Archivi tag: Regione Emilia-Romagna

Oggi lavoro nella giuria di Turboblogging

Turboblogging è una competizione a colpi di post, share e tweet organizzata da ASTER per promuovere la Rete Alta Tecnologia dell’Emilia-Romagna, il sistema regionale che comprende oltre novanta laboratori di ricerca industriale e numerosi centri per l’innovazione. Cosa accade oggi? Continua a leggere

Paghi l’affitto in nero? Denuncialo all’Agenzia delle entrate

L’Agenzia delle entrate dell’Emilia-Romagna ha realizzato un cartone animato per spiegare i vantaggi di cui beneficiano coloro che decidono di denunciare il fatto che pagano un affitto in nero e di farlo registrare come contratto regolare. Il progetto si inserisce Continua a leggere

Tu non sei un figo, sei solo un deficiente

Qualche giorno fa Valentina mi ha segnalato un video, chiedendomi un’opinione perché lei era perplessa.

È uno spot contro il cyberbullismo (quella forma di bullismo che usa soprattutto strumenti elettronici, dal cellulare a facebook), realizzato nell’ambito del progetto «La rete siamo noi» promosso da Corecom E-R, Difensore Civico Regionale, Provincia di Bologna e Istituzione Minguzzi.

Poiché nell’affrontare temi che riguardano l’educazione e i problemi dei minori credo non si possa mai prescindere dal parere di psicologi e psicoterapeuti esperti, ho consultato l’amica e collega Maria Cristina Ortu, responsabile e docente del CESIPc di Padova, nella cui professionalità e sensibilità personale ho la massima fiducia, che ha confermato e arricchito le mie impressioni iniziali.

Il punto di forza del video è l’attenzione alle conseguenze: una delle ragioni per cui i ragazzini possono diventare violenti è che non riescono ad anticipare – neanche lontanamente – le conseguenze che il loro comportamento avrà sulla vittima, sul mondo che li circonda, su loro stessi.

Lo spot fa benissimo, dunque, a parlare subito di conseguenze e a riprendere il tema anche alla fine.

Il problema, però, è che si limita a parlarne, ma non le mostra. Il video è infatti tutto concentrato sul maschio adolescente che appare, sì, pentito, ma di fatto racconta diversi dettagli sul suo comportamento da bullo, sul suo accerchiare la ragazza, isolarla, mostrarne le foto su internet.

Troppa insistenza e dettagli fanno del bullo un eroe da imitare. Un eroe negativo, certo, ma pur sempre un eroe.

Insomma, contrariamente alle migliori intenzioni dei promotori, lo spot rischia di produrre esattamente l’effetto contrario: invece di allontanare i maschi preadolescenti e adolescenti dal cyberbullismo, lo suggerisce come una possibile strada per compensare eventuali malesseri, soddisfare desideri di ribellione o anche solo attirare l’attenzione su di sé.

E la frase «Tu non sei un figo, sei solo un deficiente» certo non basta, da sola, come deterrente: per convincere qualcuno di qualcosa, le immagini e i comportamenti hanno sempre la meglio sulle parole. Con gli adulti e a maggior ragione coi ragazzini. Nella vita come negli spot.

Studenti&Reporter

Parte oggi la prima puntata di una nuova rubrica (per ora quindicinale, poi vedremo) che sto curando, assieme agli studenti della laurea Magistrale in Semiotica, di cui da qualche mese sono presidente, per l’edizione bolognese di Repubblica: «Studenti&Reporter».

Faremo ricerche e inchieste sul territorio bolognese, nell’ottica di un civic journalism con tre anime: gli studenti, i giornalisti professionisti e il mondo accademico. E la mia mediazione. 🙂

Questo è il primo articolo, di Marco Salimbeni e Valentina Scattolari:

Il preservativo? No grazie. Le mille scuse dei giovani

E questa è la mia introduzione alla rubrica e alla prima inchiesta, che verte sul non uso del preservativo da parte dei ragazzi. Il resto, su carta.

LA RUBRICA

Studenti&Reporter nasce per sperimentare una nuova forma di collaborazione fra il giornalismo professionale e l’università. Abbiamo messo insieme alcuni studenti della laurea magistrale in Semiotica, una loro docente e la redazione di Repubblica Bologna, per fare ricerche e inchieste sul nostro territorio. Si parla sempre più spesso, oggi, di giornalismo partecipativo, che è il modo in cui i cittadini contribuiscono a diffondere notizie e opinioni, usando la rete e affiancando i professionisti. Si discute spesso, da un lato, della credibilità delle fonti non professionali; dall’altro, dell’importanza sempre maggiore che hanno per l’informazione.

Trovare un equilibrio fra giornalismo tradizionale e apertura alle nuove fonti non è facile. Studenti&Reporter ci proverà, combinando l’entusiasmo dei più giovani, l’esperienza dei professionisti e l’approfondimento accademico.

LA PRIMA INCHIESTA

Per cominciare affrontiamo un tema non abbastanza trattato dai media: la prevenzione delle malattie a trasmissione sessuale. Secondo gli ultimi dati dellIstituto Superiore di Sanità, nel 2009 in Italia ci sono stati circa nuovi 4000 casi di sieropositività e 1200 di Aids conclamato. Il 74% dei contagi avviene tramite rapporti sessuali, la maggior parte dei quali eterosessuali.

Nel 2009 l’Emilia-Romagna ha istituito un sistema di sorveglianza regionale sulla sieropositività, che include l’acquisizione dei dati 2007 e 2008 provenienti dall’Osservatorio provinciale di Modena e dall’Ausl di Rimini. Fra le regioni e province in cui è attivo il sistema, abbiamo scoperto che purtroppo nel 2008 l’Emilia-Romagna aveva il maggior numero di contagi, con 9,1 casi su 100.000 residenti.

L’Italia è uno dei pochissimi paesi europei che non fa quasi nulla per sollecitare le persone eterosessuali a usare il preservativo, che resta il metodo in assoluto più efficace per prevenire non solo il contagio di Hiv, ma tutte le malattie a trasmissione sessuale. L’argomento è infatti confinato al mondo LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender), come se solo loro dovessero usarlo. Forse si dà per scontato che questa pratica sia diffusa e normalizzata.

Però ci siamo chiesti: è proprio vero che i bolognesi lo usano? E cosa fanno le istituzioni locali? Per rispondere alla prima domanda siamo partiti dai giovani, intervistando i ragazzi delle scuole secondarie e gli studenti universitari. Per la seconda siamo andati in Regione, in Comune e all’Ausl di Bologna.

La doppia negazione di Pier Luigi Bersani

Dal 1993 al 1996 – prima di entrare nel governo Prodi come ministro dell’Industria – Pier Luigi Bersani fu presidente della Regione Emilia-Romagna.

Proprio in quegli anni la Regione cominciava – come molti enti pubblici in Italia – il faticoso percorso di semplificazione del linguaggio burocratico cui avevano dato impulso, a fine anni ’80, i lavori di Tullio De Mauro (per approfondimenti cfr. questa sezione del Mestiere di scrivere).

Entro la fine degli anni ’90 l’Emilia-Romagna semplificò radicalmente il suo modo di comunicare con i cittadini (almeno nei documenti scritti). Per esempio il portale Ermes fu interamente riscritto, secondo linee guida pubblicate sullo stesso sito.

Insomma, pur essendoci ancora spazio per migliorare, da allora l’Emilia-Romagna ha fatto molto per liberarsi dal burocratese, e ha cominciato a farlo proprio quando la governava Bersani.

Non altrettanto posso dire di Bersani, purtroppo. Gli esempi sono mille, parto da questo.

Nelle linee guida della Regione si legge:

«La doppia negazione è un modo contorto di affermare qualcosa: in pratica si vuole affermare una cosa attraverso la negazione del contrario. Esempio:

invece di
Non si accettano moduli non compilati in ogni loro parte

è meglio
Si accettano solo moduli compilati in ogni loro parte.»

E Bersani? Intervistato sui fatti di Rosarno, la sua prima reazione è stata:

«Mi spiace molto [= non mi piace] che il ministro degli interni non abbia perso l’occasione anche stavolta di fare lo scaricabarile sulla famosa immigrazione clandestina [e Bersani cosa sta facendo?]. Io vorrei ricordargli che viviamo da anni in vigenza [in vigenza!] di una legge che si chiama Bossi-Fini [sicuro che tutti sappiano cos’è?]».

Mi scuso per la pedanteria dell’analisi ma, data la gravità dei fatti, ho trovato che commentarla con uno scaricabarile impastato di burocratese sia stato particolarmente indecente.

Idea per una tesi di laurea triennale: analizzare il linguaggio di Bersani in base agli studi sulla semplificazione del burocratese. Ulteriori informazioni a ricevimento.