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Ma l’ascolto radio è così diverso da quello tv?

Secondo un certo luogo comune, in Italia la radio sarebbe “migliore” della tv, più “di qualità”. Tipicamente infatti chi si lamenta della tv poi aggiunge qualcosa come: “Ma la radio… ah la radio, fortuna che c’è la radio”.

Dipende dalla radio naturalmente.

Da qualche giorno GfK Eurisko ha pubblicato l’anteprima del suo RadioMonitor, uno dei primi strumenti di rilevazione degli ascolti che gli investitori pubblicitari hanno a disposizione dopo che Audiradio è stata liquidata circa un anno e mezzo fa (ne ha dato notizia Daniele Lepido sul Sole 24 Ore, ripreso anche dal Post).

Secondo GfK Eurisko ogni giorno sono 34 milioni di italiani, pari al 65% della popolazione, che accendono la radio. Su base settimanale la percentuale degli ascoltatori sale all’84%, e cioè 44 milioni (l’indagine prende come campione le persone sopra i 14 anni).

Questa è la classifica delle radio più ascoltate nel giorno medio (clic per ingrandire):

GFK Eurisko classifica ascolti radio giornalieri

Dalla classifica una cosa è chiara: in cima agli ascolti stanno radio che potremmo definire di “intrattenimento generalista”: RTL 102.5 straccia tutte, togliendo il primato a Radio Deejay che scende al secondo posto, seguita da Radio 105 e RDS. Ma questo non somiglia a ciò che accade in televisione? Detto in altri termini: per guadagnare ascolti, e dunque introiti pubblicitari, una radio mi pare debba fare cose simili a quella che fa la televisione: molto intrattenimento, poco approfondimento e giuste dosi di notizie adattate (per contenuti e confezione) al target. Non è un caso, fra l’altro, che RTL sia “radiovisione”, combini cioè radio e televisione secondo un modello che anche altre emittenti stanno seguendo (da Radio Deejay a Radio 24) (leggi QUI la storia di RTL).

L’unica vera differenza – mi pare – sta nella quantità e varietà dell’offerta: gli ascoltatori radio hanno infatti molte più possibilità di scelta degli spettatori tv, anche limitando lo sguardo all’offerta generalista. L’offerta poi si amplia e frammenta ulteriormente nella miriade di radio locali, sicché ognuno può trovare la nicchia d’ascolto in cui più si riconosce, locale o nazionale che sia. Ed è stando al calduccio di quella nicchia che dice: “Ah, la radio, meno male che c’è la radio”.