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Guzzanti/Gelmini si prepara per andare su YouTube

Da qualche giorno sul canale YouTube di Mariastella Gelmini è stato linkato – e commentato con la scritta «Finale strepitoso» – un video in cui appare l’imitazione di Caterina Guzzanti.

È la gag andata in onda a “Parla con me” due domeniche fa, con la Guzzanti che metteva in scena un presunto backstage del primo video, in cui Gelmini faceva le prove di presentazione del canale YouTube.

Evidentemente, qualcuno nello staff del ministro deve aver capito che una regola fondamentale, nella comunicazione di un personaggio pubblico, è fare buon viso al cattivo gioco delle imitazioni e caricature.

Se non hai visto quel pezzo in tv, goditelo qui: è tutto strepitoso, non solo il finale.

Mariastella Gelmini su YouTube: il secondo video

È apparso sabato 13 dicembre, con qualche giorno di ritardo rispetto alle promesse (accanto al primo video – discusso QUI – c’era scritto: «Raccoglierò le videodomande fino a mercoledì e poi giovedì risponderò»).

Perdonabile il lieve ritardo (sabato e non giovedì). Meno perdonabile che Gelmini non abbia usato il video per dare le risposte che aveva promesso. Mi spiego.

È vero che, nella settimana fra il primo e secondo video, era stata pubblicata una lista di FAQ, ma ora non c’è più (a proposito, qualcuno l’ha conservata? mi mangio le mani per non averlo fatto…) ed è stata sostituita dal copiancolla di un’intervista sul Giornale. Inoltre, su YouTube si dovrebbe comunicare per video e non per iscritto, no?

Insomma, Gelmini avrebbe dovuto come minimo:

(1) rivolgersi ai cittadini e alle cittadine: agli insegnanti, ai genitori, agli studenti («Ho deciso di aprire un canale su YouTube perché intendo confrontarmi con voi sulla scuola e sull’università», aveva annunciato la settimana scorsa);

(2) chiarire i punti più controversi delle sue leggi (o comunque quelli su cui il Ministero vuole essere più persuasivo), costruendo ogni affermazione e argomentazione come fossero la risposta a una domanda scelta fra le più frequenti e significative;

(3) organizzare le risposte in blocchetti tematici da rilasciare su YouTube a episodi, costruiti in modo tale che ciascuno faccia venir voglia di vedere quello successivo.

Invece Gelmini che fa?

(1) All’inizio ringrazia chi le ha scritto, ma – brutto segno! – lo fa in terza persona, senza rivolgersi a loro direttamente: «Vorrei innanzi tutto ringraziare coloro che mi hanno fatto pervenire proposte, video di risposta, insomma moltissimi messaggi su come migliorare la scuola e l’università».

(2) Poi esalta il mezzo: «Credo davvero che YouTube rappresenti un canale per un confronto costante e costruttivo sul mondo della scuola e dell’università stessa», confermando così le migliori aspettative sul dialogo con i cittadini che vorrebbe avviare.

(3) Detto questo, la prima delusione: è ai giornalisti che si rivolge, non ai cittadini: «Ma vorrei tornare sul fatto del giorno: oggi i giornali parlano di una presunta marcia indietro del governo sul tema del maestro unico e del tempo pieno. Vorrei rassicurare tutti [i giornalisti e i cittadini, ancora una volta chiamati in causa con la terza persona] sul fatto che il maesto unico rappresenta il modello educativo per la scuola elementare […] e il governo non ha nessuna intenzione di cambiare idea».

(4) Per quanto riguarda uno degli interrogativi più spesso sollevati – come si concilia il maestro unico con il tempo pieno? – seconda delusione: Gelmini non spiega, ma si appella al principio di autorità: «come sempre sostenuto dal presidente Berlusconi, questo modello educativo [il maestro unico] è perfettamente compatibile con il tempo pieno».

(5) Dopo aver detto – in pratica – che dobbiamo fidarci di lei perché lo dice Berlusconi, arriva la terza delusione: ancora una volta Gelmini ci trascura e si rivolge «alla sinistra»: «Per sei mesi abbiamo assistito alle polemiche della sinistra che gridava alla chiusura del tempo pieno, al fatto che dovrebbero essere le famiglie a pagarlo; in realtà nulla è cambiato: grazie a un migliore impiego delle risorse siamo in grado di aumentare il numero delle classi a tempo pieno».

(6) Dopo la sinistra, tocca al sindacato: «Quindi mi fa piacere che al tavolo coi sindacati sia pervenuta ieri un’apertura, una disponibiltà al confronto che il governo assolutamente incoraggia».

(7) Infine, dopo aver ribadito per l’ennesima volta di credere nel dialogo («da quando mi sono insediata credo nel dialogo, nella necessità di cambiare insieme la scuola»), Gelmini si smentisce propinandoci un monologo in politichese su alcuni punti del suo programma, fra cui «una riforma del sistema di reclutamento degli insegnanti, a cui dobbiamo un avanzamento di carriera per merito e non per anzianità» e una revisione del «sistema della governance per affermare una reale autonomia».

Ma l’attenzione ai cittadini dove sta?

E le loro domande?

Perché nessuno ha spiegato al ministro che su YouTube vige il modello della conversazione? E che le persone si interpellano direttamente?

Mariastella Gelmini su YouTube

È accaduto il 3 dicembre a mezzanotte, anche se il canale era aperto (ma silente) da maggio scorso: Mariastella Gelmini ha inserito un video (che promette di essere il primo) su YouTube.

I giornali ne hanno dato notizia fra il 4 e il 5 dicembre, sempre evidenziando l’esplosione di contatti e commenti che il video ha subito ottenuto: «Quasi 300 gli iscritti poco dopo le 14 [del 4 dicembre], centinaia i commenti postati» (L’Unità, 4 dicembre); «Alle 14 [sempre del 4] erano 15mila le visualizzazioni della pagina (La Repubblica, 4 dicembre); «già 100mila contatti in 30 ore» (Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale, 5 dicembre). Mentre scrivo, siamo a oltre 210mila visite e 6610 commenti.

Sono piovuti gli insulti, naturalmente: molti, per ammissione dello stesso Ministero, vengono cancellati, ma diversi ne restano, a testimoniare l’intenzione aperta e democratica dell’iniziativa. E ci sono anche i complimenti: ovvi anche questi e certo non censurati.

La mossa è ardita, per tanti motivi:

(1) perché i tagli alla scuola e all’università sono stati (e sono tuttora) pesantemente contestati;

(2) perché Gelmini è un soggetto politico e comunicativo debole, in quanto donna (più facile bersagliarla con commenti fisici e accusarla di essere manipolata da uomini), ma anche in quanto Gelmini, purtroppo, visto che finora non ha dato prova di saper compensare, con doti personali, il fatto di essere donna;

(3) perché su YouTube circolano da tempo le imitazioni di Caterina Guzzanti e Paola Cortellesi, comunicativamente molto più forti (specie la Guzzanti) dell’immagine del ministro;

(4) perché il sospetto che Gelmini-soggetto debole sia mandata allo sbaraglio per distogliere l’attenzione da altri temi e problemi con una riforma-che-non-riforma-ma-solo-taglia è sempre più forte: cosa c’è di meglio che piazzare un fantoccio proprio dove è più facile che la gente gli spari addosso?

Ma il bello deve ancora venire. Da subito infatti è apparsa la scritta: «Raccoglierò le videodomande fino a mercoledì e poi giovedì risponderò. Intanto inizio a rispondere alle domande più frequenti nei commenti inviati finora, e proverò a farlo ogni giorno». Segue una lista di FAQ.

Che il soggetto debole possa o meno riscattarsi dipende in parte da come userà YouTube. Con un avvertimento: per quanto magistrale possa essere la comunicazione politica su questo canale, non può mai sostituire (né tantomeno “salvare”) quella sui media tradizionali. Al meglio, YouTube potrebbe trainare un cambiamento nella comunicazione del ministro su altri fronti. Al peggio, finirà per riprodurre i suoi attuali difetti. Teniamola d’occhio, sarà interessante.

Ecco il video incriminato.