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Il linguaggio di Vendola (1)

Dopo l’elezione di Vendola a presidente della Puglia, le Fabbriche di Nichi si sono rapidamente moltiplicate in tutta Italia (qualcuna anche all’estero), e oggi sono 365 (ma aumentano di ora in ora). Inoltre, come sappiamo, nel discorso di chiusura degli stati generali delle Fabbriche – il 18 luglio a Bari – Vendola si è candidato leader del centrosinistra nazionale.

È dunque in vista di questo obiettivo che vale la pena riflettere sul linguaggio immaginifico con cui Vendola arringa le folle. È proprio quel linguaggio, infatti, che gli ha valso l’appellativo di «poeta». Che per i sostenitori vuol dire «d’animo sensibile», «autentico», «capace di parlare al cuore». Ma per gli avversari significa «parolaio», «poco concreto», «sognatore».

Vendola è «poeta» anzitutto perché usa metafore. Alcune sono talmente vivide che diventano immediatamente slogan, e come tali sono infatti riprese dall’agenzia di comunicazione Proforma, che cura la comunicazione di Vendola. (O viceversa: magari a volte sono loro stessi a suggerirgliele.)

Prendi per esempio il riferimento al vulcano islandese Eyjafjallajökull, per cui le Fabbriche di Nichi (esse stesse una metafora) sono state definite «eruzioni di buona politica».

E prendi l’idea di chiamare il discorso di chiusura degli stati generali «discorso della luce», che viene da questa frase di Vendola:

«dobbiamo essere una lucerna che consente di illuminare gli angoli bui dell’organizazione della vita, noi perdiamo quando ci perdiamo, quando non abbiamo più un fascio di luce che illumina anche ciò che ci impedisce il cammino. Illuminare è costruire insieme l’etica del cammino».

Ma l’abilità di Vendola nel produrre slogan non si avvale solo di metafore. Pensa per esempio a quando incita il pubblico – sempre nel discorso di chiusura – dicendo che bisogna «cercare di vincere senza paura di perdere». O quando ripercorre la vicenda pugliese delle ultime regionali dicendo di aver fatto il «doppio movimento» di «sconfiggere il centrosinistra per sconfiggere il centrodestra».

Insomma, Nichi è una fabbrica di ossimori, chiasmi, inversioni e altre figure retoriche. Che nell’insieme seducono anche chi, magari, non le capisce né ricorda perfettamente. Anzi a volte incantano a maggior ragione per questo: non importa cos’ha detto di preciso, perché resta un’impressione vaga di maestria, di abilità linguistica, che contribuisce a dargli carisma. Com’è bravo lui, come vorrei essere lui...

Ma in vista dell’obiettivo nazionale, mi chiedo: riuscirà Vendola ad affiancare al linguaggio immaginifico una dose sufficiente di proposte concrete? Perché le metafore funzionano per regalare sogni e speranze ai più giovani simpatizzanti di sinistra. O per riaccendere la nostalgia di qualche vecchio compagno, che comunque avrebbe votato a sinistra.

Ma per guadagnare i voti degli elettori del centro-nord che un tempo votavano a sinistra e ora si astengono o votano Lega, ad esempio, ci vogliono parole semplici e pochi fronzoli. Ci vogliono numeri e riferimenti alla vita di tutti i giorni.

Per questi elettori il linguaggio di Vendola ha anche altri problemi, su cui tornerò nei prossimi giorni.

Ma intanto ascolta il «discorso della luce» (Bari 18 luglio 2010):


La poesia è nei fatti

Per fortuna, nonostante il caso Fabrizio D’Addario, la Puglia continua a essere un laboratorio interessante per la comunicazione politica. Il merito è sempre di Proforma: avevano perso smalto con le primarie di Bersani (vedi Quando il logo non c’entra. E soprattutto non basta) – d’altronde con lui deve essere dura – ma si sono ripresi con l’attuale campagna di Nichi Vendola.

Vendola, si sa, scrive poesie, e gli avversari, per prenderlo in giro, lo chiamano «poeta», come a dire «poco concreto», «parolaio», «sognatore».

Cosa’hanno fatto quelli di Proforma? Tecnicamente, una «concessione»: si sono appropriati della tesi dell’avversario, ammettendone la verità, ma ribaltandone significati e valori. Così la spiegano sul sito di Vendola:

«Gli avversari lo chiamano parolaio, incantatore. E quando vogliono esagerare, poeta, come se fosse un insulto. […]
E allora, per questa campagna, abbiamo scelto provocatoriamente proprio la poesia. E abbiamo coniato gli slogan in forma di mini filastrocche composte da due ottonari in rima baciata.
Ognuna di esse racconta un fatto importante della giunta Vendola. Ma accanto alla filastrocca, ben evidenziato, c’è sempre un dato concreto, che completa e perfeziona l’informazione. […]
I soggetti, per ora, saranno in numero di sei, declinati su manifesti di tutte le dimensioni. Ma ne sono in preparazione almeno altri dieci. E chiederemo a tutti gli utenti internet di inviarci le loro “rime”, anche se canzonatorie o irriverenti.»

Ecco i manifesti apparsi finora:

Vendola scorie

Vendola giovani

Vendola piattaforme

Vendola co.co.pro

Vendola diossina

Vendola acqua

Buon 2010

Quest’anno ti faccio gli auguri con un video realizzato da Proforma (e trovato grazie a Viralmente), l’agenzia di Bari che da tempo apprezzo perché ha curato due fra le pochissime campagne italiane di comunicazione politica degne di questo nome: quella di Nichi Vendola e Michele Emiliano (se poi in questi giorni i due stanno facendo una triste fine, non dipende da Proforma).

Molto più scialba e ingessata è stata la campagna per le primarie di Pier Luigi Bersani, che porta sempre la loro firma; spero per loro che resti un’eccezione.

Auguri, perché il 2010 sia per tutti davvero migliore.


Abbiamo parlato, fra l’altro, della campagna di Michele Emiliano in questi post:

La campagna per le amministrative di Bari, 3 giugno 2009

Bologna, Firenze, Bari, 30 giugno 2009

Graffiti e sindaci da Bologna a Bari, 13 luglio 2009

E di quella di Pier Luigi Bersani qui:

Quando il logo non centra. E soprattutto non basta, 2 settembre 2009