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Il matrimonio gay di Renault Twingo: vedremo mai questo spot in Italia?

Da qualche giorno è uscito in lingua francese e inglese l’ultimo spot Renault Twingo (agenzia Publicis Conseil), che mostra un matrimonio gay sereno, circondato da figli, amici e parenti.

Non è la prima volta che Renault associa alla Twingo generi diversi dall’eterosessualità maschile e femminile, mostrandoli allegramente normalizzati. Ma mentre lo spot con la Drag Queen beccata dal figlio davanti alla discoteca arrivò anche da noi (ottobre 2008), non penso che mai vedremo lo spot coi due gay che si sposano. E se mai lo vedremo, è facile prevedere che solleverà un polverone e sarà subito ritirato.

La cultura italiana, infatti, fa molta fatica a pensare che l’omosessualità possa essere «normale», mentre preferisce associarla al travestitismo, che trova da sempre più rassicurante.

Ricordo, sempre a proposito di LGBT, anche lo spot Twingo Miss Sixty, quello che cominciava alludendo a un rapporto lesbico e finiva con un banale  stereotipo sulle donne. Pure quello arrivò da noi nel dicembre 2010. Ma non l’ho mai valutato positivamente, per motivi che ho spiegato qui: L’arretratezza della donna Twingo Miss Sixty.

Renault Twingo, matrimonio gay (versione francese):

Renault Twingo, matrimonio gay (versione inglese):

Renault Twingo, Drag Queen gay (versione italiana, ottobre 2008):

La donna guardona

L’ultimo spot della Renault Mégane Coupé Cabriolet allude a una certa parità/interscambiabilità di ruoli fra maschi e femmine.

Avevamo già visto nello spot di pneumatici Continental una donna che guida l’auto, in un ruolo di leadership protettiva e rassicurante che di solito la pubblicità affida al padre (vedi Donna al volante).

Nello spot Renault (agenzia Publicis Conseil) vediamo una donna un po’ guardona, alla maniera di certi stereotipi maschili.

Si può obiettare che il ribaltamento sia troppo ricalcato sui comportamenti maschili per essere innovativo. Vero.

Ma almeno la donna è soggetto di desiderio e non oggetto. Dato l’andazzo delle pubblicità nel settore auto (vedi Quasi quasi mi compro un triciclo, di Un altro genere di comunicazione), io mi accontento.

La comunicazione di Orange

Ultimamente Orange, il marchio con cui France Telecom gestisce la telefonia mobile e l’accesso a internet, si distingue per l’intelligenza e la cura che mette negli spot. Avevamo già apprezzato Words, realizzato da Publicis Conseil, Paris.

Ora Orange è lo sponsor ufficiale di COCAN 2010, il campionato di calcio africano che si terrà in Angola dal 10 al 31 gennaio. Per l’occasione è uscito Airball, realizzato sempre da Publicis Conseil con un fotografo d’eccezione: Alejandro González Iñárritu.

Mi ricorda, fra l’altro, il cortometraggio The Ball di Orlando Mesquita, regista del Mozambico di cui avevamo parlato oltre un anno e mezzo fa.

Airball

Advertising Agency: Publicis Conseil, Paris
Creative Director: Steve O’leary
Art Director: Vychnevsky Roman
Copywriter: David Mc Donald
Photographer: Alejandro González Iñárritu
Director of Photography: Emmanuel Lubezki

Il significato delle parole

Un brillante esempio di intelligenza pubblicitaria nell’ultimo spot di Orange, il marchio con cui France Telecom gestisce la telefonia mobile e l’accesso a internet.

Perfetto anche a fini didattici, perché illustra in modo vivido come il significato delle parole dipenda dal contesto e dall’esperienza (percettiva, individuale, sociale) che lo nutre, al punto da esserne stravolto.

In uno spot, un’intera teoria semantica.

Agency: Publicis Conseil, Paris
Client: Orange
Director: Philippe Andre