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Ehi tu, vuoi lavorare in pubblicità? Allora leggi questo

Se sei iscritta/o a un corso di laurea in Scienze della comunicazione o affini, a Bologna o altrove, perché “da grande vuoi fare il/la pubblicitario/a”, devi – ripeto, devi – leggere cosa scrive Massimo Guastini, presidente dell’Art Directors Club Italiano, sul mercato del lavoro italiano nel settore della pubblicità.

Qualche settimana fa Guastini Continua a leggere

La riforma Fornero rende più difficile l’ingresso nel lavoro?

In attesa che gli accordi fra Stato e Regioni chiariscano e rendano effettiva la riforma del lavoro Fornero in materia di stage e tirocini, ricevo da Paolo – ex studente e dottorando in Semiotica, che oggi lavora presso JacLeRoiuna testimonianza sulle difficoltà che la riforma Fornero del lavoro crea alle piccole imprese quando vogliono assumere nuove persone (ricordo che in Italia il 95% delle imprese ha meno di 10 addetti).

Giovani al lavoro

«Ciao Giovanna, seguo sempre il tuo blog e in particolare il dibattito intorno ai tirocini. Apprezzo molto l’attenzione dedicata al tema e volevo offrire un breve contributo al dibattito.

A causa degli ultimi cambiamenti legislativi sul mercato del lavoro, mi pare si sia creato una sorta di limbo per molti giovani. È un limbo che si colloca tra università e mondo del lavoro e raccoglie tanti giovani, anche di grande qualità, che non hanno alcuna esperienza di lavoro. Non avendo esperienza non vengono selezionati dalle aziende per le posizioni aperte (perché prendersi il rischio di assumere una persona alla prima esperienza di lavoro?). Non venendo mai selezionati non si possono fare questa esperienza. Il tirocinio servirebbe proprio a uscire da questo circolo vizioso, ma al momento è un’esperienza preclusa a tanti.

Infatti le novità normative 2012 limitano a 12 mesi dopo la laurea il tempo utile per il tirocinio. Inoltre una azione sempre più restrittiva sui contratti più flessibili (ad esempio a progetto) ha ristretto, se non annullato, un canale che poteva in parte funzionare per una fase di prima esperienza professionale. In questi anni abbiamo visto abusi di ogni genere e tipo, quindi ben venga il rispetto delle regole, però dobbiamo guardare alla situazione attuale. Il risultato è che un’azienda in cerca di un tirocinante, se vuole fare le cose correttamente, si trova oggi di fronte a una grande offerta di candidati, spesso molto preparati, ma all’interno di questa platea gli effettivi possibili papabili per la forma giuridica del tirocinio sono molto pochi.

Tanti hanno passato il limite dei dodici mesi. Tutti quelli che hanno fatto un master di un anno, ad esempio. Chi ha cercato lavoro o tirocinio e non l’ha trovato nell’anno successivo alla laurea è nella stessa condizione. Chi si è iscritto a una laurea magistrale e poi non ha completato gli studi. Chi, per motivi personali, ha deciso o non ha potuto mettersi sul mercato del lavoro subito dopo la laurea. Chi ha fatto l’università all’estero. E i casi sono tanti. È il limbo di chi non ha una prima esperienza e non ha una forma contrattuale di ingresso per farsela. Volendo dare una indicazione di massima, di dieci curricula per posizioni di tirocinio che mi capita di vedere, sette rispondono a questi requisiti.

Due conclusioni provvisorie che offro alla discussione. Prima di tutto speriamo che il 2013 porti delle riforme legislative capaci di agevolare, e non di ostacolare, il passaggio tra università e lavoro. Secondo, un consiglio per tutti gli studenti: sfruttate tutte le occasioni di tirocinio offerte anche prima della laurea, tirocini curriculari, sia universitari, sia al termine di master o altri percorsi formativi. E poi una domanda aperta: quali soluzioni per i tanti nel “limbo”?»

Dialogo fra amici su crisi, riforma Fornero, precariato e lavoro stabile

Ieri Valigia Blu ha pubblicato un dialogo fra amici, ripreso da uno scambio reale. Trovo utile inserirlo anche nella sezione Stage e lavoro di questo blog. È un po’ lungo ma ne vale la pena, perché mette in luce diverse incoerenze e circoli viziosi del momento attuale. Buona lettura (i grassetti sono miei):

>È uno dei momenti più strani della mia vita, direi frustrante, ma mi sembra davvero uno schiaffo a Cristo dire così, visto quanto è difficile lavorare di questi tempi. Ho appena saputo che dal primo ottobre sarò un dipendente a tempo indeterminato. La legge Fornero infatti obbliga i datori di lavoro a interrompere forme di contratto come quella che avevo io. Nella pratica non cambia niente. Non cambiano le tutele sul licenziamento né le vorrei perché a mia volta potrei andarmene in qualsiasi momento. Il compenso annuo rimane lo stesso. Nessuna banca mi darà un mutuo, nessuno mi farà credito. C’è solo una differenza: il mio capo paga più tasse allo Stato. Dunque se la crisi economica ci dovesse far affondare, semplicemente affonderemo più velocemente. Non è una promozione, è un obbligo, ed è anche un obbligo doloroso. Doloroso perché pericoloso. Quando inizi a lavorare fantastichi sulla stabilità, sul contratto, sulla casa e la famiglia. E pensi alla formula principe che ti dovrebbe aprire le porte a questo mondo: il contratto a tempo indeterminato. Bene, il contratto è arrivato ma di magico non c’è assolutamente niente.

Dialogo fra amici

> E che ti dico, ti ringrazio per questa sincerità. Che mi rincuora, e mi fa sentire meno solo. Pur non avendo contratti di alcun tipo.

> Conosco questa storia: io sono quasi costretto a restare partita Iva. Con la differenza che di anni ne ho quasi 36 e ho lievemente le palle più piene di tutto ciò.

> Scusa ma sul mutuo dovresti informarti di piú…

> Ma tu sei pazzo. Con ‘sta crisi economica accendere un mutuo vuol dire rischiare di dover passare la tua vita a prendere scelte finalizzate solo a pagare la casa e non a fare ciò che vuoi.

> Per fare il mutuo poi, deve mettere come garanzia un altro stipendio e un’altra casa, amen.

> Io ho il problema dalla parte opposta. Gestisco insieme ad amici delle gelaterie dove gli universitari facevano la fila per lavorare perché la retribuzione oraria è alta, i turni leggeri, flessibilità estrema ed orari elastici. Ne andavamo molto fieri, il tutto grazie ai contratti a chiamata aka ad intermittenza. Tutti quelli che lavoravano da noi avevano un contratto, era tutto bello e pulito. Ora l’ultima riforma tra i suoi obiettivi sta tentando di debellare in tutti i modi questo tipo di contratto, magari guidata da buoni fini eh, ma portando per noi l’impossibilità di utilizzarlo e molto probabilmente a costi troppo alti da sostenere. Nonostante nella mia breve vita abbia avuto pesante frequentazioni sindacali, mi viene da chiedermi  seriamente se siamo piùarretratisul diritto del lavoro o sull’innovazionetecnologica in ‘sto paese.

> Ma è teoricamente giusto che il tuo datore di lavoro paghi le tasse (e però anche i contributi previdenziali) per un lavoratore dipendente. Poi possiamo discutere sulla pressione fiscale, ma se no diamo ragione a chi teorizza forme di evasione para-legali.

> Certo però se il mio capo dovesse chiudere perché non ha evaso un euro (perché l’unica cosa certa è che la quantità di pagamenti in nero aumenterà esponenzialmente dal primo ottobre) nessuno ne trarrà alcun giovamento.

> Il problema è che, per uno che entra in azienda a tempo indeterminato perché non se ne può fare a meno, ci sono tantissime altre aziende che per non tenersi il carico fiscale ti schiacciano sulla partita Iva o su forme di precariato cronico. È il carico fiscale la tragedia. Qui lo dico e qui lo nego, non possiamo prescindere da questa cosa, altro che tutele dei lavoratori.

> Ecco, c’è anche questo. Per uno che entra ci sono tanti altri che, semplicemente, saranno licenziati.

> Questo discorso vale solo per le piccole imprese… per favore eh!

> No no macché vale per tutte le imprese.

> Vabbè che il carico fiscale sia la tragedia lo sappiamo bene. Ma qui si discute della riforma Fornero, che è altra cosa. E per anni ci siamo stracciati le vesti sui falsi co.co.pro. e sulla flessibilità mascherata. Adesso mi venite a dire che è meglio il cocopro del tempo indeterminato? Scusate, non vi seguo del tutto.

> E hai ragione. Ma io aggiungo una cosa: non puoi fare una riforma così senza pensare alla riduzione delle tasse sul lavoro, perché il rischio è che diventi un disastro.

> E ripeto: anche se per la tua generazione la parola “pensione” è vuota di significato, in quel contratto c’è una cosa che si chiama contributi e c’è una cosa che si chiama Tfr e le ferie pagate… e la malattia pagata, e la paternità/maternità. Però questo è un ricatto.

> E c’è anche una parola più vicina: “instabilità”. Nel giorno in cui ti assumono a tempo indeterminato. Non ti sembra una cosa incredibile? Speriamo che la crisi non sia troppo violenta. Quello che tu dici per me era già vero nella sostanza. Ora è vero anche nella forma. Però tra noi non c’era bisogno, se avessi avuto da lamentarmi di qualcosa, avrei potuto farlo.

> E ma su questo rapporto di fiducia si basano la maggior parte dei rapporti di lavoro nelle piccole aziende. Allora dobbiamo decidere se la “precarizzazione” della legge Biagi usata a strafottere sia stata un bene o un male.

> Ribadisco, hai ragione tu. Ma l’effetto della Fornero sarà disastroso.

> L’effetto della Fornero infatti non può prescindere dalla defiscalizzazione alle imprese (che però doveva essere l’effetto combinato di SalvaItalia + CresciItalia). Il governo la ha promessa anche di recente, tra l’altro promettendo una logica premiante degli imprenditori virtuosi. Il punto è che al solo pronunciare le parole “cuneo fiscale” in campagna elettorale si perdono punti nei sondaggi.

> Penso che fino a qualche anno fa questa conversazione non l’avremmo mai affrontata e francamente ho difficoltà a seguirvi.

> Hai centrato un punto importante. Lospread tra le regole e i bisogni.

> Io ho un co.co.co da sei anni e per me, che lavoro nel pubblico, non si realizzerà mai quello che ti è capitato a meno di un concorso ad hoc per me. Capisco che ti interroghi su come procederà la tua azienda e il tuo datore di lavoro per una comunità lavorativa cresciuta in questi anni. Ben vengano gli interventi fiscali ma io alla base dei rapporti lavorativi ci metto innanzitutto il lavoro e i miei diritti.

> E però nel pubblico una volta assunto NON sei licenziabile.

> Per ora… Non ERI, licenziabile. (ti ricordo la norma Fornero).

> Mi risultava che fosse una dichiarazione d’intenti.

> Cito: “Si stabilisce che le nuove regole in materia di lavoro valgono solo per i dipendenti delle imprese private, rinviando ad interventi futuri ed incerti l’introduzione di misure che individuino gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina relativa ai dipendenti delle amministrazioni pubbliche.” Quindi… per ora non sarei licenziabile…

> ‘Sta norma l’hanno fatta col rigore dei geometri, così, sulla carta, va bene di suo, non rispetto al mondo del lavoro.

> Comunque mi ha colpito (in senso neutro, non negativo) l’idea che tu consideri “uguale stipendio” il proprio netto in busta, tralasciando tutte le voci a lui favorevoli di un contratto a tempo indeterminato che non risultano appunto nel netto finale e che non sono tasse.

> È che la nostra gggenerazione è convinta di non arrivare a 50 anni.

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Riforma del lavoro: cosa ne pensano laureati e grandi imprese?

Ricevo da Bachelorazienda specializzata in ricerca e selezione di laureati per il mercato del lavoro – i risultati di un’indagine sulla percezione della riforma del lavoro messa a punto dal governo Monti. La ricerca è stata condotta su un campione di 200 laureati (vecchio ordinamento e magistrale) e di 150 grandi aziende italiane (puoi scaricare la sintesi da QUI). I risultati meritano, secondo me, un ragionamento collettivo.

Dei laureati, solo il 22,7% dichiara di aver letto e compreso la riforma, mentre il restante 77,3% dice o di averla letta «ma non è del tutto chiara», o di non essere interessata/o a leggerla, o di non averla letta, pur volendo farlo (chissà mai) «appena possibile» (clic per ingrandire):

Conosci la riforma del lavoro?

Andando poi ad approfondire il tema con quel 22,7% che l’ha letta comprendendola, del tutto (pochi) o in parte (la maggioranza), si vede che solo un misero 28% pensa che la riforma favorirà l’occupazione stabile dei laureati, almeno «moderatamente», mentre il restante 72% crede che non la favorirà «per nulla» o «non molto» (clic per ingrandire):

La riforma favorirà l'occupazione stabile dei neolaureati?

Inoltre, sempre pescando in quel 22,7%, una maggioranza del 58,1% pensa che la riforma renderà «probabilmente» o «sicuramente» il mercato del lavoro più rigido per i neolaureati (clic per ingrandire):

La riforma renderà il mercato del lavoro più rigido?

E le grandi imprese? Per la stragrande maggioranza delle 150 aziende intervistate, la riforma non favorirà affatto l’ingresso in azienda di giovani neolaureati: per il 76,3% non porterà «né maggiori né minori inserimenti» e per il 20,1% porterà addirittura «minori inserimenti». Questa è la domanda: A prescindere dall’attuale momento economico, simulando un andamento almeno non recessivo della sua azienda, crede che la riforma del mercato del lavoro nella parte relativa all’occupazione giovanile – applicabile all’inserimento, in qualsiasi forma, di neolaureati – per voi produrrà (clic per ingrandire):

La riforma porterà maggiori o minori inserimenti in azienda?

Infine, per il 76,1% delle imprese intervistate la riforma non favorirà l’occupazione stabile di neolaureati «per nulla» o «non molto», e per il 71% renderà in generale il mercato del lavoro più rigido («sicuramente» o «probabilmente»).

In sintesi sia per i laureati sia per le grandi imprese interrogate da Bachelor, il ministro Fornero non ha fatto un granché per aiutare i neolaureati a lavorare o addirittura li ha danneggiati. Per non parlare di quel 77,3% di laureati che la riforma non l’ha letta o non l’ha capita. Fra l’altro, Bachelor non sembra aver chiesto agli imprenditori se la conoscono, e mi piacerebbe capire se davvero il 100% di loro sanno ciò su cui rispondono.

Insomma, posti i limiti di un’indagine del genere (QUI la sintesi) – su cui molte domande potremmo fare a Bachelor e magari facciamogliele – mi e ti chiedo: questi risultati indicano un problema di sostanza, nella riforma Fornero, o di sua comunicazione?