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Come progettare e realizzare un cambiamento sociale e politico? Alcune risposte dal Festival delle comunità del cambiamento

Aspirazioni alte e buone ispirazioni

Sabato 13 e domenica 14 giugno si terrà a Bologna, a Palazzo Re Enzo, la seconda edizione del Festival delle comunità del cambiamento, organizzato da Rena. Gli obiettivi del Festival sono molto ambiziosi. Nei loro termini: «esplorare e formulare insieme nuove pratiche e visioni di futuro per stimolare le comunità del cambiamento e fare in modo che possano acquisire maggiore impatto sulla società e maggiore peso sul piano del dibattito pubblico». Il programma dei due giorni bolognesi è ricchissimo: Continua a leggere

Scuola: l’ultima campagna del Ministero

Roberto Vecchioni è il testimonial della campagna «Porta a scuola i tuoi sogni» del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, presentata a fine settembre per l’inaugurazione dell’anno scolastico nel cortile del palazzo del Quirinale, in presenza del presidente Napolitano, del ministro Profumo, dello stesso Vecchioni e di oltre 3000 studenti e docenti provenienti da tutta Italia.

La voce off di Vecchioni unisce insegnanti e ragazzi in un noi inclusivo, esortando tutti ad amare la scuola («lo sapevate che in latino “studio” vuol dire anche amore?»), perché:

«non importa se leggiamo un libro con le pagine o il monitor di un computer, non importa neanche se le scuole non sono perfette e se studiare, a volte, ci sembra persino inutile. Cerchiamo con tutte le forze di cambiare quello che non va, ma non smettiamo mai di amarla, la nostra scuola, perché un futuro migliore per tutti è scritto nel miglior presente che riusciamo a realizzare insieme».

Spot Miur

È evidente che gli autori dello spot – mi metto nei loro panni – hanno fatto di tutto per mostrare ragazze e ragazzi il più possibile «normali» e differenziati: piccoli e grandi, maschi e femmine, biondi e mori, con grandi masse di riccioli o capelli cortissimi, di pelle chiara o scura. Ma il committente era pur sempre il Miur, che certo non avrebbe accettato stili e linguaggi troppo realistici o innovativi. Perciò hanno dovuto usare il linguaggio idealizzante della pubblicità main stream:

  • tutti i volti tendono al bello (occhi grandi, lineamenti delicati);
  • gli ambienti sono puliti, ordinati, ariosi;
  • gli arredi, pur concedendo al realismo una sedia sbertucciata, scarabocchiata e con le gomme da masticare appiccicate sotto, paiono usciti da un catalogo Ikea;
  • il tono emotivo oscilla fra la serenità e l’euforia, con un solo fugace passaggio su un volto che per un istante allude alla noia adolescenziale, ma subito si trasforma in concentrazione su ciò che l’insegnante scrive alla lavagna.

Ce n’è abbastanza, insomma, per far arrabbiare molti insegnanti che, lavorando in situazioni lontanissime da quelle dello spot (scuole fatiscenti, ragazzi disagiati e ribelli, precariato, stipendi da fame) si sono sentiti presi in giro, per l’ennesima volta, da un Miur che da decenni toglie soldi alla scuola.

E infatti gli insegnanti che mi hanno segnalato lo spot si sono divisi in due: i più delicati, quelli che vivono in scuole privilegiate, ne hanno capito l’intenzione, ma si sono detti comunque «perplessi»: «Perché lo spot mi attrae ma mi disturba pure?». I più sfortunati, quelli che tutti i giorni vivono difficoltà enormi, si sono sentiti offesi e si sono lanciati in invettive: contro il ministero innanzi tutto, ma anche contro la pubblicità che, dopo la «famiglia del Mulino Bianco», «ora ci mostra pure una scuola da Mulino Bianco».

Ma la pubblicità vende sogni, si sa, e lo spot si rivolge più agli adulti, ai genitori e agli insegnanti che ai ragazzi, mostrando loro una scuola dei sogni. Se non fosse che, quando un sogno è troppo lontano dalla realtà, non si riesce nemmeno a sognarlo.

Cosa potevano fare i pubblicitari? Dato il committente e la situazione italiana, forse nient’altro: era una missione quasi impossible. Che poteva fare il Miur? Evitare lo spot e agire a favore della scuola (il come è tutto da discutere, ma in altra sede). Non sempre si deve passare da uno spot, anzi: in certi casi è meglio lasciar perdere.

Music and voice over: Roberto Vecchioni; Creative director: Paolo Iabichino;  Copywriting: Paolo Iabichino, Riccardo Luna, Roberto Vecchioni.

Questo articolo è uscito oggi anche sul Fatto Quotidiano.

La mutazione di Wired e il corpo delle donne

Martedì sul blog di Massimo Mantellini è apparso questo laconico (com’è spesso lo stile dell’autore) post dal titolo «Progetti editoriali»:

«Con il numero di dicembre in edicola mi pare che la mutazione di Wired da mensile di tecnologia ed innovazione a rivista pop in senso lato sia in buona misura completata».

Wired dicembre

Ora, a me appare chiaro l’ironico (e amaro) implicito: dopo il cambio di direzione (Riccardo Luna ha lasciato Wired in giugno), la rivista cerca di vendere più copie includendo immagini come quelle che tipicamente si trovano sui magazine femminili (e maschili).

Ovvero, usa il corpo delle donne – decapitato, patinato e messo a carponi – per attrarre uomini e donne.

Ma i lettori del blog di Mantellini (fra i più seguiti in Italia) non colgono l’implicito. O meglio, non considerano rilevante, dell’implicito, il riferimento all’uso (inutile se non per le vendite) del corpo femminile. Ovvio, visto che la questione di genere non è fra i temi abituali di Mantellini. Ma sintomatico di una generale indifferenza per il tema, in ambienti che non siano quelli delle «solite vetero e neofemministe».

Il che dovrebbe fare riflettere tutte/i coloro che pensano (s’illudono?) che negli ultimi anni in Italia si sia diffusa una maggiore attenzione per l’immagine femminile sui media: la strada è ancora lunga. Copio e incollo alcuni commenti (gli altri sono simili) arrivati finora su Manteblog. Da notare che sono tutti uomini, o almeno, lo username con cui appaiono i commenti (e che tralascio) è maschile:

hmmm ed io che devo ricevere ancora 17 copie dell’abbonamento.. mah… per anni ho faticato come un matto per trovare posti dove vendevano/mi procuravano wired inglese… mi son illuso.. ma… forse oggi riveste così non han più senso… vero è che non prendo la versione inglese da un po’

Purtroppo anche io faccio parte della schiera di coloro con abbonamento pluriennale che saranno costretti a ricevere ancora diversi numeri di una rivista sempre più snaturata.

Ma non vendeva quella vecchia? Chiedo eh?

Le vendite con Luna erano in caduta libera, mai vista una rivista andare tanto male tanto velocemente, è per questo che lo hanno cambiato. Adesso è una rivista modaiola che non ha più nulla a che fare con Wired e sembra piacere di più.

Mutatis mutandis (e mutandes…)

Per forza le vendite erano in calo, per tutta la campagna promozionale han regalato abbonamenti pluriennali a migliaia di person a prezzi ridicoli. Chi non l’ha fatto semplicemente non è interessato al genere, per cui da li in poi vendere delle copie diventa difficile. In effetti anch’io faccio parte di quelli con le ultime 3-4 copie ancora da scartare.

la cosa che mi fa più incazzare è la pubblicità cammuffata da articoli (wired, roomba..) vale a dire con la stessa grafica, impaginazione etc… avrei rinnovato l’ abbonamento se non ci fosse il 40% delle pagine usato in pubblicità. E gli articoli non li ho ancora letti, questo mese. ciao.

perchè all’italiano puo’ si’ piacere la tecnologia, ma la patata viene prima di tutto. è un po’ come le fiction italiane. non riescono a non infilarci una storia d’amore, sempre mielosa e scontata. sono i modi (diversi ma certamente “overlapping”) in cui pubblico maschile e pubblico femminile viene visto e trattato.

faceva cagare fin dal terzo numero. Mi sono abbonato (a prezzi stracciati) dopo aver letto il primo. Dal quarto in poi neanche piu’ li leggevo veramente. Mi hanno mandato una quantità di spam cartaceo per rinnovare l’abbonamento che neanche le mogli ucraine alla ricerca di un marito fedele… Non leggero’ quella rivista MAI piu’ nella vita. E pensare che pur leggendo spesso riviste inglesi su tecnologia e simili avevo sperato che in Italia ci fosse spazio per qualcosa di decente sulla tecnologia. Me ne faro’ una ragione e risparmiero’ qualche soldo… e smettero’ di fidarmi di chi esalta un progetto editoriale solo perchè sembra cool esaltare qualunque cagata vagamente alla moda e tecnologico.

Far Game. Le frontiere del videogioco tra industria, utenti e ricerca

Dopo la prima edizione del 2010, il festival FAR GAME™, le frontiere del videogioco tra industria, utenti e ricerca torna ad animare gli spazi della Cineteca di Bologna, con due giornate dedicate al videogioco e alla sua relazione con gli altri media.

Banner Far Game

Domani 27 e sabato 28 maggio le sale del Cinema Lumière e gli spazi della Biblioteca Renzo Renzi di Bologna ospiteranno incontri, riflessioni ed eventi sulle sempre nuove contaminazioni fra videogiochi e arti visive, fumetti, cinema, letteratura e molti altri ambienti e prodotti della comunicazione contemporanea.

A completare il festival, una mostra di illustrazioni dedicate all’immaginario fantascientifico e alcuni eventi speciali dedicati alla storia del videogioco. Dopo il successo dell’anno scorso, la sera di venerdì 27 torna anche Eat & Play, evento gastronomico che accosta cibo e videogiochi.

Durante FAR GAME™ saranno premiati anche i vincitori della prima edizione del Premio Wired per le migliori tesi di laurea di argomento videoludico, in presenza di Riccardo Luna di Wired Italia, Thalita Malagò di AESVI, Andrea Dresseno e Matteo Lollini, curatori dell’Archivio Videoludico, e in mia presenza, in qualità di Presidente del Comitato scientifico di FAR GAME™ e promotrice del Premio Wired assieme a Riccardo Luna.

FAR GAME™ è promosso dalla Cineteca di Bologna, dal Dipartimento di Discipline della Comunicazione, dal Dipartimento di Musica e Spettacolo, dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna, da AESVI, con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Direzione Generale per il Cinema e il sostegno della Fondazione del Monte.

Tra gli editori partner: Microsoft, Nintendo, Sony Computer Entertainment Europe e Forge Reply.

La seconda edizione di FAR GAME è in collaborazione con Fashion Game (ZoneModa Lab, Università di Bologna, Rimini), 100McLuhan e Meet the Media Guru.

Trovi qui il programma completo: Convegno FAR GAME™.

Wired intervista Renato Brunetta

Il 3 e 4 giugno si è tenuto a Roma Frontiers of Interaction, un appuntamento sui temi dell’innovazione che c’è ogni anno dal 2005.

Il 3 giugno, giornata dell’innovazione, il ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione Renato Brunetta è stato intervistato da Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, partner di Frontiers.

Vale la pena ricordare che Renato Brunetta è uno dei pochissimi politici italiani che usa la rete in modo decente.

Il suo blog (www.renatobrunetta.it) è aggiornato tutti i giorni tranne il weekend.

La sua pagina Facebook ha finora totalizzato 68.412 «mi piace».

Su Twitter lo staff di Brunetta è meno vivace, perché si limita a linkare il blog, ma lo fa quasi tutti i giorni.

Il suo canale YouTube, aperto il 9 febbraio 2009, presenta oggi 87 video, alcuni dei quali sono dedicati specificamente a YouTube, non sono cioè brani di tg o interviste (che pure ci sono), ma il ministro si rivolge direttamente agli utenti del canale, presenta temi e problemi, chiede contributi e poi, con un video successivo, risponde punto per punto.

Last but not least, in nessuno di questi ambienti Brunetta censura i commenti, o perlomeno lascia un numero di commenti negativi e di insulti sufficiente a non dar mostra di farlo.

Un’altra cosa, prima dell’intervista (dura circa 40 minuti, ma ne vale la pena).

Per preparare l’incontro con Brunetta Riccardo Luna aveva aperto su Wired uno spazio intitolato «Brunetta nella rete», in cui invitava tutti a chiedere qualcosa al ministro per suo tramite.

Le domande che Luna gli rivolge sono quelle più richieste da coloro che hanno postato qualcosa in «Brunetta nella rete»: dal perché il ponte sullo stretto di Messina e non la banda larga per tutti, al perché la PA non usa software open source, e così via.

Brunetta risponde sempre in modo puntuale e diretto, dando prova di sapere gestire la sua immagine in modo coerente e di essere un astuto comunicatore.

A sentire lui, sembriamo un paese all’avanguardia.

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Rita101

Oggi Rita Levi Montalcini compie 101 anni.

Per l’occasione AltraTV, Wired Italia, Nòva Il Sole 24 Ore, Current e Ipazia Promos hanno organizzato, per stasera dalle 21.00 alle 23.00, una trasmissione in diretta sul circuito delle web tv italiane e su tutti i portali informativi e i videoblog che hanno aderito all’iniziativa, per parlare dei problemi della ricerca in Italia.

Tutto nasce dalla risposta che Rita Levi Montalcini ha dato a Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, alla domanda: «Che regalo vorrebbe per il suo compleanno?». «Più attenzione e risorse alla ricerca», ha risposto senza esitazione.

La diretta avverrà nel piccolo studio di AltraTV, che si trova a Bologna. Io sarò lì, a rappresentare l’università di Bologna, assieme a Giampaolo Colletti di AltraTV, Riccardo Luna di Wired Italia e molti altri.

In rete ci collegheremo a decine di ricercatori e ricercatrici, in Italia e all’estero, che racconterano le loro storie.

Puoi seguire la diretta – stasera dalle 21.00 alle 23.00 – sul sito di AltraTV, su una delle quasi 200 web tv o su uno dei siti che hanno aderito all’iniziativa.

Se stai a Bologna, puoi anche venire di persona al gruppo di ascolto organizzato da Codec TV, la web tv del settore giovani del Comune di Bologna, in via Oberdan, 24.

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