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I commenti ai politici su Facebook: Italia migliore, peggiore o inutilmente rabbiosa?

NB: Ho scritto il pezzo che segue nei ritagli di tempo fra venerdì e domenica mattina, cioè prima di sapere de I segreti della casta di Montecitorio e dunque prima di decidere di scrivere il post di ieri. Penso sia utile, oggi, accostare le due riflessioni.

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Ho esaminato i commenti sulle pagine dei politici italiani più attivi e seguiti su Facebook: Nichi Vendola (514.780 «mi piace»), Antonio Di Pietro (242.424), Renato Brunetta (77.999), Pier Luigi Bersani (60.732) (numeri aggiornati a domenica 17 luglio ore 11:25).

In questi giorni di massima rabbia contro la «casta» – per l’approvazione bipartisan della manovra finanziaria – gli insulti sono equamente distribuiti fra chi sta al governo e chi non, in parlamento e non. Cioè non risparmiano nemmeno Vendola e Di Pietro, che di solito si distinguono per un certo codazzo di fan entusiasti.

Qua sotto alcuni commenti presi a caso fra venerdì e sabato. Gli italiani e le italiane che scrivono su queste pagine appaiono, sì, molto arrabbiati – giustamente – ma anche superficiali, presuntuosi, capaci solo di turpiloquio e insulti al politico di turno o al vicino di discussione, e inclini a ripetere slogan vuoti come ad esempio, con frequenza sorprendente, l’accusa per cui gli altri sarebbero «l’Italia peggiore» e chi parla quella «migliore».

Un rancore inutile. Uno sfogo fine a se stesso. Da parte di chi, a parole, cita gli 8 milioni 272 mila poveri relativi (quelli che vivono con 992,46 euro al mese in due) di cui parla il rapporto Istat 2010, ma nei fatti è abbastanza privilegiato/a da permettersi il lusso di perdere tempo a battere la tastiera di un computer per scrivere futilità.

I commenti a Vendola (clic per ingrandire):

Commenti a Vendola, 17 luglio 2011 ore 11.25

I commenti a Di Pietro (clic per ingrandire):

Commenti a Di Pietro 17 luglio 2011 ore 11.25

I commenti a Brunetta (clic per ingrandire):

Commenti a Brunetta 17 luglio 2011 ore 11.25

I commenti a Bersani (clic per ingrandire):

Commenti a Bersani 17 luglio 2011 ore 11.25

Brunetta insulta i precari. E il Pd ci fa uno spot

Da mesi il centrodestra accumula errori di comunicazione (e di strategia politica, ovviamente, ma qui parliamo di comunicazione). Talmente gravi e/o sciocchi che al Pd basterebbe lasciarli fare, costruendo dal canto suo alleanze solide (da solo certo non vince) e proposte concrete, col relativo piano di comunicazione.

L’ultima uscita del ministro Brunetta, che martedì si è rifiutato di rispondere a una precaria e se n’è andato apostrofandola con un «Siete l’Italia peggiore», ricorda – per snobismo e disprezzo della gente – il peggiore D’Alema.

Ma non basta trasformare la scena in uno spot che dice «Lui non ascolta, noi sì» per dimostrare di essere davvero migliori di lui. Perché attenzione: in questo momento l’errore di Brunetta è così pesante – e insultante per chi non arriva a fine mese – da illuminare chiunque ne prenda le distanze.

Ma è la solita strategia contro: ieri contro Berlusconi, oggi contro Brunetta, domani contro Alfano, La Russa o chissà chi.

Una strategia che, nel giro di pochi mesi o addirittura giorni, suonerà vuota e poco credibile se la sinistra non riuscirà – una buona volta – a mettere a punto un modo nuovo, positivo e propositivo, di comunicare come pensa di risolvere i problemi di disoccupazione e precariato in Italia.

Ma lo sanno, come risolverli? Perché se lo sanno, finora proprio non ce l’hanno detto.

 

La fiction Magic Italy

PRIMO EPISODIO

Nella notte fra il 7 e l’8 giugno 2009, durante uno speciale notturno del Tg 4 di Emilio Fede dedicato alle elezioni europee, il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla presenta il nuovo logo del turismo italiano, al quale – assicura – ha lavorato Silvio Berlusconi in persona, Magic Italy (clic per ingrandire):

Magic Italy 2009

Piovono le critiche dai grafici di tutta Italia e Brambilla in parte ritratta, sostenendo di aver presentato una versione ancora provvisoria. Il logo viene liberato dagli effetti di luce su fondo scuro, rideclinato su bianco e l’iniziativa va avanti.

SECONDO EPISODIO

A metà luglio 2009 nasce il portale turistico Italia.it, per avviare – si dice – una serie di iniziative di promozione del turismo. Costo complessivo: dieci milioni di euro (vedi il Protocollo d’intesa Brunetta-Brambilla).

TERZO EPISODIO

Nulla più si sa di queste iniziative (a parte l’esistenza di Italia.it), fino alla presentazione, il 7 luglio 2010, dello spot in cui la voce di Berlusconi invita gli italiani a fare le vacanze in Italia:

QUARTO EPISODIO

In una settimana si moltiplicano le critiche e le polemiche. Su YouTube pullulano le parodie. Ne ho scelte un paio:

QUINTO EPISODIO

Il 15 luglio 2010 BBC News fa un servizio sullo spot Magic Italy, facendo ironia sul protagonismo di Berlusconi, mettendo in rilievo le contraddizioni fra le bellezze di facciata e i problemi del debito pubblico e della manovra finanziaria, menzionando le parodie su YouTube. Il Fatto Quotidiano riprende il servizio e gli mette i sottotitoli in italiano:

SESTO EPISODIO

Gli snob di sinistra, i giornalisti italiani e stranieri, gli intellettuali – come sempre – non capiscono: l’immagine dell’Italia all’estero non c’entra nulla.

Con lo spot Berlusconi si rivolge ai suoi elettori, per rassicurare gli eventuali dubbiosi sul fatto che lui controlla la situazione, che l’Italia è il paese più bello del mondo, che non c’è bisogno di andare lontano per essere felici, che non bisogna ascoltare i gufi che parlano di crisi e problemi, perché sono brutti, vecchi e invidiosi.

È uno spot perfetto per la maggioranza degli italiani.

TO BE CONTINUED…

Wired intervista Renato Brunetta

Il 3 e 4 giugno si è tenuto a Roma Frontiers of Interaction, un appuntamento sui temi dell’innovazione che c’è ogni anno dal 2005.

Il 3 giugno, giornata dell’innovazione, il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta è stato intervistato da Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, partner di Frontiers.

Vale la pena ricordare che Renato Brunetta è uno dei pochissimi politici italiani che usa la rete in modo decente.

Il suo blog (www.renatobrunetta.it) è aggiornato tutti i giorni tranne il weekend.

La sua pagina Facebook ha finora totalizzato 68.412 «mi piace».

Su Twitter lo staff di Brunetta è meno vivace, perché si limita a linkare il blog, ma lo fa quasi tutti i giorni.

Il suo canale YouTube, aperto il 9 febbraio 2009, presenta oggi 87 video, alcuni dei quali sono dedicati specificamente a YouTube, non sono cioè brani di tg o interviste (che pure ci sono), ma il ministro si rivolge direttamente agli utenti del canale, presenta temi e problemi, chiede contributi e poi, con un video successivo, risponde punto per punto.

Last but not least, in nessuno di questi ambienti Brunetta censura i commenti, o perlomeno lascia un numero di commenti negativi e di insulti sufficiente a non dar mostra di farlo.

Un’altra cosa, prima dell’intervista (dura circa 40 minuti, ma ne vale la pena).

Per preparare l’incontro con Brunetta Riccardo Luna aveva aperto su Wired uno spazio intitolato «Brunetta nella rete», in cui invitava tutti a chiedere qualcosa al ministro per suo tramite.

Le domande che Luna gli rivolge sono quelle più richieste da coloro che hanno postato qualcosa in «Brunetta nella rete»: dal perché il ponte sullo stretto di Messina e non la banda larga per tutti, al perché la PA non usa software open source, e così via.

Brunetta risponde sempre in modo puntuale e diretto, dando prova di sapere gestire la sua immagine in modo coerente e di essere un astuto comunicatore.

A sentire lui, sembriamo un paese all’avanguardia.

Vodpod videos no longer available.

800 milioni per la banda larga? Magari il problema fosse solo quello

Ho apprezzato molto il commento che ieri Massimo Mantellini ha scritto sul balletto dei giorni scorsi attorno agli 800 milioni di euro che il governo dovrebbe stanziare per portare la banda larga in una parte delle aree italiane in cui ancora non c’è.

Prima il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta dice che quei soldi sono congelati: «Banda larga, nuovo stop. “I soldi alla fine della crisi”» (Repubblica, 5 novembre 2009).

Poi il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, durante l’ultimo Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) chiede a Berlusconi che siano sbloccati e, a quanto dichiara Renato Brunetta, la richiesta viene accolta: «Scajola e l’appunto a Berlusconi: “Con banda larga 50.000 posti”» (Repubblica, 8 novembre 2009).

In realtà, agli atti del Cipe del 6 novembre gli 800 milioni per la banda larga non ci sono, come nota Guido Scorza: «Banda larga? Ma che Cipe dice?»

Problema n° 1: per portare la banda larga in tutta Italia 800 milioni non bastano. Ce ne vogliono almeno 1300.

Problema n° 2, il peggiore: le infrastrutture non risolvono l’arretratezza culturale italiana su Internet, che comporta un uso superficiale e cioè automatico, acritico, passivo della rete anche da parte di chi l’accesso ce l’ha.

Secondo una ricerca commissionata alla Nielsen dall’Osservatorio permanente sui contenuti digitali e presentata a Milano il 18 settembre, quest’uso povero della rete riguarda il 27% della popolazione italiana, all’interno del già magro 55% delle persone che usano Internet.

Per capire meglio cosa vuol dire «uso povero» scarica QUI la presentazione della ricerca.

Per questo sono d’accordo con Mantellini quando dice (grassetti miei):

«Esiste, ed è molto diffusa a tutti i livelli, questa grande semplificazione secondo la quale nel giorno in cui il 100 per cento dei cittadini sarà raggiunto dalla banda larga il problema, ogni problema, sarà definitivamente risolto. Ci crogioliamo dentro le analisi sociologiche sui cosiddetti “nativi digitali”, come a dire, guardate, oggi forse il panorama è cupo ma gli adulti di domani, cresciuti nell’epoca di Internet, avranno altre esigenze ed altre aspettative. Siamo davvero sicuri che sarà così?

Ai tanti entusiasti sostenitori della natività digitale consiglio di entrare qualche volta dentro una università, dove oggi, almeno nei primi anni di corso, abitano ragazzi cresciuti fra posta elettronica e Youtube, a farsi una idea di quale sia il livello di “cultura tecnologica” di questo paese. Ne torneranno a casa con qualche certezza in meno.

I famosi 800 milioni per la larga banda sono soldi importanti e quella del governo Berlusconi è la solita miopia a cui la politica italiana ci ha abituati nell’ultimo decennio. Nulla che non abbiamo già visto, nulla che non fosse lecito aspettarsi. Ma la scelta attendista e polverosa di Gianni Letta sposta in minima parte il gigantesco problema di una nazione che ha per la tecnologia lo stesso amore del gatto per l’acqua.

Abbiamo bisogno di politiche di lungo periodo centrate sulla scuola, sulla alfabetizzazione telematica, abbiamo bisogno di informazioni autentiche sulla utilità di Internet, abbiamo bisogno di incentivi economici che riguardino le famiglie, per spostare l’impasse culturale di quel 50 per cento degli italiani che continua ad acquistare costosi smartphone e non possiede un computer in casa.

Abbiamo bisogno di raccontare la Rete, anche in TV, come la grande opportunità che è. Poi certo abbiamo bisogno anche di una infrastruttura migliore: ma non raccontiamoci che il problema sia tutto lì

Massimo Mantellini, «Contrappunti/Un paese meraviglioso», Punto informatico, 9 novembre 2009.