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I video di Formigoni sono una caricatura involontaria

Le clip con cui il governatore della Lombardia Roberto Formigoni presenta il sito www.formigoni.it e la sua più ampia presenza nei social network, da Twitter a Facebook a Flickr, sono su YouTube dal 12 febbraio, ma la rete se n’è accorta negli ultimi giorni. (In poche ore mi sono arrivate una decina di segnalazioni, e i commenti sui vari blog e social network pullulano.)

I video sembrano realizzati da semidilettanti (non ho trovato i credits, chi mi aiuta?): troppo lunghi per la rete, mal recitati, regia e montaggio inesistenti. Ma non voglio aggiungere critiche a critiche: basta leggersi un po’ di commenti in giro per avere un quadro completo delle mille cose che non vanno.

Voglio invece sottolineare come i video siano il sintomo di alcune tendenze più generali della comunicazione politica italiana. In breve:

  1. L’enfasi sul corpo: Formigoni non ci mette solo la faccia (come aveva fatto per le regionali 2010, vedi Roberto copia Roberto), ci mette tutto il corpo, isolato e enfatizzato dallo sfondo bianco (come quello delle affissioni di Bersani, vedi Perché la campagna «Rimbocchiamoci le maniche» non funziona). Con tutto il corpo mima le prodezze con la spada di quando era giovane, e poi gesticola, ammicca, quasi sculetta.
  2. Il giovanilismo: poiché mostrarsi attenti ai problemi dei giovani (disoccupazione, precariato, bamboccismo vero o presunto) è diventato un must dell’ultimo anno, il politico, pur non facendo assolutamente nulla per loro, non solo si veste e atteggia da giovane, ma si fa fotografare e riprendere in mezzo a ragazzi e ragazze. Lo fanno tutti, a prescindere dalla loro età anagrafica: da Berlusconi a Bersani, dal sindaco di Firenze Matteo Renzi al candidato sindaco di Bologna Virginio Merola.
  3. L’uso vacuo della rete e dei social network: è da tempo che dico che i politici italiani usano internet solo perché «non si può non», ma poi non sanno cosa metterci e scriverci, non sanno come usare i vari ambienti di comunicazione. Quasi tutti i canali YouTube dei politici italiani sono così (vedi La politica sul web 2.0: la lezione di Obama e le difficoltà italiane). In una clip Formigoni ci mette oltre 5 minuti a comporre i nomi di Facebook, Twitter, Flickr assieme ai ragazzi. Per tutti quei minuti sta completamente muto, ma è come se dicesse: «Per essere su internet, basta dire che ci sei, basta nominare i vari Facebook, Twitter, eccetera». È ciò che pensano quasi tutti i politici italiani.
  4. L’autoreferenzialità: in un’altra clip Formigoni si fa in tre e parla con se stesso. Lo fa anche il candidato sindaco del Pd a Bologna, Virginio Merola che, in un video costruito come fosse un’intervista doppia de «Le iene», si fa – più modestamente – in due invece che in tre, facendo battute e ridendo con se stesso.

Insomma, proprio per la loro pessima fattura, i video di Formigoni possono essere visti come una caricatura – involontaria – di alcuni problemi della comunicazione politica italiana. In questo senso sono illuminanti, perché rendono più espliciti, quasi ostentano – sempre in modo involontario, eh – problemi che altrove restano sotto traccia.

Formigoni muto su internet:

Formigoni si fa in tre:

Il candidato sindaco del Pd a Bologna Virginio Merola si fa in due:

Roberto copia Roberto

Nell’ottobre 2008 Roberto Saviano fu minacciato dalla camorra e per questo ricevette moltissime manifestazioni di solidarietà: da una raccolta di firme indetta da alcuni premi Nobel su Repubblica, a una maratona di lettura di Gomorra organizzata prima da Fahrenheit di Radio 3, poi dai cittadini di Casal di Principe.

Mi colpì l’iniziativa degli allievi delle sezioni di grafica pubblicitaria dell’Istituto professionale Mattei di Caserta, i quali, coordinati dal professor Emanuele Abbate, ricostruirono il volto di Roberto componendo assieme le foto di un migliaio di cittadini casertani che decisero di “metterci la faccia”.

Questo manifesto rimase affisso per giorni a Caserta (clic per ingrandire):

In proposito allora scrissi «Mille volti per Saviano», in cui apprezzavo l’iniziativa di Caserta per almeno un paio di motivi. Innanzi tutto perché veniva dagli studenti di una scuola, ma soprattutto perché il manifesto era affisso nel territorio incriminato e le facce erano di persone che vivono in quei luoghi: ci vuole un certo coraggio, per chi vive da quelle parti, a farsi fotografare col rischio di essere riconosciuti.

Oggi, giocando sull’omonimia, Roberto Formigoni copia quell’iniziativa con un manifesto per le elezioni regionali, cui associa lo slogan «Roberto, uno di noi».

Ora, l’idea che i cittadini “mettano la faccia” a sostegno di un candidato ricorre nella comunicazione politica da anni, tanto da essere diventata ormai un’ossessione. Già non ne potevo più a fine 2008, quando scrissi Facce di supporto. Figuriamoci ora.

Ma il problema del caso Formigoni (che ringrazio Laura di avermi segnalato) non è solo la mancanza di originalità. Il problema è la spregiudicatezza con cui, alludendo a Saviano, si confondono situazioni, ragioni e passioni diversissime.

Manifesto Roberto Formigoni