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Le campagne per la sicurezza stradale che stigmatizzano i disabili

Se bevi e guidi muori. O forse no

In rete circolano (ancora!) alcune campagne contro gli incidenti stradali  che usano la disabilità come spauracchio (un esempio nell’immagine). Ne avevamo già parlato qui: Si possono fare campagne per la sicurezza stradale senza stigmatizzare i disabili? Nei giorni scorsi mi ha chiesto un parere Redattoresociale.it. Ecco cosa ho scritto: Continua a leggere

Si possono fare campagne per la sicurezza stradale senza stigmatizzare i disabili?

Ricevo da Simona Lancioni, del Coordinamento del Gruppo donne UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare), una riflessione critica sull’ultima campagna per la sicurezza stradale «Pensa a guidare», lanciata dall’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), che condivido e rilancio:

«Le campagne in tema di sicurezza stradale sono iniziative indiscutibilmente apprezzabili e tuttavia alcune scelte di comunicazione possono destare qualche perplessità.

Proprio nei giorni scorsi è uscita su Superando una riflessione critica sulla recente campagna lanciata dall’Ania. Il testo, a firma di Carlo Giacobini (vedi: «Un’immagine figlia di troppi pregiudizi»), si concentrava sul manifesto dell’iniziativa, che contiene tre scritte numerate: 1. Entrare in bagno accompagnati. 2. Passare molto tempo a casa. 3. Muoversi solo in carrozzina. Segue la raccomandazione: «Rispetta le regole della strada. Eviterai regole più dure a te e agli altri». Di lato, sullo sfondo, si vede un pezzo di sedia a rotelle manuale.

Ania, Manifesto per la sicurezza stradale

Pur apprezzando l’iniziativa, Giacobini osserva: «È però l’immagine della disabilità che trovo tragicamente foriera di distorsioni e pregiudizi. O forse è solo figlia di questi ultimi.

La disabilità come “castigo”, come “disgrazia”, come ineluttabile fonte di dipendenza dagli altri, di sofferenza di cui è responsabile il caso, o il non avere rispettato alcune regole. Subdolamente transita e ci permea il concetto che della disabilità non è mai responsabile il contesto; il contesto la subisce, la sopporta, la compatisce. Ne ha pietà».

Chi si occupa di disabilità, infatti, sa benissimo che molti dei disagi che interessano chi ha una disabilità sono legati più al contesto e alla mancanza di servizi adeguati che non alla condizione di disabilità.

La tentazione peraltro di persuadere a stili di vita corretti facendo leva sullo stigma negativo associato alla disabilità non è affatto nuova e talvolta si riscontra anche in prodotti realizzati da professionisti della comunicazione.

Un altro esempio? La campagna sulla sicurezza stradale «Mettici la testa» (vedi sotto), ideata e prodotta da Rai Educational di Giovanni Minoli, in collaborazione con Autostrade per l’Italia nel 2008. In essa si usa la testimonianza di Jacqueline Saburido, una ragazza del Texas che, all’età di vent’anni, nel 1999, mentre era in auto, venne travolta dalla vettura guidata da un giovane in stato di ebbrezza. Nell’incidente morirono due amici di Jacqueline. Lei venne miracolosamente salvata, ma subì quaranta interventi chirurgici ed è rimasta gravemente disabile e completamente sfigurata nel viso e nel corpo.

Il servizio mostra insistentemente il prima e il dopo di Jacqueline e quest’ultima riveste il ruolo della persona “che non vorremmo mai diventare”.

Anche in questo caso l’iniziativa è apprezzabile, ma l’atteggiamento con il quale si è indotti a guardare a Jacqueline è ben distante dall’invito al rispetto per la persona, qualunque siano le sue condizioni e il suo aspetto, tanto che viene da chiedersi se sia possibile fare campagne sulla sicurezza senza stigmatizzare la condizione di chi ha una disabilità. Io credo di sì. Probabilmente basterebbe pensarci e non discutere di questi aspetti solo all’interno del mondo della disabilità» (l’articolo è uscito anche su Superando, col titolo «Quella che non vorresti essere»).

Gli spot della campagna Ania «Pensa a guidare» (2011):

Lo spot della campagna «Mettici la testa» di Rai Educational (2008):

Abbiamo parlato di campagne per la sicurezza stradale anche qui:

Giornalismo partecipativo e università

Oggi alle ore 17.00, nell’aula A del Dipartimento di Discipline della Comunicazione, discuteremo di modelli, opportunità e prospettive del giornalismo partecipativo, nell’incontro «I media del domani: siamo tutti reporter» organizzato in collaborazione con Unibocultura da Ustation.it, il portale dei media universitari.

Questa è la scaletta (ore 17.00-19.00) (l’evento può anche essere seguito in streaming su Ustation.it).

Saluti iniziali e presentazione: Giovanna Cosenza e Romeo Perrotta

L’esperienza di “Studenti&Reporter, Giovanna Cosenza, Aldo Balzanelli e Giovanni Egidio (Repubblica Bologna)

Il macro-mondo delle microweb tv italiane, Giampaolo Colletti (Altra Tv)

Il progetto di City Lab Tv, Barbara Bastianelli (Associazione Ilaria Alpi)

Comunicazione e giornalismo: sbocchi professionali e scenari occupazionali, Andrea Cammelli (Almalaurea)

Giornalismo partecipativo nella televisione pubblica: Citizen Report, Federica Cellini (Rai Educational)

Il case history di “Io reporter”, Marcello Presicci (Sky Tg24)

Il giornalismo partecipativo secondo un reporter, Alberto Nerazzini (Report, Rai3).

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Su questi temi puoi ascoltare qui un’intervista che ho rilasciato ieri per Ustation.it: