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Celentano, il nucleare e l’apocalisse

Giovedì scorso ad Annozero è andato in onda l’appello di Adriano Celentano per il referendum del 12-13 giugno sul nucleare. All’appello è seguita una rivisitazione di circa 8 minuti del video «Sognando Chernobyl», uscito nel 2008 come singolo dell’album «L’animale».

Mentre dal testo della canzone è scomparso il riferimento alla pena di morte in Texas e agli errori giudiziari con cui si assolvono assassini, il video (QUI la versione originale) è centrato sulle immagini (nuove) dello tsunami e della catastrofe nucleare in Giappone, combinate a quelle del dopo Chernobyl (che già c’erano) e integrate con immagini (nuove) di Berlusconi che parla dei piani nucleari italiani e di Beppe Grillo che invece predica contro.

Come se Celentano – e Annozero con lui – ci dicessero: «L’apocalisse già immaginata nel 2008 da Celentano, come punizione mandata dal Signore perché gli uomini possano espiare le loro numerose colpe e in particolare quelle contro l’ambiente, è già cominciata a Fukushima. Se vuoi impedire che continui, vota al referendum».

Ora, l’ambientalismo, l’antinuclearismo e la vocazione predicatorio-apocalittica di Celentano sono noti da decenni. Anche l’abilità comunicativa e la mancanza di scrupoli di Michele Santoro lo sono: per fare audience e ottenere un obiettivo (in questo caso portare acqua al mulino dei referendum) è disposto alle alleanze più inedite. Poiché credo che, se i referendum raggiungeranno il quorum, molto dovranno all’appello di Celentano e alla successiva diffusione su internet del video, l’alleanza strategica è ineccepibile.

Vorrei solo sottolineare che:

1. La posizione di Celentano – e di Annozero con lui – somiglia molto a quella del vicepresidente del Cnr Roberto De Mattei, che in marzo aveva scandalizzato molti dichiarando a Radio Maria (QUI l’intervento) che la tragedia di Fukushima andava intesa come un «giusto castigo di Dio» perché «alla colpa del peccato originale si aggiungono le nostre colpe personali e quelle collettive», e mentre Dio premia o castiga gli individui nell’eternità, è sulla terra che premia o castiga le nazioni.

2. L’apparizione ricorrente dell’uomo nero con il copricapo arabo fra le immagini di distruzione nel video mi pare un contributo a certe paure occidentali dell’islam che Celentano poteva evitarsi.

Credo infine che, sull’ambientalismo di Celentano, basato sull’assunto che «Non si deve sfidare la natura», sia vero ciò che Mino Fuccillo ha scritto su Blitz Quotidiano:

«Ha detto Adriano Celentano: “Non si deve sfidare la natura”. Rispettabile opinione. Solo che l’intera modernità e ancor prima, anche il modo e la civiltà greco-romana furono fondate sulla voglia, il diritto e l’umana aspirazione a “sfidare la natura”.

Sfida la natura l’Ulisse di Omero e quello di Dante. Sfida consapevole alla natura è il “nati non foste per viver come bruti ma per seguire virtute e conoscenza”. Avesse rispettato il “divieto” di Celentano, Ulisse non avrebbe mai varcato le Colonne d’Ercole. L’intera classicità greco romana non conosce e non pratica quel divieto, anzi considera la stessa divinità immanente nella natura: scopri ed esplora la natura e incontri il divino.

Fu il cristianesimo a separare natura e divino, a narrare che il creato era, in quanto tale, immutabile, trascendente, accessibile agli uomini solo mediante percorsi guidati che contenevano appunto divieti di transito.

La scienza rinascimentale, la ricerca empirica, la scienza sperimentale, insomma Galileo, Cartesio, Newton nascono e sono possibili perché praticano e accettano la sfida alla natura. Questo e non altro vuol dire guardare nel cannocchiale oppure accettare il divieto di guardarci dentro. Sfida e che sfida alla natura era sostenere, provare che l’universo non aveva stelle fisse e che la Terra non era piatta. E sfida alla natura fu l’Illuminismo e poi il Positivismo, insomma le “ideologie” della democrazia, del potere politico non per diritto divino, dello stesso capitalismo, del secolo dell’industria, della ricerca scientifica alla base di ogni successiva tecnologia.

Non c’è stato solo questo nella storia delle idee e delle culture dell’umanità. C’è, forte e rispettabile, l’idea dei limiti dell’umano, della diffidenza verso la ragione orgogliosa. C’è il romanticismo, ci sono le tante e varie forme della secolare cultura della destra che è cosa più antica e ampia di Berlusconi nonostante questo concetto si Internet non si trovi e neanche sui libri di scuola e neanche nelle tesine all’Università.

La grande tradizione culturale della destra, fatta di filosofi, teologi, romanzieri, poeti concorda da secoli se non da millenni con Celentano sul fatto che “non si deve sfidare la natura”. Ma Omero e Dante erano già ai loro tempi per così dire “più a sinistra” di Celentano.

Ed è curioso che la contemporanea opinione pubblica che si sente e si auto percepisce come “di sinistra” ascolti come musica “sua” il canto sulle note della cultura, cultura vera, della destra. Succede con Celentano e non solo, succede spesso proprio ad Annozero e spesso anche a Rai3. È un fatto, una notizia e con le notizie non si polemizza. Basta darle tutte le notizie, e capirle.»

 

I referendum del 12-13 giugno: questi sconosciuti

Diversi amici, in questi giorni, hanno sondato la competenza di altri amici – e così via a catena – sui referendum del 12-13 giugno: quanti e quali sono? Col che, hanno facilmente verificato che pure le persone di solito più informate stavolta cadono dalle nuvole, convinte ad esempio che sia stato cancellato il referendum sul nucleare. O che sia rimasto solo «quello su Berlusconi». O «quello sull’acqua». Ma cosa dicono di preciso «quello su Berlusconi e quello sull’acqua»? Boh.

In effetti, di referendum i media quasi non parlano. Il 19 maggio l’Agcom ha accolto le denunce dell’Italia dei Valori e dei comitati per i referendum, sollecitando la Rai ad «assicurare una rilevante presenza degli argomenti oggetto di referendum nei programmi di approfondimento».

Al momento – ma in effetti è troppo presto rispetto alla pronuncia Agcom il tema non mi risulta ancora trattato in nessun «programma di approfondimento».

In compenso è apparso lo spot istituzionale che spiega «come votare», ma si distingue per un burocratese che in altri contesti è scomparso da almeno quindici anni.

I referendum sull’acqua – che in realtà sono due – stanno per esempio nascosti sotto questi nomi: «modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica» (Referendum 1) e «determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunarazione del capitale investito (Referendum 2).

E poi ci sono chicche come queste: «il quesito prevede l’abrogazione» (perché non dire «il referendum ti chiede se vuoi cancellare»?) e «norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione per il capitale investito dal gestore» (perché non dire «norme che determinano quanto costa l’acqua ai cittadini, eccetera»?).

Per non parlare del contorsionismo sul «legittimo impedimento» (Referendum 4) (clic per ingrandire):

Referendum 4

Dove trovare spiegazioni semplici e il più possibile obiettive dei referendum? Io non ne ho trovate. Anche in rete, per saperne di più, tocca brigare, confrontare, studiare, ma per farlo ci vuole un buon livello di scolarizzazione, una discreta quantità di tempo libero e soprattutto molta motivazione.

Chi può mai credere, allora, che il 50% + 1 degli aventi diritto al voto abbiano queste caratteristiche e che per giunta il 12-13 giugno decidano di votare?

Ecco lo spot: