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Cosa penso dell’incontro in #streaming fra Renzi e Grillo

Lo streaming fra Renzi e Grillo

Ne ho parlato mercoledì sera 19 febbraio, ospite della trasmissione Effetto Notte condotta da Roberta Giordano su Radio24, assieme a Elisabetta Gualmini e Gianluca Nicoletti. Qui trovi il podcast della puntata. Si parla dello streaming a partire dal minuto 15′:10”: Continua a leggere

Analfabetismo emotivo, ovvero: che cos’è una passione?

Vorrei proporre uno spunto, nell’idea che possa diventare, magari, un nuovo filone tematico di questo blog. È sempre più diffuso, in Italia, qualcosa che chiamo «analfabetismo emotivo», che paradossalmente mi pare cresciuto, negli ultimi dieci anni, assieme all’attenzione che la comunicazione di massa riserva alla cosiddetta «passione».

Lo vedo tutti i giorni anche in aula: ogni volta che cerco di stimolare gli studenti a esprimere ciò che provano su questo o quell’argomento, in questa o quella situazione, diventano quasi afasici. Pudore? No, mancanza di parole: in generale non vedono l’ora di raccontarsi, e se gli do spazio lo fanno volentieri, ma in tema di emozioni hanno a disposizione un lessico talmente limitato che piomba il silenzio.

D’altra parte, quali e quante sono le parole che la cultura di massa usa per parlare di emozioni? Poche, pochissime, sempre meno.

La più usata è «passione» appunto. In pubblicità, per esempio, da Campari «Red Passion» alle «due facce della passione» di Amadori, fino a «la passione si sente» di Radio 24, è tutto un gran parlare di passione. Ma è plausibile che si provi lo stesso sentimento per un pollo, una radio che tratta di economia e finanza e un drink? Certo che no, ma la parola è sempre la stessa e a furia di usarla, si svuota. Come quando i bambini giocano a ripetere velocemente una parola ad alta voce, fino a farle perdere significato e non riconoscerla più.

Radio 24 La passione si sente

Spetterebbe alla letteratura e alla poesia, a un certo cinema e un certo teatro, arricchire il nostro lessico emotivo. Ma quanti, oggi, hanno tempo, capacità e voglia da dedicare a letture e visioni che non siano semplici e veloci? E quante volte, nelle nostre vite concitate, troviamo l’occasione per parlare di emozioni in modo non sommario e banalizzante? Sempre meno direi.

Campari Red Passion

Perciò propongo: facciamolo qui. Cioè proviamo a restituire densità alle parole che la comunicazione di massa ha svuotato. Comincio da «passione», naturalmente, e comincio da una definizione che ho trovato in un romanzo breve di Ginevra Bompiani, La stazione termale, che ho presentato a Bologna un paio di mesi fa. Mi ha colpita questo passaggio:

«Non sarà una passione. Ma chi la vuole la passione? La passione nasce quando qualcosa nell’altro, magari la sua stessa vita, non ti vuole. E ti senti respinta, esclusa, appestata… Passione è disperazione, ha detto qualcuno una volta, e lei che era giovane non ci ha creduto. Ora invece ci crede.» (Ginevra Bompiani, La stazione termale, Sellerio, 2012, p. 145)

È questa per te la passione? Cioè: è necessario un ostacolo, un rifiuto, una resistenza per provare passione per qualcuno o qualcosa?

Il linguaggio di Vendola (4)

Lunedì sera ho sentito su Radio 24 un’intervista a Vendola condotta in tandem da Giuseppe Cruciani e Luca Telese durante la trasmissione «La zanzara», che includeva un botta e risposta con le Iene.

Devo dire che la forma breve a Vendola giova, lo aiuta cioè a eliminare un po’ delle circonlocuzioni e espressioni dotte a cui è abituato. Il che è un bene, se lo immaginiamo come un possibile candidato per il centrosinistra nazionale, visto che dovrà scontrarsi con l’estrema semplificazione linguistica a cui da anni ci ha abituati il centrodestra (ne avevamo parlato in Il linguaggio di Vendola (1) e Il linguaggio di Vendola (2)).

Ciò nonostante, bisogna fare ancora pulizia. Pesco qua e là nei circa 15 minuti di conversazione.

Definisce il machismo come «l’elaborazione dell’angoscia dell’impotenza che il genere maschile si porta dalla notte dei tempi». Io capisco cosa vuol dire (e ci sorrido pure). Molti lettori di questo blog sicuramente fanno lo stesso, ma quanti altri? Poi parla di «famiglia sacralizzata con tutti gli ingredienti necessari e ostaggio di dinamiche di violenza», di necessità di «stigmatizzare la violenza» e di «strumentalizzazione consumistica»: parole ricercate (sacralizzata, stigmatizzare) o troppo astratte (strumentalizzazione consumistica).

A un certo punto entra in questioni tecniche sull’ambiente, gli viene concesso qualche minuto in più e allora si scatena: «mi pareva che il sole e il vento fossero ingredienti centrali della letteratura ambientalista» (= il sole e il vento sono fondamentali per l’ambiente); «abbiamo determinato un incremento occupazionale notevole in questo settore» (= abbiamo aumentato i posti di lavoro); «quella che io chiamo autoproduzione per l’autoconsumo di energia» (no comment).

È vero che, come dice lui, le «questioni di grande complessità richiedono conoscenza, attenzione e non un dibattito sterotipato e a volte violento», ma la quadratura del cerchio che spetta a un politico colto e intelligente – che per giunta si vuole di sinistra – è proprio spiegare la complessità in parole elementari, che anche le persone meno alfabetizzate possano capire al volo e ricordare facilmente.

Bene invece il suo continuo appello alle emozioni, a ciò che lui sente in prima persona, anche con riferimenti all’infanzia («quand’ero bambino»). Ne avevo già parlato in «Il linguaggio di Vendola (3)».

Perché qualcuno non lo aiuta a ripulire la lingua che usa, pur conservandone l’indubbio potere evocativo?

Perché nessuno gli spiega che, se non lo fa, rischia di prendere solo i voti di una manciata di intellettuali delusi dal Pd?

Ecco la mia registrazione dell’intervista (dura 14′ e qualcosa):

Per il podcast dell’intera puntata de «La zanzara» del 20 settembre 2010, clicca QUI.


Alemanno sfonda

Venerdì 25 giugno avevo sentito e apprezzato su Radio 24 una lunga intervista di Oscar Giannino al sindaco di Roma Gianni Alemanno sulla manovra finanziaria del governo, sulle richieste dei comuni, sul federalismo fiscale (a cui Alemanno è favorevole, conti alla mano: senti perché), sul bilancio in rosso del Comune di Roma, che lui sta cercando di risanare dall’eredità di 12 miliardi di debiti lasciata dalle amministrazioni precedenti (Veltroni e Rutelli gli ultimi, ma il problema c’era anche prima).

Il sindaco aveva risposto in modo pacato e lucido, mostrando competenza e descrivendo concretamente cosa già sta facendo e cosa pensa di fare per ripianare la situazione. Ma soprattutto, non aveva mai polemizzato con le ultime amministrazioni – chiaramente le più imputabili del disastro – e la parte politica che rappresentano.

Una rarità comunicativa, bravo.

Peccato che ieri, alla notizia che gli aumenti dei pedaggi autostradali che scattano da oggi avrebbero potuto comprendere il Grande Raccordo Anulare di Roma (Gra), si sia lasciato andare a questa risposta:

«Non c’è alcun pedaggio sul Gra. È una cosa impossibile. Se qualcuno mette qualcosa sul raccordo per far pagare il pedaggio, vado io con la macchina e la sfondo

Capisco la necessità di prendere una posizione netta (per inciso, in serata l’ANAS ha rassicurato i romani: non avranno il pedaggio), ma l’immagine di un’auto che passa a tutta velocità sfasciando un casello autostradale non si addice al sindaco civile (normale?) che mi era sembrato in radio.

Non sorprende che la Lega, notoriamente avvezza a intemperanze comunicative, abbia replicato, per bocca del senatore Cesarino Monti:

«Alemanno faccia quel che vuole, l’importante è che i danni al casello li paghi lui e che l’automobile non sia un’auto blu che paghiamo noi.»

Niente da fare, dalla comunicazione con la clava l’Italia non esce.

Per i dettagli della notizia: Alemanno: «Casello sul Gra? Lo sfondo con l’auto», Corriere della sera, 30 giugno 2010.

La crisi della pubblicità e l’invertising

La pubblicità tradizionale è in crisi (l’abbiamo detto QUI).

I dati Nielsen Media Research sugli investimenti pubblicitari italiani nel periodo gennaio-maggio 2009 mostrano che la crisi riguarda soprattutto le affissioni (-30,5%), la stampa (-25,1% nel complesso, -29,5% i periodici), la radio (18,6%), la televisione (-14,8%), ma non – e questa è la buona notizia – Internet (+7,8%) (altri dettagli QUI).

Mal comune mezzo gaudio: la flessione a due cifre non tocca solo l’Italia, ma tutto il mondo, come mostrano per esempio i dati Nielsen US sugli investimenti pubblicitari negli Stati Uniti nel primo quadrimestre 2009 (-12 % complessivo, con punte di – 27,7% per i quotidiani nazionali, vedi tabella Nielsen).

Una soluzione possibile è l’invertising, dicono.

In Italia ne ha parlato per primo Paolo Iabichino (direttore creativo di OgilvyOne), all’ultimo Festival dell’Economia di Trento (29 maggio/1 giugno 2009).

Che cos’è l’invertising?

Te lo spiega questo promo, realizzato da Graffiti 2000 in collaborazione con i Giovani Imprenditori Confindustria di Trento (ringrazio Matteo Santuliana, copywriter di Graffiti 2000, che mi ha segnalato l’iniziativa):

Credo che, al di là di alcune enfasi tipiche del marketing promozionale (non è una novità e neppure una panacea, ad esempio), ci sia spazio e interesse per una o più tesi di laurea (i dettagli a ricevimento: iscriviti QUI).

Per un approfondimento sulla crisi della pubblicità – che non riguarda solo gli investimenti, ma la qualità delle campagne, come spesso notiamo in questo blog – segnalo la puntata del 22 agosto 2009 di Ferry Boat, Destinazione: economia sociale, lo splendido programma che Enzo Argante conduce ogni sabato alle 13:30 su Radio 24). Argante intervista, fra gli altri, Paolo Duranti, managing director di Nielsen Media Research Italia e lo stesso Iabichino. Puoi ascoltare QUI il podcast (circa 30′).

Infine, trovi QUI (è il terzo video) la presentazione dell’invertising che Iabichino ha fatto al Festival dell’Economia il 1 giugno 2009 (52′ 45″).

Il G8? Pura comunicazione

È solo una passerella, una parata mediatica, un momento per confermare, aggiustare o ribaltare le strategie comunicative (nazionali e internazionali) dei vari capi di stato.

Per questo andrebbe studiato da analisti della comunicazione, più che da politologi ed economisti (idea per una tesi).

Fra coloro che hanno evidenziato con più equilibrio l’ineffettività politico-decisionale di eventi come il G8, c’è Loretta Napoleoni, che mercoledì 8 luglio ho sentito intervistata da Radio 24.

Lo ha ribadito ieri in una videointervista per l’Unità, in cui fa il punto sui giorni scorsi e anticipa cosa dobbiamo attenderci per oggi.