso che certi eccessi della comunicazione di Renzi, certi giochetti e certe “bischerate” (come lui direbbe), più che farne un «bravo comunicatore», in realtà gli nuocciano (vedi QUI, QUI e QUI). Una conferma mi arriva in questi giorni

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#PrimariePd: i quattro candidati e le donne

I quattro candidati alle primarie del Pd

Marina Terragni ha esaminato le mozioni in cui i quattro candidati alle primarie del Pd esprimono le loro «linee politico-programmatiche»  – ovvero le loro idee sul partito, sul Paese e la loro visione del futuro – mettendo a confronto i passaggi sui temi attinenti alle donne. Puoi leggere il risultato Continua a leggere

Un Bersani chiaro e deciso sulla scuola. Continuerà?

Nell’incuria generale che la scuola soffre nel nostro paese, ieri Bersani è stato l’unico a pronunciare parole nette contro la parte della legge di stabilità che la colpisce in modo insensato per l’ennesima volta. (Perché insensato? per questi, questi e questi motivi.)

Così Bersani su Twitter e Facebook: «Voglio dirlo con chiarezza, noi non saremo in grado di votare così come sono le norme sulla scuola». In entrambi i casi poi linka a questo articolo sul sito Bersani2013:

Lavagna e gessi

Legge di stabilità: non potremo votare le norme sulla scuola così come sono. Sarebbe un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa.

In questi giorni continueremo con i dipartimenti del Pd e con i gruppi parlamentari nell’approfondimento della legge di stabilità e discuteremo con altri gruppi di maggioranza cercando il massimo di convergenza.

Nel rispetto dei saldi chiediamo al governo di rendersi disponibile a modifiche significative. Noi metteremo attenzione alla questione fiscale cercando una soluzione più equa e più adatta a incoraggiare la domanda interna. Metteremo attenzione al tema ancora aperto degli esodati.

In particolare, voglio dirlo con chiarezza, noi non saremo in grado di votare così come sono le norme sulla scuola.

Sono norme al di fuori di ogni contesto di riflessione sull’organizzazione scolastica e che finirebbero semplicemente per dare un colpo ulteriore alla qualità dell’offerta formativa. Voglio credere che ciò sarà ben compreso dal governo.

Diversamente, saremmo di fronte a un problema davvero serio.

Finalmente Bersani ha detto “qualcosa di sinistra”, come diceva Moretti? Pare di sì. Però.

Però ieri i telegiornali hanno ripreso le dichiarazioni di Bersani mescolandole a quelle di Alfano, per esempio.

Però oggi le prime pagina dei giornali che evidenziano le parole del segretario con apposita titolazione sono solo La Stampa, Pubblico, l’Unità, Il Piccolo, mentre il Corriere dice, bipartisan: «Pd e Pdl avvertono Monti: su scuola e fisco si cambi», ma anche Repubblica parla di «partiti» in generale e poi si concentra sul ministro: «Partiti contro la manovra. Scuola, Profumo ci ripensa». E questi sono i due più diffusi, ma anche in altri casi abbiamo per esempio: il Messaggero «Fisco e scuola, si cambia», Il Mattino «Irpef e scuola, i ritocchi del governo», e così via. Come se i cambiamenti si autogenerassero o dipendessero da ripensamenti dello stesso governo.

Infine ancora non si trova, né su YouTube né su YouDem, un video che ritagli ed evidenzi le dichiarazioni di Bersani ai giornalisti: peccato, perché potrebbe essere ripreso da tutti gli insegnanti e studenti che in questi giorni si stanno mobilitando contro ciò che la legge di stabilità prevede per loro.

Renzi, «tu vuo’ fa’ l’americano»

La comunicazione che Renzi ha allestito per la corsa alle primarie ricalca in modo impressionante lo stile di Barack Obama. I dettagli sono mille, ne elenco solo alcuni:

Obama Forward  Renzi Adesso!

  1. La scelta cromatica: una combinazione di rosso, blu e azzurro, che modifica poco quella di Obama.
  2. Il payoff fatto di una sola parola: «Forward», «Adesso!».
  3. I cartelli sventolati dai supporter durante i comizi.
  4. I discorsi in maniche di camicia.
  5. I video che celebrano in due o tre minuti ogni tappa del viaggio in camper (chiamati Day 1, Day 2, Day 3, come Obama).
  6. Lo stile di produzione e post-produzione dei video (regia, luci, montaggio ecc.): si evidenziano il backstage, i dettagli del corpo dell’oratore, le facce concentrate del pubblico, le strette di mano e i «give me five» con la gente comune.
  7. L’insistenza sul «futuro» e sul «cambiamento» («Change» era il payoff di Obama nel 2008).
  8. Potrei continuare a lungo, ma lascio ad altri l’esercizio: certo ci sono anche differenze (sento già l’obiezione), ma ogni somiglianza riposa per forza su uno sfondo di differenze, altrimenti non sarebbe somiglianza ma identità.

Buona notizia. Renzi non è il primo, nel Pd, a ispirarsi alla comunicazione di Obama che, essendo un’eccellenza, ha avuto (e avrà) imitatori in tutto il mondo. Anche Veltroni ricalcò il suo «Si può fare» sullo «Yes we can» di Obama nel 2008 (peggiorandolo, per ragioni che ho spiegato qui). Anche Veltroni insisteva sulla speranza. Anche i supporter di Veltroni agitavano cartelli (verdi, con scritto «Si può fare»). Anche Franceschini si presentò alle primarie del 2009 con uno stile analogo (il suo payoff era «Adesso», senza punto esclamativo e su fondo blu). La buona notizia sta nel fatto che Renzi imita Obama meglio dei suoi predecessori: il suo staff ci mette più professionalità e più capacità di integrare in modo coerente i vari media (dalla comunicazione sul territorio alla televisione, fino al sito internet e i social media). E lui è più bravo nel recitare la parte.

Cattiva notizia. Sembra che la comunicazione del Pd, da quando il partito è nato, non riesca a uscire dall’imitazione del Democratic Party statunitense, specie in versione Obama. Pare non riesca a inventarsi nulla di originale, nulla che sia ritagliato appositamente per il contesto e la realtà italiana. Il problema non è solo la mancanza di originalità (che per uno che si propone come «nuovo» sarebbe auspicabile). Il rischio più grosso, in un’operazione del genere, è che suoni, se non fasulla, perlomeno un po’ appiccicata, stonata, e come tale non del tutto convincente. Specie considerando che questa comunicazione si rivolge agli elettori di centrosinistra, che mal sopportano il marketing politico troppo marcato.

Va anche detto però (e qui c’è di nuovo una buona notizia per Renzi) che il livello medio della comunicazione politica, in Italia, è talmente basso che anche una comunicazione un po’ posticcia può attrarre molti: dopotutto Renzi sa usare bene il lessico emozionale (parla di «orgoglio», «dignità», «coraggio») e lo storytelling (racconta di continuo storie e storielle di cittadini qualunque, di sindaci di piccoli comuni e di se stesso); e queste leve sono fondamentali nella persuasione di massa.

È troppo presto però per fare previsioni. Molto dipende da cosa faranno gli avversari di Renzi. Bersani in primis.

Questo articolo oggi è uscito anche sul Fatto Quotidiano.

Obama sulla strada per Charlotte:

Adesso! Day One:

Primarie Pd: chi è Laura Puppato?

Ieri un’intervista di Concita De Gregorio su Repubblica ha lanciato la terza candidatura alle primarie del Pd, quella di Laura Puppato: piccola imprenditrice (azienda con 9 dipendenti), capogruppo Pd in consiglio regionale veneto, ex sindaco di Montebelluna (Tv) (lista civica sostenuta dall’Ulivo), ha rifiutato – spiega nell’intervista – di seguire Grillo nei comizi come testimonial perché «non mi è mai piaciuto quel tono, quel disfattismo apocalittico».

Laura Puppato

Ma oltre a questi pochi dati, chi è Laura Puppato? Che chance reali ha la sua candidatura? So che in Veneto è conosciuta, ma nel resto d’Italia? Uscirà dal Veneto girando l’Italia con qualche mezzo anche lei? E con quali soldi?

C’è chi dice che è una candidatura studiata da Bersani per togliere voti a Renzi: in effetti Puppato, come Renzi, esprime stili e valori che possono piacere a quegli elettori a cui Bersani sembra troppo legato al vecchio establishment, e allora vorrebbero un candidato «nuovo».

C’è chi dice invece che si candida allo sbaraglio per motivi ideali («un’anima bella», diceva ieri Concita De Gregorio). Nel frattempo ieri sera è uscita un’altra intervista, di Marina Terragni, nello spazio on line di «Io Donna» del Corriere, da cui emerge una Laura Puppato:

  1. Equilibrata: parla bene sia di Bersani, sia di Renzi, sia di Grillo.
  2. Concreta: dice subito tre cose che farebbe come premier: (a) defiscalizzazione degli investimenti in tecnologie, ricerca, innovazione, (b) smart cities, (c) amministrazione più efficiente.
  3. Idealista: quando dice che vuole «cambiare il volto del Paese» e continua: «Vede, io mi sento molto ricca perché ho bisogno di poco per vivere, non ho vizi, vivo in una villetta a schiera, vestirmi mi interessa poco, guido un’utilitaria».
  4. Infine anche ingenua, perché conclude: «Per ora di budget non ce n’è. Qualche idea mi verrà insieme al gruppo di amici che sostengono strenuamente la mia candidatura».

Leggi qui l’intervista di Marina Terragni.

Questo articolo è appena uscito anche sul Fatto Quotidiano.