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La lingua batte su Radio 3

La lingua batte, Radio 3

Sabato pomeriggio, ospite di Radio 3 a “Libri come”, ho partecipato alla trasmissione “La lingua batte”, intervistata da Giuseppe Antonelli su “Le parole delle politica” assieme al giornalista di Repubblica Filippo Ceccarelli, dopo una breve gag di Dario Vergassola. Ecco l’audio (dura una ventina di minuti), il rumore in sottofondo dipende dal fatto che eravamo in diretta dall’Auditorium Parco della Musica di Roma: “La lingua batte” del 16 marzo 2013, Le parole sono importanti.

Ancora sul paragone fra politica e calcio

Sono reduce da un intervento alla trasmissione «Tutta la città ne parla» di Radio3, dove mi hanno chiamata a parlare del paragone fra politica e calcio, su cui avevo scritto venerdì scorso.

Colgo l’occasione per chiarire anche qui, come ho fatto in radio, che manifestare insofferenza per l’abuso di metafore calcistiche nel parlare di politica ed economia non implica, da parte mia, nessuna forma di snobismo: so bene che il calcio è una passione molto trasversale in Italia su cui c’è poco da alzare il sopracciglio, pena non capire un bel nulla del paese in cui viviamo; so bene che i campionati europei e mondiali inchiodano alla partita anche persone che normalmente non si interessano di calcio, e che per questo possono fare utilissime iniezioni di coesione a una società che stenta a riconoscersi in simboli condivisi; non penso infine ci sia proprio niente di male nell’entusiasmarsi, per qualche sera, per i destini di una squadra di calcio.

Balotelli-Monti

La mia insofferenza riguardava solo i media e l’abuso che hanno fatto del parallelo fra calcio e politica. Non tanto e non solo perché «il troppo stroppia» e questo vale sempre, anche per i giornali e la tv; ma perché cavalcare l’onda della passione collettiva per vendere copie e ottenere ascolti è un trucchetto banale che da un lato indica scarsa fantasia, dall’altro – cosa ben peggiore – può implicare, come è successo in molti casi, gravi imprecisioni e lacune nel raccontare la complessità di ciò che di fatto accade, in politica ed economia come nel calcio.

Che la situazione della squadra italiana non fosse così semplice è stato dimostrato dalla sconfitta finale. Che nemmeno la situazione politico-economica italiana ed europea lo sia, lo constateremo nei prossimi giorni.

Sono anch’io una iettatrice (nel mio piccolo), come è stato detto (e scritto) di Monti allo stadio? Non diciamo fesserie.

Detto questo, voglio riproporre anche qui il parallelo fra politica e calcio (giusto per dimostrare che non ho la puzza sotto il naso), ma voglio usarlo a buon fine, diciamo, e cioè per trarne spunti positivi e propositivi. Gli azzurri hanno perso, ok, ma questo non significa che abbiano «fatto schifo», né che, per somiglianza, «facciano schifo» la politica, l’economia e tutta la società italiana. In altre parole, cerchiamo di non passare dal trionfalismo al disfattismo. Teniamo buono, cioè, almeno un pizzico dell’entusiasmo con cui si è inneggiato ai due Mario (Monti e Balotelli), teniamolo buono per caricarci, consolidarci, non sentirci sempre l’ultima ruota del carro, come italiani, e fare meglio. Nel calcio e fuori.

È buon senso, lo so. Ma pare che di buon senso ultimamente ci sia bisogno.

Stasera dalle 21.30 tutti “In cerca di lei”

Appuntamento questa sera, dalle 21.30 alle 24.00, per l’evento In cerca di lei organizzato da Nuovo e Utile e Azione creativa su questa pagina Facebook.

Obiettivo (da Nuovo e Utile): «Cominciare a ricostruire un immaginario molteplice, suggestivo, contemporaneo, produttivo e originale sulle donne. Uscire dalle dicotomie logore strega/madonna, madre/zoccola… e dalle equivalenze altrettanto logore: bella = stupida, vecchia = inutile, bambina = smorfiosa. E rosa = donna.»

Ciascuno può contribuire postando «pensieri, immagini, versi, video, narrazioni, frammenti autobiografici, file audio: tasselli di ogni tipo, utili a dar conto di una sensibilità diversa e a sviluppare una visione nuova». Altri dettagli su Nuovo e utile.

Ci sentiamo/scriviamo/vediamo stasera su In cerca di lei, assieme a Annamaria Testa, Loredana Lipperini, Radio 3 e molti altri ancora.

🙂

Questo è il video che presenta l’iniziativa:


Non ti fidare se dicono «largo ai giovani»

Uno degli slogan che meno sopporto è «largo ai giovani», oggi di gran moda in politica, sia a destra che a sinistra. Per marcare il mio fastidio e distinguerli dai giovani in carne e ossa, li chiamo «gggiovani» con tre g.

Di «gggiovani» ama da sempre circondarsi Berlusconi, che li sceglie carini e telegenici e li mette in prima fila nei congressi.

Ma «largo ai gggiovani» l’hanno detto anche Dario Franceschini e Ignazio Marino quando erano candidati alle primarie, per contrapporsi a Bersani che su questo era più sobrio.

Però anche Bersani, una volta fatta la segreteria di partito, ci ha tenuto a sottolineare che è composta da gggiovani «sperimentati», precisando che hanno una età media di 41 anni, ma non aggiungendo quasi nulla sulle loro reali competenze e professionalità (leggi come ne ha dato notizia Repubblica, e per contrasto il commento di Mario Adinolfi).

Perché ce l’ho con questo slogan? Perché in Italia, quando va bene, è vuota demagogia (lo dicono e non lo fanno), quando va male equivale a inserire nei partiti e nelle organizzazioni persone poco competenti e preparate, ma in compenso molto inquadrate, deboli e manipolabili dai dirigenti.

Una persona va scelta per un certo ruolo (lavoro, carica, funzione) perché ha studiato per quel ruolo, perché è intelligente, creativa, concreta, perché in quel ruolo saprebbe fare questo e quello e lo farebbe con passione e onestà. Non perché ha 20, 30 o 40 anni. E nemmeno perché ne ha 70 o 80, naturalmente.

Per una breve riflessione sull’abuso della parola «giovane», in politica e non, ascolta la  «parola del giorno» (dura 4’30”) che ho curato venerdì 4 dicembre su Fahrenheit, Radio 3.

Che cos’è uno stereotipo

Lunedì 30 novembre, nella sezione «Vocabolario» della trasmissione Fahrenheit di Radio 3 condotta da Loredana Lipperini – che ringrazio per l’ospitalità – ho fatto un breve intervento (7’08”) sulla nozione di stereotipo.

Lo puoi ascoltare in streaming qui:

http://www.radio.rai.it/radio3/fahrenheit/puntate.cfm?Q_TIP_ID=1309

PS: fino a venerdì 4 dicembre, alle 15.45, puoi sentire in diretta su Radio 3 altre «parole del giorno» curate da me.