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L’orrore di Rosarno

Se ne parla solo ora, per i fatti della settimana scorsa, ma da anni ogni inverno migliaia di migranti si riversano nella piana di Gioia Tauro, in Calabria, per lavorare come braccianti alla raccolta degli agrumi.

Il 90% di loro vive in condizioni disumane.

Alla ex cartiera, una fabbrica dismessa nel comune di San Ferdinando, vivono circa 700 persone in una baraccopoli fatta con il cartone. Sono sfruttati e sottopagati, costretti a condizioni di semischiavitù e degrado, da ‘ndrangheta e caporalato.

Il documentario «La città di cartone» di Gianluigi Lopes (trovato su Redattore Sociale grazie ad Angelo) raccontava già nel 2008 l’agghiacciante realtà di questa terra.

Cosa ne penso? Questo (da RaiNews 24, 8 gennaio 2010):

Sciacallaggio politico-mediatico

Fra i commenti sul blog di Rainews 24, ieri mattina ho pescato quello di Fabrizio, che a proposito del disastro in Abruzzo dice:

«Sono abruzzese, della provincia dell’Aquila ma vivo in Veneto. Quando accadono queste tragedie i politici non dovrebbero mai parlare. L’unico che dovrebbe farlo è il Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale. Le notizie dovrebbero essere fornite da chi coordina i soccorsi: Protezione Civile, Croce Rossa, Vigili del Fuoco, ecc.

Non è giusto:

1. guardare in televisione il ministro Carfagna parlare di come il suo Ministero sia vicino alle donne colpite dal disastro;

2. sentire il ministro Gelmini rassicurare la popolazione che i ragazzi non perderanno l’anno scolastico;

3. che i ministri Maroni, Matteoli e il presidente Berlusconi partano da Roma con un aereo o con una macchina che poteva essere usata per portare medicine, sangue, acqua, utili a salvare anche solo una persona;

4. che tutte queste persone vadano in TV a dire che offrono il loro sostegno, e che lo dicano vestiti in giacca e cravatta davanti a una telecamera.

Non sono solo queste le cose ingiuste. Ma adesso parlare non serve più.»

L’opinione di Fabrizio è molto radicale e un po’ utopistica: i politici devono comunque svolgere un ruolo di rappresentanza, sui media e in loco. Il loro totale silenzio, oltre che impossibile, sarebbe un errore. Ma il commento esprime un disagio che tutti abbiamo provato guardando la tv generalista di questi giorni, ed è per questo che l’ho scelto.

Insomma parlare si deve, il problema è come. E con quali obiettivi.

E allora diciamolo senza mezzi termini: è da lunedì che il confine fra la notizia e la sua strumentalizzazione di parte viene sistematicamente violato. Anzi, se hai eccezioni positive da segnalare, ti prego di farlo subito, perché ho la nausea da due giorni e mi piacerebbe attenuarla.

Il colmo è questo sfoggio di ascolti e share da parte del Tg1 delle 13.30 di ieri, da molti segnalato su Facebook.