Archivi tag: Saatchi & Saatchi

Concorso sugli stereotipi di genere: si vince uno stage in Saatchi & Saatchi

Socially_Correct

L’associazione “Paolo Ettorre – Socially Correct”, in collaborazione con la Fondazione del Festival dei Due Mondi di Spoleto, pubblica un bando di gara relativo a un concorso di comunicazione sul tema degli stereotipi di genere. Il concorso è rivolto a studenti e studentesse italiane che frequentino università, scuole di specializzazione, corsi professionali post-diploma, corsi di specializzazione post-universitaria, sia pubblici sia privati, in questi settori: Continua a leggere

Vitasnella #MeStessaAlMeglio: ormai in pubblicità la “bellezza autentica” va di moda

#MeStessaAlMeglio

L’8 marzo Vitasnella ha lanciato su YouTube la campagna “The Perfect woman” (in italiano, con sottotitoli in inglese), con un video che in meno di dieci giorni ha raggiunto oltre 2 milioni di views. L’iniziativa ricalca in modo smaccato (potrei dire: copia) quanto ha fatto Dove Unilever negli ultimi dieci anni, dalla campagna “Per la bellezza autentica” del 2004 (vedi Continua a leggere

Il nuovo spot di Saatchi & Saatchi per la giornata della sindrome di Down

Coordown

È uscito da qualche ora il nuovo spot con cui Saatchi & Saatchi Italia e Coordown celebrano la Giornata mondiale della sindrome di Down, che sarà fra una settimana, il 21 marzo. Con la campagna del 2012 avevano vinto diversi premi, fra cui il Grand Prix ADCI 2013. Con questa campagna rispondono a una donna che, in attesa di un bimbo cui è stata diagnosticata la sindrome di Down, ha scritto una mail a Coordown chiedendo: Continua a leggere

La sottile differenza di Enel «Milioni di attimi»

Serena mi segnala l’ultima campagna Enel «Milioni di attimi» (agenzia Saatchi & Saatchi), on air in questi giorni, motivando così la scelta:

«Penso possa far parte della schiera di pubblicità virtuose e creative perché i tre protagonisti degli spot sono persone vere e “normali”, che si battono ogni giorno per raggiungere i propri traguardi personali.

Uno spot racconta infatti la storia di un giovane e tenace atleta che riesce a superare infortuni e difficoltà pur di gareggiare con la propria bici, un altro racconta la storia di un padre anziano, dei suoi sacrifici e delle sue rinunce per far studiare il figlio e vederlo laurearsi. L’ultimo spot infine (il mio preferito) ripercorre i momenti più importanti della gravidanza di una giovane donna, concludendosi con l’indimenticabile giorno in cui finalmente partorisce il suo bambino.

Insomma siamo di fronte a gente comune e a storie quotidiane che mi hanno colpita tanto proprio perché sono storie semplici ma incredibilmente vere.»

Ha ragione Serena: la campagna è capace di emozionarci e coinvolgerci, per immedesimazione, negli sforzi quotidiani che quel padre, quel giovane e quella ragazza fanno per portare a termine, con fatica e costanza minuto dopo minuto, il loro obiettivo. Serena però non si rende conto che proprio «il suo spot preferito» le tende un tranello.

Enel Milioni di attimi parto

Infatti gli uomini possono, in questa campagna, indentificarsi in due generazioni (un giovane e un anziano) e due obiettivi ben diversi: uno contemporaneo, legato al corpo e alla disciplina sportiva del Biclycle Motocross (BMX), l’altro, più datato, dell’operaio che punta alla laurea del figlio come riscatto sociale. Per la figura femminile, invece, Enel prevede solo la possibilità di portare a termine una gravidanza.

Intendiamoci: mettere al mondo un bimbo è tanto splendido quanto impegnativo. Ma sarebbe bastato metterci una ragazza, a fare l’atleta o a prendersi la laurea oltre che a partorire, per regalare un po’ di modernità (e varietà) anche alle donne.

Siamo nel 2012, cara Serena, e le donne vivono ben altre storie, oltre al pancione. Che certo in uno spot sta benissimo, non solo perché coinvolge, commuove eccetera, ma perché rappresenta una bellissima realtà. Ma per le donne non è certo l’unica, come sappiamo. E allora perché una pubblicità deve valorizzare solo quella?

La bicicletta BMX:

La laurea:

Il parto:

I piccoli passi stereotipati di Calzedonia

Seguo la comunicazione del gruppo Calzedonia (di cui fanno parte Intimissimi e Tezenis) da due anni ormai. E posso dire – evviva! – che c’è stato qualche progresso.

Ecco le tappe del mio pedinamento:

  1. La doppia tristezza dello spot Calzedonia, 14 ottobre 2009.
  2. Risposte stereotipate per spot stereotipati, 20 ottobre 2009.
  3. La mestizia di Calzedonia è di nuovo con noi, 26 ottobre 2010.
  4. Calzedonia risponde, 29 ottobre 2010.
  5. Le mutande Bunga Bunga Dance, 22 giugno 2011.
  6. La mezza novità di Irina Shayk per Intimissimi Uomo, 24 agosto 2011.

Rivedendo nel complesso questi due anni, va detto, a onor del merito:

  1. che Calzedonia ha sempre risposto,
  2. che in effetti sta provando a cambiare qualcosa.

Piccoli e timidi passi, ma li stanno facendo. Arriviamo infatti allo spot di quest’anno, sempre firmato Saatchi & Saatchi (gli stessi di «Sorelle d’Italia»), con cui Calzedonia festeggia i suoi 25 anni.

Siamo sempre immersi nell’atmosfera patinata ed estetizzante tipica di Calzedonia, sempre di fronte a volti e corpi bellissimi, tendenzialmente bianchi e coi capelli lunghi e vaporosi. Ma lo sforzo di metterci una spruzzatina di maggiore varietà va riconosciuto.

Le donne, per esempio, non si limitano a sorridere guardando l’orizzonte ma hanno un lavoro: certo, fanno le hostess come una Barbie anni Sessanta e le ballerine di un musical che pare Moulin Rouge!, ma per fortuna fanno anche le calciatrici come in Sognando Beckham.

Anche gli uomini, per par condicio di stereotipi rétro, sono immersi in un’atmosfera da film anni Ottanta, perché fanno gli «ufficiali gentiluomini» e li vediamo tutti concentrati in un simbolico alzabandiera.

E poi ci sono i bambini, che a scuola stanno ben attenti a un maestro che pare uscito da L’attimo fuggente, tutti tranne un maschietto riccioluto, che si distrae pensando alla sua stanza con gli aeroplanini, mentre appare la scritta «Da soli si va più veloce». E alla fine suona la campanella e tutti insieme corrono via felici, mentre appare «Ma insieme si va più lontano» (perché per Calzedonia sono «25 anni insieme»).

Insomma, l’azienda veneta ce la sta mettendo tutta, pur nei limiti del suo stile di comunicazione. Peccato che i progressi si notino solo nella versione lunga dello spot e nel film che ne celebra il backstage, perché la versione di 23″ Donna ritaglia i soliti frammenti di gambe e sederi perfetti.

Lo spot lungo:

Il backstage:

La versioni di 23” Donna:

La versione 15″ Uomo:

La campagna contro gli evasori fiscali: perché non funziona e cosa si potrebbe fare

Commissionata all’agenzia Saatchi & Saatchi, la campagna del Ministero dell’economia e delle finanze (Agenzia delle entrate) e della Presidenza del consiglio (Dipartimento per l’informazione e l’editoria) è fatta da due spot e due radiocomunicati, destinati agli spazi gratuiti televisivi e radiofonici della Rai, da affissioni nelle principali stazioni e negli aeroporti di Milano e Roma, e da annunci stampa sui maggiori quotidiani e periodici.

L'affissione con l'evasore fiscale

Uscita il 9 agosto, è stata già schiacciata da una montagna di critiche, insulti, commenti indignati.

Le principali invettive possono stare sotto il titolo «Da che pulpito viene la predica»: con che coraggio – ci si chiede – un committente così poco credibile (non solo il governo, ma tutti i politici) può definire «parassiti della società» gli evasori e proporre slogan come «Chi vive a spese degli altri danneggia tutti»? Proprio ora, fra l’altro, che si discute dei costi della politica e si osserva tutti i giorni la resistenza dei parlamentari a ridurli. Ma non si rendono conto che sono proprio loro, i politici, i primi a «vivere a spese degli altri» e «danneggiare tutti»?

Il secondo gruppo di critiche se la prende con lo stereotipo visivo che rappresenta l’evasore fiscale: ha la barba incolta e lo sguardo torvo di uno che ti pare subito un poco di buono, mentre invece – osservano tutti – gli evasori veri, quelli che fanno il grosso dell’evasione in Italia, hanno la faccia perbene, la camicia candida e la cravatta impeccabile del professionista strapagato e del riccone più invidiato.

Aggiungerei che l’immagine fa di peggio: l’evasore sembra un uomo del sud, uno dei ceti bassi (sempre ragionando per stereotipi ovviamente). Perciò la campagna conferma implicitamente i peggiori slogan leghisti, che scaricano sul meridione i mali d’Italia.

Infine ci sono quelli che dicono che la campagna non serve a fermare l’evasione, perché «certo gli evasori non si fanno dissuadere da un paio di spot». Con queste critiche non sono d’accordo, perché fanno il paio con quelli che dicono che «i consumatori non si fanno abbindolare dalla pubblicità».

Ma le campagne abbindolano e persuadono, eccome. Se sono ben fatte. Questa campagna non dissuade gi evasori e non convince nessuno semplicemente perché è sbagliata, non perché in generale gli spot non servono.

Perché il Ministero e la Presidenza del consiglio l’hanno fatta? Per comunicare l’attenzione al tema, per dire che ci stanno lavorando, che hanno buone intenzioni. Per comunicare di comunicare.

Come doveva essere fatta? Mi limito a pochissimi spunti:

  1. non basta una campagna, ma ce ne vogliono molte, a ripetizione: bisogna martellare, insistere, perché in comunicazione ripetere è fondamentale;
  2. non bastano i formati classici della pubblicità esplicita (spot, affissioni ecc.), ma bisogna coinvolgere tutti i media, vecchi e nuovi, in tutti i loro formati e linguaggi;
  3. occorre ribaltare la prospettiva, smetterla di ribadire il valore negativo che «evadere il fisco è male» (anche fumare fa male, ma dirlo non dissuade i fumatori) e proporre immagini e situazioni che valorizzino positivamente l’atto di pagare le tasse e chi lo fa, lo rendano desiderabile, socialmente apprezzato, cool, di tendenza;
  4. bisogna lavorare sul linguaggio con cui i politici, i media, tutti parliamo di tasse: come fossero un peso («pressione», «carico», «imposizione»), qualcosa che toglie la libertà (le tasse sono «vincoli», «lacci e lacciuoli»). Non pagare le tasse sa invece di aria fresca, divertimento, tempo libero: «evasione» vuol dire innanzi tutto «fuga da ciò che opprime» o «fuga da luoghi di detenzione»;
  5. è un lavoro di anni, perché implica un cambiamento culturale, di mentalità, per il quale servono strategie di media e lunga prospettiva.

Lo spot «Parassiti»:

Lo spot «Se»:

Idea per una tesi triennale: un’analisi della campagna e delle iniziative regionali che in questi anni sono state fatte sul tema. Per concordare la metodologia e l’impostazione, iscriviti a Ricevimento.

Forum Nucleare belga e italiano a confronto

Grazie a Roberta, lettrice di questo blog – che ringrazio – ho scoperto a chi e a cosa sono ispirati sia il Forum Nucleare Italiano, sia lo spot di Saatchi & Saatchi Italia che abbiamo discusso in L’autoscacco del Forum Nucleare Italiano.

L’ispirazione viene dallo spot che il Forum Nucleaire belga ha mandato in onda nel febbraio 2009, realizzato da Saatchi & Saatchi Brussels.

Ovviamente vanno considerate le differenze di contesto. Per capire quanto possa essere diversa la suscettibilità degli antinuclaristi in Belgio rispetto all’Italia, basti solo osservare che sul canale YouTube del Forum Nucleaire belga – a differenza che sul nostro – i commenti non sono stati disattivati, ma dal febbraio del 2009 a oggi ce ne sono solo 15 e quelli polemici sono comunque pacati. Altri canali YouTube hanno poi ripreso lo spot, senza sollevare alcun vespaio, a quanto ho visto.

Lo spot belga riesce a esprimere meglio di quello italiano la necessità di un confronto razionale, lucido, sereno sul nucleare, senza cadere nell’ambivalenza angosciante del nostro. Questo perché:

  1. invece della sala di scacchisti alieni, mette in scena un progettista (ingegnere? geometra? architetto?), dunque un soggetto competente (ha una professione) che lavora in un contesto concreto e quotidiano, presumibilmente a casa la sera, per finire un lavoro su cui nutre alcuni dubbi, per cui dialoga con se stesso (non con un sosia irreale);
  2. le luci sono morbide e i colori sono caldi, non freddi come nello spot italiano;
  3. il dialogo fra i pro e contro è rappresentato dai colori (non da una partita a scacchi, con gli impliciti che su questo blog sono stati molto discussi, ma che in ogni caso hanno permesso agli antinuclearisti di costruire diversi controspot): rosso (il calore della passione?) l’antinuclearista, blu (ragione? tecnologia?) la parte a favore;
  4. il tempo a disposizione del contro è inferiore a quello del pro, e il dialogo si chiude (come nello spot italiano) con la tesi nuclearista; tuttavia la ripresa finale dall’alto mostra un disegno che include tutte le fasi del dialogo.

E qui mi fermo, per ora.

Oltra ai due spot, propongo anche di confrontare i due siti: il Forum Nucleare Italiano ricalca in modo evidente – ma lo peggiora – il Forum Nucleaire belga, con cui condivide alcuni soci fondatori (va’ nella sezione «Soci» e «Membres», nella voce «Forum» e «Forum Nucleaire»).

A te la parola – se ancora ti va di discutere sulla comunicazione di queste iniziative, beninteso. 🙂

(Idee per la tesi: su questo confronto si può costruire una tesi di laurea triennale; per concordare il taglio e la metodologia, iscriviti a Ricevimento.)

Lo spot del Forum Nucleaire belga:

Per comodità, ecco di nuovo lo spot del Forum Nucleare Italiano: